5 pratici modi per uccidersi col burro nel Regno Unito

La volta che (o meglio, le volte che) ho cercato di occludermi le arterie a colpi di burro ero naturalmente nel Regno Unito.

La prima volta che sono stata nel Regno Unito ci sono andata per un compleanno. Ero tornata dalla Florida e da Walt Disney World da pochi mesi e assieme a un gruppo di amici Disney avevamo organizzato di trovarci a Londra per fare una sorpresa per il compleanno di uno di noi. Lui era naturalmente all’oscuro di tutto: si trovava a Londra perché ci abita e si aspettava l’arrivo di solo uno di noi.

Eravamo in quattro e siamo arrivati a Londra da tre aeroporti diversi per atterrare in tre aeroporti londinesi diversi. Io sono arrivata prima di tutti, quindi ho avuto l’occasione di fiondarmi al British Museum da sola dopo aver lasciato la mia roba in ostello.

Covent Garden a Londra
Covent Garden.

La mia prima impressione di Londra è stata di pura magia. Ricordo di essere scesa dal bus in Baker Street, di essermi trovata di fronte al 221B e di aver sentito la prima scossa di eccitazione per gli innumerevoli riferimenti letterari che avrei trovato scorrermi lungo la schiena. O era un brivido di freddo per la temperatura non proprio calda, essendo la seconda settimana di ottobre?

Dopo Baker Street sono passata per King’s Cross, dato che avevo scelto un ostello in zona solo per saziare il mio sogno infantile di andare a King’s Cross a cercare il Binario 9 3/4.

Il picco di esaltazione l’avrei però raggiunto nel pomeriggio, quando sono entrata al British Museum sconvolta dall’accesso libero a tutta quella mole di cultura. Prima di entrare, sospettando che avrei avuto bisogno di zuccheri, sono entrata da Starbucks e mi sono presa un triangolo di quello che aveva tutta l’aria di essere uno degli scones ai quali ero abituata negli States. Ma ovviamente gli scones americani sono ben diversi da quelli originali che si fanno in Inghilterra.

Quel triangolo non era uno scone. Era un triangolo gigante di shortbread, ovvero farina e zucchero tenuti assieme da una quantità spropositata e deliziosa di burro.

Ero di fronte al primo dei tanti pratici modi per uccidersi col burro che esistono nel Regno Unito.

Primo pratico modo per uccidersi col burro nel Regno Unito: lo shortbread

Come molte delle cose che sono costituite per più del 50% di burro, lo shortbread è di una deliziosità subdola. Ha l’aria innocente del biscottino da tè, ma cela l’insidia di un tasso di colesterolo che farebbe aggrottare le sopracciglia di qualsiasi medico.

La seconda volta che sono stata a Londra era ancora per un compleanno, anzi, due: il mio e quello di un’amica. Una permanenza breve ma intensa, perché Londra è una di quelle città che lascia il segno anche se ci passi poche ore.

Io ci respiro l’aria delle pagine di tutti i libri di autori inglesi che ho letto, perché tra i ristoranti che offrono mille cucine e le mille lingue che si sentono parlare nelle strade c’è sempre la possibilità di intravedere anche la vera inglesità. Naturalmente, a Londra respiro anche l’odore di fritto del fish and chips che mangio ogni volta che metto piede nel Regno Unito.

Un dolcetto che urla inglesità a ogni briciola è la classicissima tart.

English Tarts
Due per niente innocenti tart.
Secondo pratico modo per uccidersi col burro nel Regno Unito: una qualsiasi tart

Che sia la lemon tart, la custard tart o una qualsiasi altra tart, l’impasto che contiene il ripieno è spesso e volentieri composto da farina tenuta assieme da burro. Tanto burro.

Un consiglio: mai sottovalutare il ripieno di una tart, lo so per esperienza personale.

La terza volta che sono stata a Londra è stato solo per le poche ore di gita giornaliera assieme al mio gruppo di studenti in vacanza studio. Eravamo di base a Oxford, ed è stato proprio a Oxford che ho scoperto il

Terzo pratico modo per uccidersi col burro nel Regno Unito: i tramezzini per il pranzo al sacco

I miei studenti erano ospitati in diverse famiglie. Le famiglie ospitanti si premuravano di preparare per loro il pranzo al sacco che i ragazzi e le ragazze consumavano a mezzogiorno, tra la lezione e l’attività della giornata.

Gli adolescenti, si sa, hanno sempre fame. Certo, sono in piena crescita. Non sorprende infatti che molti dei miei studenti avessero ancora i crampi allo stomaco dopo aver fatto sparire in due bocconi gli striminziti tramezzini di pane bianco e stopposo farciti solitamente con formaggio/prosciutto e burro che le loro famiglie preparavano per loro. Sì: formaggio e burro.

In questo caso possiamo dire che il pratico modo per uccidersi non è tanto un’eccessiva dose di burro, quanto l’assenza della stessa: si muore di inedia.

