5 luoghi sotterranei da visitare per sentirsi felici di vivere alla luce del sole

È sorprendente quante città—non solo in Europa ma anche nel resto del mondo—nascondano un lato sotterraneo che attende solo di essere scoperto e visitato.

Oltre alla passione per i cimiteri, in viaggio alimento anche la passione per i luoghi sotterranei. A pensarci bene non si tratta di passioni troppo diverse tra loro, ma se non altro quando si visita un cimitero si tende a restare in superficie. Quando si visita un luogo sotterraneo bisogna immergersi nelle viscere della terra, a volte a svariati metri di profondità e infilandosi in cunicoli al limite dell’attacco di claustrofobia.

5 luoghi sotterranei da visitare per sentirsi felici di vivere alla luce del sole

Napoli Sotterranea
Napoli Sotterranea.

1. Napoli Sotterranea—Napoli, Italia

Partiamo dall’Italia, che di certo non scarseggia di città sotterranee e luoghi nascosti alla luce del sole. Nell’immensa pancia di Napoli si snoda l’ormai famosa Napoli Sotterranea, visitata ogni anno da sempre più turisti che evidentemente non hanno paura del buio né degli spazi chiusi.

Napoli Sotterranea nasce come sistema di cisterne per l’acqua scavate nel tufo giallo dai greci quando l’Italia meridionale era ancora Magna Grecia. Gli antichi romani decidono poi di ampliare questa città sotto la città costruendo un vero e proprio acquedotto che permetteva agli abitanti di rifornirsi di acqua calando un secchio in uno dei numerosi pozzi che spuntavano in superficie, a volte direttamente nelle case. Da questo uso dei secchi nascono leggende e storie che vedono come protagonisti certi figuri che si intrufolano nelle case dei napoletani più benestanti per rubare gioielli e concupire mogli.

I cunicoli e le cisterne vengono ulteriormente ampliati intorno al 1600, periodo in cui la città partenopea comincia a contare moltissimi abitanti. La popolazione fiorisce e Napoli Sotterranea si espande, ma nel 1800 arriva il colera e comincia a falciare vittime. La porosità del tufo giallo in cui sono scavate le cisterne gioca tutta a favore della diffusione della malattia; l’acquedotto viene chiuso per il bene della popolazione, che sta cominciando a bere acqua infetta.

Le porte della città sotterranea si riaprono durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Napoli è la città più bombardata d’Europa e la popolazione ha bisogno di un luogo in cui ripararsi durante gli attacchi aerei. Da acquedotto a rifugio antiaereo, quindi; ma subito dopo la guerra le cisterne diventano discariche, per poi tornare alla luce—anche se artificiale—con l’apertura dei primi percorsi e tour guidati per i turisti.

Ora è possibile entrare nella pancia di Napoli e infilarsi nei cunicoli dove secoli fa veniva raccolta l’acqua e dove poco meno di cento anni fa ci si riparava dalle bombe. Il percorso è in parte illuminato, ma certi cunicoli strettissimi sono da percorrere a lume di candela: un’esperienza suggestiva ma non proprio per chi soffre di claustrofobia.

Livello di angoscia

😨—A parte qualche cunicolo, gli spazi sono abbastanza ampi e l’illuminazione piuttosto diffusa.

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Berlino
Berlino.

2. Berliner Unterwelten—Berlino, Germania

I sotterranei di Berlino sono un po’ più recenti dell’acquedotto romano di Napoli, ma non meno affascinanti e non meno claustrofobici. Anzi.

Il circuito di Berliner Unterwelten permette di accedere e visitare più mondi sotterranei nascosti nelle viscere della capitale tedesca. Il Tour 3 in particolare parte da un bunker originario della Seconda Guerra Mondiale poi riadattato a rifugio antiatomico durante la Guerra Fredda.

L’ingresso è a zig-zag, perché ogni muro che si sovrappone è una barriera protettiva in più contro i dentriti di un’eventuale bomba. La pompa per assicurare la circolazione dell’aria può essere attivata anche manualmente, ma è richiesto un cambio continuo di forza lavoro perché interrompere il flusso dell’aria equivale a dei brutti cinque minuti per tutte le 1300 persone circa che stipate nel bunker. Il tutto per un massimo di 48 ore, perché poi dovrebbe arrivare qualcuno a salvare tutti. Dovrebbe.

Il tour prosegue nella stazione Pankstraße della metropolitana, stazione tutt’ora funzionante a pieno regime, ma che ancora nasconde un bunker antiatomico di quelli moderni, cioè degli anni ’70. Non riadattato da un vecchio rifugio, al bunker della stazione Pankstraße non manca nulla: c’è il portellone a chiusura ermetica, la doccia per le scorie radioattive, la saletta con i sacchi per i cadaveri, l’infermeria, un vero sistema di areazione e condizionamento che funziona anche senza l’omino che gira la manovella.

