5 facilissimi modi per guadagnare viaggiando (o forse no)

Chi tra noi non vorrebbe poter viaggiare, girare il mondo in lungo e in largo, visitare luoghi esotici, spaparanzarsi su spiagge bianchissime, scalare vette innevate, assaporare cibo dal mondo, incontrare persone lontanissime e contemporaneamente vicinissime a noi – il tutto senza doversi preoccupare del lavoro a casa?

Com’è possibile realizzare questo sogno largamente condiviso da una massa sempre più ingente e preoccupante di persone? Semplicissimo! Basta lavorare mentre si viaggia!

Viaggio non è infatti necessariamente sinonimo di vacanza, ed è per questo possibilissimo lavorare mentre si è a zonzo per poter pagare i propri peregrinaggi e continuare ad andare a zonzo per il mondo fino a data da definirsi.

Se sei un aspirante viaggiatore squattrinato non puoi non aver desiderato almeno una volta nella vita di poter viaggiare a tempo indeterminato lavorando da remoto o lavorando direttamente nel luogo che stai esplorando!

Facile!

…o no?

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5 facilicissimi modi per guadagnare viaggiando (o forse no)

1. Diventare travel blogger / youtuber / influencer!

La prima regola dell’aspirante viaggiatore squattrinato è questa: se sei travel blogger, youtuber o influencer puoi viaggiare praticamente gratis.

Facile!

Quindi apri ora, subito, immantinente il tuo blog, il tuo canale YouTube, il tuo profilo Instagram e unisciti alla schiera senza fine degli aspiranti blogger, youtuber e influencer.

…o forse no?

Non per sbriciolare le tue aspirazioni, caro il mio viaggiatore squattrinato; ma poter vivere con il proprio blog, diventare una star di YouTube e replicare quello che ha fatto la Ferragni potrebbe rivelarsi un tantinello più complicato di quello che potrebbe sembrare. Basta soffermarsi un attimo a ragionare sull’impossibile numero di concorrenti che ci troveremmo ad avere in tutti e tre gli ambiti. Distinguersi dalla massa è la chiave per riuscirci: il fatto è capire come distinguersi.

Oltre alla concorrenza, un problema del diventare blogger, youtuber e influencer è il tempo: non si può sperare di ricevere proposte di collaborazione al primo post pubblicato online. Bisogna crearsi una base di follower (possibilmente veri e non comprati), e questo può richiedere più di qualche mese e più di qualche desiderio espresso intensamente (se puoi sognarlo puoi farlo, certo zio Walt; ma non basta sognare e desiderare, a un certo punto bisogna cominciare a fare).

Non è impossibile sfondare come blogger, youtuber o influencer (Internet è pieno di persone che ce l’hanno fatta: e ci tengo a sottolineare la parola pieno). Però non è facile né immediato, e questo lo dico dal basso del mio piccolo e poco seguito blog di viaggi, il quale non è nato per permettermi di scroccare soggiorni in ostello in Thailandia in cambio di una recensione, ma semplicemente per testare la capacità della rete con la mia emorragia verbale (per ora sembra reggere, evidentemente c’è davvero molto spazio nel web).

Molto spazio.

2. Vendere le proprie foto / i propri video / i propri articoli!

Sei aspirante viaggiatore squattrinato e bravo a fare foto? Bravo a girare video? Bravo a scrivere? Vendi le tue foto, i tuoi video, i tuoi articoli!

Facile!

Basta trovare qualcuno che te li paghi!

…o forse no?

Basta trovare qualcuno che te li paghi.

Trovalo qualcuno che te li paghi; e soprattutto comincia a produrre abbastanza foto, video e articoli e con sufficiente costanza da permetterti un letto in ostello e la spesa.

Il web è pieno di fotografi, pieno di videomaker, pieno di scrittori (devo sottolineare ancora la parola pieno?). Il che significa che questa è una via percorribile, naturalmente, ma affollata. Ritorna la necessità di distinguersi dalla massa di cui sopra.

Ma tu, aspirante viaggiatore squattrinato, sei fotografo o maestro di filtri Instagram? Sei videomaker o un professionista della Instagram Story? Sai effettivamente scrivere un articolo fruibile o puoi giusto aspirare ai post nati per il clickbaiting?