Cream Tea and Scones
Il quesito del Cream Tea: si spalma prima la marmellata o la clotted cream?

Sempre a Oxford, complice la facilità con la quale mi imbattevo in sale da tè, ho avuto un incontro ravvicinato con il

Quarto pratico modo per uccidersi col burro nel Regno Unito: gli scones

Gli scones sono delle bombe a orologeria dall’aria innocente e poco dolce che nascondono un’anima burrosamente malvagia. Inutile dire che sono deliziosi.

Vengono serviti col e già da soli sono in grado di occludere buona parte dei vasi sanguigni dell’ignaro consumatore. Sono soffici, non eccessivamente dolci e irresistibili.

Se ci si sente particolarmente temerari o semplicemente ci si vuole assicurare un futuro costellato da problemi cardiaci, bisogna assolutamente farcire il proprio tenero scone con la clotted cream e la marmellata.

Ok, la clotted cream non è burro, ma potrebbe sembrarlo: si tratta semplicemente di panna rappresa. Detto così sembra quasi disgustoso, ma in realtà è una cremina meravigliosa che viene spalmata sullo scone assieme alla marmellata, rendendolo ancora più letale.

Scones and Tea Cakes
Prostriamoci di fronte a Sua Burrosità.

Il cream tea, così si chiama la combo tè + scones con marmellata e clotted cream, è una tradizione del sud-ovest dell’Inghilterra, dove ci sono Cornovaglia e Devon. Ed è infatti originaria di queste zone l’atavica discussione su cosa sia meglio spalmare prima sullo scone: la marmellata o la clotted cream? (Chiaramente è meglio spalmare prima la clotted cream, per evidenti questioni di consistenza, ma non ditelo troppo forte in Cornovaglia, perché a quanto pare lì si sostiene il contrario.)

La quarta volta che sono stata a Londra è stata la permanenza più recente, più lunga e più ricca di burro.

Volevo far assaggiare il vero cream tea inglese a mia sorella (già l’avevamo bevuto assieme a Canberra, in Australia, ma l’atmosfera australiana non è esattamente come quella britannica), ma non riuscivo a trovare un locale che non fosse troppo simile a Costa Coffee, troppo simile a Starbucks o semplicemente troppo indiano per servire del serio cream tea.

Stavamo vagando tra i negozi e gli artisti di strada di Covent Garden quando voltandomi mi sono trovata davanti a un negozio della Whittard of Chelsea, che vende tè un po’ in tutto il Regno Unito e che io conoscevo già da Oxford. L’irresistibile richiamo del tè mi ha naturalmente fatta entrare, e così facendo ho scoperto una sala da tè dove si serviva sia il cream tea che l’afternoon tea (diverso dal cream tea perché ci sono anche tartine salate oltre ai dolcetti).

E consumando il cream tea a Covent Garden ho scoperto il

Quinto pratico modo per uccidersi col burro nel Regno Unito: il cream tea con tanto di dolcetti burrosi

Tutti i cream tea consumati in precedenza impallidivano e rimpicciolivano davanti alla torretta di piattini decorati e colmi di dolcetti, scones e vasetti di clotted cream e marmellata che l’adorabile cameriere ha appoggiato sul nostro tavolino dopo averci aiutate nella scelta tra cento varianti diverse di tè.

English Pie
Anche le pie hanno la brutta abitudine di attentare alla tua salute, ma non contengono spropositate quantità di burro. Di solito.

Già conoscevo gli scones (serviti anche nella variante con frutti di bosco) e la clotted cream, ma i vari dolcetti da tè da un boccone non li avevo mai provati. Se lo sguardo che ci siamo scambiate io e mia sorella quando li abbiamo visti era di scetticismo circa quanto ci avrebbero saziate quei pasticcini mignon, al momento di assaggiarli dopo aver spazzolato gli scones non eravamo più tanto sicure che saremmo riuscite a finirli.

Ma ce l’abbiamo fatta. A costo di cominciare a sudare burro, data l’indicibile quantità dello stesso contenuta nei dolcetti, li abbiamo mangiati tutti. Ho lasciato Covent Garden decisamente appesantita e sono riuscita a mangiare ancora solo diverse ore più tardi.

Il mio smodato entusiasmo per la cucina inglese affonda le sue radici nel burro, nel gravy e nelle mash potatoes che accompagnano le pie. So che non tutti sono amanti delle specialità britanniche, ma per me hanno un fascino tutto particolare, soprattutto quando colano burro o sfrigolano ancora di frittura.

Non mi stancherò mai dei tentativi del cibo inglese di uccidermi nei modi più subdoli e malsani, attentando alla mia salute con la facilità con la quale ci si può abbuffare di biscottini da tè.

Infatti a fine mese andrò a Edimburgo e a York e ho già in programma almeno due cream tea.


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