E poi bagni senza porte e senza specchi, una cucina con attrezzi rigorosamente in plastica—sia mai che nell’attesa dei soccorsi a qualcuno degli oltre 3000 ospiti venga in mente di commettere qualche gesto disperato. E dormitori con letti per tutti: quattro piani di lettini a castello in tela stretti stretti—dove vuoi dormire? Nel letto in cima si muore di caldo e non si respira perché ovviamente non ci sono finestre ma ci sono centinaia di persone; nel letto in basso forse si respira meglio, ma vuoi mettere quanto sudano i tre sopra di te e quando coli tutto attraverso la tela? Meglio i lettini centrali; sperando che non li voglia qualcun altro, perché in assenza di oggetti affilati restano solo le mani nude per minacciare qualcuno.

Il lato positivo? Nessuno di questi rifugi è mai stato utilizzato come bunker antiatomico. Anche perché basta immaginare come sarebbe stato stringersi lì dentro in attesa di scoprire gli effetti della guerra atomica per sentirsi prossimi all’attaco di panico.

Livello di angoscia

😨😨😨😨😨—BELLI I LETTINI A QUATTRO PIANI E I BAGNI SENZA PORTE E SPECCHI.

Refugi 307, Barcelona
Il Refugi 307 di Barcellona.

3. Refugi 307—Barcellona, Spagna

Come molte città europee, anche Barcellona ha dovuto trovare il modo di difendersi dagli attacchi aerei della Seconda Guerra Mondiale. I bombardamenti di Mussolini capitano però in uno dei periodi peggiori, perché c’è in corso anche una guerra civile tra Franchisti e Repubblicani, e Barcellona si ritrova a corto di uomini e di mezzi.

La popolazione decide però di rimboccarsi le maniche e di finire di costruire la rete di rifugi antiaerei che il governo non riesce a concludere per mancanza di fondi, oltre che di forza lavoro. Non mancano però i progetti e i materiali, che vengono infatti forniti ai cittadini della capitale catalana. Ogni quartiere si organizza e si mette all’opera.

Nasce così una serie di rifugi antiaerei costruiti direttamente dalla popolazione, come il Refugi 307, scavato nel fianco della collina di Montjuïc. Il rifugio resta incompiuto, ma viene comunque utilizzato durante i bombardamenti fascisti e non manca di nulla: due ingressi per non fare la fine del topo, il classico primo tratto di corridoio a zig-zag, un’infermeria, una cucina con dispensa e acqua corrente, un’area gioco per i bambini.

Con la fine della Guerra Civile i rifugi vengono chiusi e a volte riutilizzati per altri scopi: è così che il Refugi 307 di Montjuïc diventa un deposito per i Franchisti, poi il forno di una vetreria, ma anche una casa per le famiglie di spagnoli in fuga dalla carestia nel sud del Paese, persino il luogo perfetto per coltivare funghi destinati al mercato nero. Infine torna a essere quello per cui è nato: un rifugio antiaereo, ma aperto solo per permettere ai visitatori di conoscere questo capitolo della storia spagnola.

Livello di angoscia

😨😨😨—Un po’ angusto il tunnel, ma si sopravvive.

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La volta della cattedrale di Exeter.
La cattedrale di Exeter.

4. Exeter’s Underground Passages—Exeter, Regno Unito

Le viscere di Exeter, nella regione inglese del Devon nel sud del Regno Unito, hanno una storia più lunga di quella dei rifugi antiaerei di Barcellona.

Exeter’s Underground Passages è il nome di una serie di cunicoli che si snodano sotto le viuzze di questa cittadina nota principalmente per la propria cattedrale, il cui soffitto a volte incrociate è il più lungo del suo genere al mondo. I cunicoli hanno origine nel Medioevo, quando il vescovo della città vuole avere l’acqua corrente nella piazza della cattedrale. Sborsa una sostanziosa quantità di denaro e fa costruire un primo acquedotto che accompagna l’acqua da una fonte fuori città fino a praticamente sotto la chiesa.

L’acqua scorre in lunghe tubature che richiedono una manutenzione costante, quindi attorno vengono costruiti tunnel impreziositi da bellissime volte a botte. Che nessuno può vedere, perché persino gli addetti alla manutenzione per i quali i tunnel sono stati costruiti non hanno abbastanza luce per ammirarle. L’acquedotto però funziona, e funziona bene. Ma dopo qualche tempo la città è talmente cresciuta che diventa necessario costruire una nuova serie di tubature e una nuova serie di tunnel. Più brutti ed economici questa volta, perchè nel frattempo c’è stata la Peste Nera e ci si trova un po’ a corto di manovalanza e di soldi.

Belli o brutti che siano, i tunnel dell’acquedotto di Exeter riescono comunque ad attraversare i secoli e ad approdare nella Seconda Guerra Mondiale, durante la quale vengono ovviamente riutilizzati come rifugi antiaerei, destino che condividono con praticamente qualsiasi altro mondo sotterraneo europeo. Ed Exeter ne prende tante di bombe, durante la Seconda Guerra Mondiale; eppure i tunnel reggono, e la popolazione si salva. Ma quanto è dura restarsene pigiati nei tunnel per ore e ore, nel buio più totale, avvolti dall’umidità che probabilmente sta lì dal Medioevo, mentre fuori le bombe di Hitler distruggono la città?