Se sai effettivamente creare contenuti validi e fruibili e per questo vendibili, allora buttati! Se pensi che ci sia ancora un certo margine di miglioramento, migliorati! E ricordati di farti pagare in denaro contante e non in visibilità (la piaga del freelancer), perchè disgraziatamente al mercato la visibilità non l’accettano in cambio della spesa.

Ancora una volta, caro il mio aspirante viaggiatore squattrinato: questa via non è impraticabile; è solo un po’ trafficata e a tratti impervia.

Sabato mattina al mercato di Hanoi, Vietnam
Per dare un’idea: il traffico del sabato mattina ad Hanoi.

3. Suonare per strada o darsi alla street performance!

Aspirante viaggiatore squattrinato e musicista più o meno virtuoso? Nulla ti impedisce di fare dono della tua arte al mondo! Meglio ancora se riesci a farti pagare.

Facile!

Bastano un angolo di strada, uno strumento e la capacità di usarlo! Se la musica non è il tuo forte, puoi destreggiarti tra le molteplici facce dell’arte di strada, in inglese street performance o anche busking!

…o forse no?

Purtroppo non tutte le città e non tutte le culture sono aperte all’arte di strada. Gli artisti di strada sono sempre apprezzati quando sono bravi e quando non disturbano e soprattutto rispettano le regole imposte dalla comunità.

Ogni stato e nello specifico ogni città ha delle sue regole circa la street performance. Ogni aspirante viaggiatore squattrinato con velleità artistiche dovrebbe sempre informarsi prima di scegliersi un pezzo di marciapiede, sistemare il cappellino e cominciare ad allietare i passanti. Ci sono città in cui è possibile esibirsi ovunque, altre in cui è necessario avere un permesso, altre ancora in cui l’arte di strada è vietata. Inutile dire che i luoghi privati (come i mercati coperti, per esempio) non sono quasi mai aperti all’arte di strada e spesso richiedono un permesso.

Se però il busking è permesso, allora sotto con la musica—o la giocoleria, o gli sketch, o l’illusionismo: l’arte di strada è variegata e variopinta!

The Royal Mile a Edimburgo
Sul Royal Mile di Edimburgo puoi fare arte di strada solo se suoni la cornamusa e urli FREEDOM! ai passanti.

4. Improvvisarsi parrucchieri!

Supponiamo che tu, aspirante viaggiatore squattrinato, non abbia velleità artistiche tali da permetterti di esibirti in strada; supponiamo che tu non sappia scattare foto né girare video né scrivere articoli vendibili; supponiamo che tu non sia già un blogger o uno youtuber o un influencer affermato. Che fare? Improvvisarsi parrucchieri, naturalmente.

Facile!

Bastano un paio di forbici e un pettine!

…o forse no?

Servirebbe anche qualcuno di abbastanza disperato e al verde da essere disposto a farsi tagliare i capelli dal primo che passa, magari direttamente in ostello, senza conoscere le sue effettive abilità.

È vero che i backpacker, viaggiatori spesso e volentieri molto squattrinati, le tentano tutte pur di risparmiare; ed è vero che in molti Paesi del mondo andare dal parrucchiere equivale a un piccolo investimento (soprattutto se i capelli sono lunghi!).

L’aspirante viaggiatore squattrinato farebbe comunque bene, prima di piazzarsi nell’atrio del proprio ostello e offrire i propri servizi come parrucchiere a chiunque passi, a chiedere alla reception se può effettivamente farlo. Non tutti gli ostelli ti lasciano fare affari tra i loro corridoi.

Un’altra cosa da considerare è la legalità della faccenda: finché si tratta di raccogliere qualche spiccolo per aiutarsi nelle spese non è certo necessario aprire la partita IVA (o il suo corrispettivo nel Paese in cui ci si trova, ammesso che esista), ma risulta difficile pensare di riuscire a mantenersi per mesi e mesi (cibo, trasporti, alloggio) tagliando i capelli in ostello in nero.

Meglio controllare cosa permette il proprio visto: solitamente, con un visto turistico non è possibile lavorare. Ma ci sono delle eccezioni.

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Gatto e libri.
La gatta vuole studiare glottodidattica per fare il DITALS.

