A vedere i templi di Angkor si va in bicicletta

A vedere i templi di Angkor si va in bicicletta.

Lo sanno tutti. Tutti i backpacker, tutti i lettori della Lonely Planet, tutti i travelblogger. Si noleggia una bici e si pedala per i sette chilometri e mezzo che separano Siem Reap da Angkor Wat, e poi per quattro chilometri fino al Bayon, poi per tre chilometri fino a Preah Khan, poi due chilometri fino a Neak Pean, poi almeno sette chilometri fino a Ta Prohm. Sotto il sole, nell’umidità quasi equatoriale del nord della Cambogia.

Alla fine di tutto, ci si fa raccogliere con un cucchiaino.

Vialetto ad Angkor, Cambogia
Verso il tempio.

Ad Ankor Wat si va all’alba.

Lo sanno tutti. Tutti i turisti, tutti i lettori della Lonely Planet, tutti gli instagrammer. Si parte quando è naturalmente ancora buio da Siem Reap e si varca il primo cancello di Angkor Wat ai primi bagliori. Si cerca di piazzarsi dietro a qualcuno di non troppo alto e si ammira il disco rosso del sole che fa capolino da dietro il tempio. Si scatta tutti la stessa foto, poi si va alla scoperta delle rovine, si va a disturbare i monaci buddhisti in preghiera, si va a respirare la storia.

Alla fine di tutto, si condivide la foto dell’alba ad Angkor Wat sui social.

Buddha vestito al Bayon, Cambogia
Al Bayon.

Per visitare i templi di Angkor ci vogliono almeno tre giorni.

Lo sanno tutti. Tutti i tour operator, tutti i lettori della Lonely Planet, tutte le guide. Si va alla biglietteria ufficiale (ce n’è solo una), si fa la coda, si pagano $62, ci si fa scattare una foto per il biglietto e poi si commentano le proprie occhiaie nella foto. Ci si preparara a tre giorni di templi, rovine, scale, giungla aggrovigliata, venditori di noci di cocco, caldo, zanzare, sole.

Alla fine di tutto, resta solo lo stupore.

Corridoio ad Angkor Wat, Cambogia
Angkor Wat.

Anche tu sai tutte queste cose, naturalmente. La Lonely Planet l’hai letta. Ma quando scendi dal bus in arrivo da Phnom Penh vieni immediatamente accalappiato dal solito autista di tuk tuk che si offre di portarti al tuo ostello, così nel mentre può illustrarti la sua offerta di trasporto giornaliero per tutti i templi di Angkor. E fa caldo, e sei stanca, e il pensiero della bicicletta, fino a ieri così brillante e sensato, comincia a evaporare nell’afa cambogiana e a farsi portare via dal piacevole venticello regalato dal viaggio in tuk tuk.

Però l’alba non te la devono toccare: la prima volta che vedi Angkor Wat dal vivo dev’essere all’alba. Anche se hai dormito pochissimo, anche se piove e per un attimo vacilli, anche se visto il tempo potrebbe essere che il sole non si veda proprio.

Bassorilievo ad Angkor, Cambogia
Qualche centinaio d’anni di età.

E infatti non si vede, se non dietro una spessa coltre di nuvole grigiastre. Però il fascino di Angkor Wat è innegabile, e l’aria mattutina è quasi frizzante, e la pioggia ha spinto molti a desistere. Non devi sgomitare per entrare nel tempio, non devi sgomitare per esplorarlo. Non che ci faresti molto caso, comunque.

Poter mettere piede in un posto così, enorme, antichissimo, stupendo. Poter camminare su pietre posate centinaia di anni fa, dove per secoli hanno camminato e ancora camminano migliaia di fedeli. Non ti sembra vero, e sei indecisa: permettere a tutti di girare così liberamente tra i corridoi del tempio è meraviglioso o tremendamente incauto? Possiamo fidarci del rispetto dell’uomo?

Ta Prohm ad Angkor, Cambogia
La foresta si mangia Ta Prohm.

Lo stupore che suscita Angkor Wat è solo l’inizio.

Il sorriso orizzontale, enigmatico ma anche vagamente sornione delle enormi facce del Bayon parla chiaro: Avalokiteśvara si sta beando della tua ammirazione. Lo guardi da sotto in su mentre ti riempi gli occhi della bellissima bizzarria del suo tempio: un labirinto di volti tutti uguali, lo stesso sorriso fotocopiato decine di volte.

E poi le scale. Quante scale. Dopo il terzo tempio cominci a chiederti se siano tutti così: fatti di scale. Dopo il quinto tempio e il secondo ginocchio distrutto ti rispondi: quasi tutti. Le ruspanti ultrassessanteni americane sembrano però solo leggermente più provate di te, il che ti porta a riconsiderare l’idea che hai della tua forma fisica.

Ponte e statue ad Angkor, Cambogia
Trova l’unica testa!

Fossero solo le scale, comunque. Ci sono anche il sole, e il caldo, e l’afa. Trovi ristoro all’ombra degli alberi che abbracciano le rovine: perché la giungla sembra volersi mangiare quello che resta dei templi, e i templi si lasciano naturalmente mangiare.

Visiti un tempio sull’acqua, splendido in ogni suo riflesso nelle piscine che lo circondano. Entri in un tempio che sembra buddhista, ma mentre lo attraversi lui cambia idea e comincia a rimpicciolire le porte, diventando induista. Cammini su ponti e sei circondato da demoni e dei, spesso e volentieri decapitati, che scuotono l’Oceano di Latte della cosmologia induista per estrarre l’immortalità che racchiude. Ti siedi in cima a templi che sembrano montagne e fissi un panorama verdissimo e vastissimo.

Alla fine di tutto, lasci Angkor con l’impressione di averla solo sognata.

Come pianificare un viaggio in Vietnam e Cambogia fai da te


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?

6 Commenti

  1. Insomma, un po’ sogno, un po’ incubo. L’idea di accodarsi a mille persone per fare la stessa identica cosa come se fosse un rito non era quel che mi immaginavo di fare in questi luoghi fantastici. Chissà cosa mi capiterà quando deciderò di organizzare il mio viaggio in Asia 🙂 Sicuramente ricorderò le tue parole: SVEGLIA ALL’ALBA!

    1. Ciao Marta, grazie del commento! 😀
      Angkor è meravigliosa ma purtroppo letteralmente presa d’assalto da orde di visitatori, in particolare Angkor Wat e il Bayon. Fortunatamente il fascino di questi posti sovrasta la massa di persone, e soprattutto meno male che ci sono ancora alcuni templi poco visitati! Punta a quelli con tante scale: prendi gli altri visitatori per sfinimento! 😉

  2. Girare i templi in bici è un grande classico (anche se la maggior parte dei turisti lo fa con tuk tuk e driver al seguito), ma quale altro modo per goderseli in libertà se non quello? 😀 io ho sudato come una matta ma ho adorato quella mia giornata in bici a zonzo tra i templi

    1. Nonostante il piano originale fosse quello di prendere la bici, alla fine non ce l’ho fatta: soffrivo moltissimo il caldo e mi sono sentita morire all’idea. Però ho visto molti che hanno scelto di pedalare! E li ho molto ammirati! 😀

Cosa ne pensi?