Livello d’angoscia

😨😨😨😨—L’unica luce è quella della torcia, il tunnel dietro di te è il nulla e in certi punti bisogna praticamente strisciare.

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Buco per terra a Cu Chi
L’ingresso di uno dei tunnel di Củ Chi.

5. Tunnel di Củ Chi—Củ Chi, Vietnam

Lasciamo l’Europa per muoverci verso est e ci fermiamo nel sud-est asiatico. Vietnam.

A ovest di Ho Chi Minh, una volta Saigon, sorgeva un’area verdeggiante abitata da contadini. Sorgeva, perché i pesanti bombardamenti americani durante la Guerra in Vietnam lasciano ben poco di quella che un tempo era Củ Chi.

I vietnamiti però non si arrendono così facilmente e cominciano a scavare tunnel su tunnel, riempiendo Củ Chi di gallerie e cunicoli sotterranei strettissimi e—cosa ancora più importante—nascostissimi. Non solo sono sottoterra e quindi invisibli: anche gli accessi ai tunnel sono perfettamente mimetizzati. Un vero e proprio mondo sotterraneo invisibile a chi si trova in superficie.

E i soldati vietnamiti ne fanno la propria base, la propria casa e la propria rivincita sull’esercito americano. Perché una volta scesi dagli aerei, gli americani si ritrovano immersi nella verdissima foresta vietnamita e non riescono a trovare nessuno. Non ci sono basi, non ci sono soldati, non c’è niente. I vietnamiti colpiscono di notte, con il favore delle tenebre e della vegetazione, per poi sparire sottoterra, indisturbati. Gli americani non sanno che fare: non sanno come difendersi e non sanno chi attaccare perché non riescono a trovare nulla da attaccare. Le rare volte in cui hanno la fortuna di scorgere l’imboccatura di un tunnel, si trovano a dover fare i conti con la propria stazza: i ragazzoni USA sono troppo grossi per i tunnel da mezzo metro per mezzo metro nei quali i piccoli vietnamiti riescono a intrufolarsi senza grossi problemi. Non solo: i tunnel sono disseminati di trucidissime trappole.

Gli americani le prendono; non ci fanno una bella figura. Ma non è che ai vietnamiti vada meglio, perché la vita nei tunnel non è certo tutta rose e fiori. Tra la dissenteria, la malaria e i vermi intestinali, quando si trova uno scarafaggio è festa perché almeno si può mangiare qualcosa. Però bisogna sorridere tutti per i video di propaganda che hanno lo scopo di dare forza agli altri cittadini vietnamiti. Nonostante le probabilità di arrivare vivi alla fine della guerra si facciano ogni giorno più sottili, come l’aria nei tunnel.

Oggi è possibile visitare i Tunnel di Củ Chi: il tour comprende la visione di un video di propaganda che non è chiaro se lo facciano vedere in quanto reperto o perché ci credano veramente. Tra un’esposizione di trappole sui mille modi per affettare un americano e un inspiegabilissimo poligono di tiro che fa pagare al proiettile, si può anche provare il brivido di infilarsi in un tunnel a dimensione originale, ovvero mezzo metro per mezzo metro, e restare incastrati dietro l’australiano di turno. Per chi è già di taglia vietnamita, l’esperienza del tunnel non è particolarmente claustrofobica perché generalmente accompagnata dalle risate dell’australiano di cui sopra, ma pensare di vivere mesi lì dentro e uscire solo per uccidere nel cuore della notte…

Livello di angoscia

😨😨—L’aspetto fortemente turistico del luogo non gioca a favore dell’angoscia, ma pensare che i soldati vietnamiti lì dentro ci vivevano non è il massimo dell’allegria.

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BONUS: Coober Pedy, Australia

Per il mondo sotterraneo bonus ci spostiamo direttamente nell’emisfero australe, dove la terra dei canguri—Straya per gli amici—non si fa mancare proprio nulla e, nonostante l’assenza nella sua storia del massiccio bisogno di rifugi antiaerei che accomuna i Paesi europei, vanta sulla propria mappa un intero paesino sotterraneo: Coober Pedy.

Famosa prima di tutto per le sue miniere di opali, Coober Pedy si distingue anche per le sue residenze sotterranee. In questa zona del South Australia, sotto l’infuocato sole dell’Outback, l’unico modo per sopravvivere al caldo è vivere sottoterra, dove la temperatura è più civile.

Grazie a questa inusuale abitudine dei suoi abitanti, Coober Pedy è diventata una meta turistica dal discreto successo. Non per chi soffre di claustrofobia, chiaramente.


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3 Commenti

  1. Lo sai che Coober Pedy è il mio sogno da quando l’ho vista in un documentario e non riuscivo a crederci?
    Top questo post, detto da una grandissima fan del sottosuolo in tutte le sue forme. Sono stata solo all’Unterwelten e ho amato pazzamente, sarei rimasta a vivere lì! Pensa che invece sto per visitare Ho Chi Minh ma non avrò il tempo di andare a vedere i tunnel e mi struggo tantissimo! Il tuo racconto mi ha fatta molto sorridere 😄

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