5. Insegnare italiano / inglese / elfico o fare il traduttore!

L’aspirante viaggiatore squattrinato da grande voleva fare l’insegnante, o in alternativa tradurre narrativa per ragazzi tipo Harry Potter (ed evitare cose tipo McGranitt e Paciock)? Ma quindi è bravo con le lingue, ma quindi può dare lezioni di italiano, di inglese, di elfico, di ostrogoto antico! O offrirsi come traduttore freelancer e realizzare il sogno di lavorare al PC direttamente dalla spiaggia!

Facile!

Basta essere madrelingua italiano per insegnare italiano, sapere bene l’inglese per insegnare l’inglese, conoscere le lingue per fare il traduttore!

…o forse no?

No.

Caro il mio aspirante viaggiatore squattrinato, riflettiamoci un attimino insieme: se esistono corsi di laurea e master e scuole di specializzazione e certificati vari per diventare insegnanti di lingue e per diventare traduttori, viene da pensare che forse non basta essere madrelingua o conoscere bene le lingue per fare queste cose. Mi segui?

La glottodidattica (la didattica delle lingue) non è un regalo che ci viene fatto quando impariamo una lingua. È una materia che necessita di essere studiata. Lo stesso vale per la traduzione, professione che richiede una conoscenza parecchio approfondita della lingua e della cultura di riferimento del testo da tradurre.

Anche io pensavo che bastasse essere madrelingua italiana per poter insegnare italiano agli stranieri, e così ho fatto subito dopo la laurea. Sbagliavo, naturalmente; ma per fortuna i miei primi studenti erano svegli e appena usciti dallo spietato sistema scolastico cinese, quindi pronti a tutto.

All’estero ci sono moltissime scuole di italiano. La Dante Alighieri è tra le principali: ha sedi in tutto il mondo e assume solo docenti certificati o con lauree specifiche in didattica dell’italiano. Esistono scuole che si accontentano del madrelingua senza esperienza né certificazioni di sorta, ma non bisogna sottovalutare le difficoltà che si possono incontrare nel trovarsi a fare un lavoro per il quale non si è preparati—e che comprende, tra le altre cose, programmazione, preparazione del materiale, obiettivi formativi da raggiungere.

In alcune parti del mondo, poi, viene richiesta una buona conoscenza della lingua locale, anche se dipende dalla lingua che si intende insegnare: in Cina, per esempio, a un insegnante madrelingua inglese è raramente richiesto di conoscere il cinese; a un insegnante madrelingua italiano sì, quasi sempre.

Parete con caratteri cinesi al tempio di Lingyin
Questa si legge dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra, chi comincia?

Caro aspirante viaggiatore squattrinato, il mio intento non è quello di ridurre in bricioline i tuoi sogni di backpacking selvaggio. Voglio solo suggertirti di dare un minimo di pianificazione ai tuoi peregrinaggi in giro per il mondo: meglio sarai organizzato, più a lungo potrai viaggiare! Inoltre, ti prego di non sottovalutare la bellezza di vivere per più di qualche giorno nello stesso luogo per svolgere un lavoro legalmente e si spera dignitosamente retribuito: vivere in un luogo straniero ha tutta un’altra musica rispetto al passarci come turista!

Qualche risorsa utile

Diventare travel blogger / youtuber / influencer

Vendere le proprie foto / i propri video / i propri articoli

Suonare per strada o darsi alla street performance

Improvvisarsi parrucchieri

  • Which Countries offer Working Holiday Visas? — Una lista dei Paesi per i quali è possibile richiedere il famoso visto che ti permette di viaggiare e lavorare; un Working Holiday Visa è solitamente più facile da ottenere di un visto lavorativo, per il quale spesso è richiesto di avere già un contratto di lavoro.

Insegnare italiano / inglese / elfico o fare il traduttore

  • DITALS — La principale certificazione per insegnare italiano a studenti stranieri.
  • CELTA — Una delle tante certificazioni per insegnare inglese a studenti stranieri (si dividono in tre categorie; TEFL—Teaching English as a Foreign Language; TESL—Teaching English as a Second Language; TESOL—Teaching English to Speakers of Other Languages).

Questo articolo è stato pubblicato originariamente nel mese di agosto 2018 ed è stato aggiornato nel mese di marzo 2019.


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