Campi di fragole e grattacieli

La volta che ho seriamente preso in considerazione la prospettiva di passare la mia vita a fare la barbona ero a Central Park, Manhattan.

Grattacieli a Manhattan, New York
Grattacieli nel verde.

Era il mio terzo giorno nella Grande Mela. Io e la mia compagna di viaggio eravamo provate dalla moltitudine di chilometri percorsi (e soprattutto dallo stato delle chiamiamole docce e dalla comodità dei chiamiamoli letti del nostro alquanto spartano ostello), ma nulla ci avrebbe impedito di sfruttare il fantastico sole del lunedì mattina per girare in lungo e in largo quello che molto probabilmente è il parco più famoso del mondo.

Central Park. Come descriverlo? Pensiamo a un film americano ambientato a New York. Pensiamo a quel momento in cui il protagonista o la protagonista o i protagonisti vanno a fare due passi a Central Park con il loro caffè di Starbucks (perché c’è sempre quel momento, e c’è sempre pure il caffè di Starbucks). Ecco. Central Park è esattamente come nei film. Sputato. Solo, molto ma molto ma molto ma molto più grande. Immenso non rende abbastanza bene l’idea.

Central Park, New York
Laggiù c’è Manhattan!

I newyorkesi vanno a Central Park per svolgere una quantità incredibile di attività: giocare a baseball, prendere il sole, passeggiare, correre, portare a spasso il cane, dormire sull’erba, fare pic-nic con la famiglia, giocare a frisbee, mescolarsi alle orde di turisti, pattinare sul ghiaccio, pattinare sull’asfalto, andare allo zoo (sì, quello del film Madagascar), mangiare il gelato, perdersi, giocare con le barchette a vela telecomandate, bere il tè, bere il caffè annacquato di Starbucks, bere qualsiasi cosa di non alcolico, mangiare, incontrare l’uomo/la donna della propria vita, cazzeggiare.

Il parco copre una superficie enorme e contiene una serie infinita di sentieri, vialetti, zone ristoro, laghetti, statue e soprattutto alberi e prati; oltre naturalmente allo zoo, ai punti di interesse turistico come belvedere o piccoli ponti scenografici, ai monumenti dedicati a grandi della letteratura o della musica (Lewis Carroll e John Lennon per citarne due a caso). Parte del Metropolitan Museum si affaccia su Central Park con una vetrata paurosa che illumina un intero tempio egizio.

Central Park, New York
Un’oasi nel cuore della city.

A proposito dei monumenti: una zona di Central Park è interamente dedicata a John Lennon. Strawberry Fields (come la canzone) è un triangolo di parco che si trova sulla 72esima Strada, esattamente di fronte ai Dakota Apartments, dove il cantante ha vissuto e soprattutto dove è stato ucciso nel 1980. Al centro del memorial c’è un mosaico circolare donato dalla città di Napoli con la scritta Imagine (“…aaaaall the peopleeeee!”). Sul mosaico generalmente ci sono decine e decine di persone che fanno foto o cantano canzoni dei Beatles.

Inutile dire che le nostre stanche membra avrebbero voluto stabilirsi sulle panchine di Central Park, ma purtroppo c’era una tabella di marcia abbastanza serrata da seguire. La prossima tappa era il Greenwich Village, nel Lower West Side di Manhattan.

Greenwich Village, New York
Il Greenwich Village.

Famoso per essere un covo di artisti, la culla del movimento di liberazione omosessuale americano (in inglese il LGBT) e di norma la meta newyorkese preferita dagli hipster, il Greenwich Village è un quartiere residenziale perfetto per scattare quelle foto che esprimono molto bene la scenograficitá della Grande Mela.

Al Greenwich Village si possono trovare stradine adorabili, pasticcerie di soli cupcake da diabete fulminante e commessi che ti dicono di non fare foto al loro fighissimo negozio di dischi di vinile usati. Perché se gli fai una foto gli rubi l’anima o una cosa del genere.

Non ci siamo potute soffermare troppo (nemmeno, ahimè!, sui cupcake) al Village, perché il tramonto incombeva e c’era un certo grattacielo che ci aspettava.

Un tempo l’Empire State Building era il grattacielo più alto di New York. Poi hanno costruito il World Trade Center e le Torri Gemelle sono diventate le più alte. Poi c’è stato l’11 settembre, e l’Empire State Building è tornato il più alto. Poi hanno costruito Ground Zero, e adesso l’Empire State Building sta studiando la sua prossima mossa.

Ingresso Empire State Building, New York
In coda per l’ascensore.

Per poter visitare la terrazza panoramica all’86esimo piano è necessario pagare un biglietto, attendere in coda e prendere un ascensore che ti fa percorrere 80 piani a velocità fotonica. Poi ci sarebbe un altro ascensore, ma i più temerari possono prendere le scale. Quella sera sia io che la mia compagna di viaggio ci sentivamo molto temerarie. È stato un evidente errore di percezione, perché dopo le ultime innumerabili rampe di scale i nostri cervelli hanno deciso di scollegarsi del tutto e attivare il pilota automatico.

Forse era il pilota automatico, forse era la stanchezza accumulata durante il giorno, o forse ancora il disperato bisogno di una presa della corrente per caricare i cellulari; fatto sta che sulla terrazza panoramica dell’Empire State Building ci abbiamo passato qualche ora. Il tempo necessario per vedere dall’alto Manhattan che cambiava colore al tramonto per poi accendersi con l’arrivo del buio. Capire dov’è Times Square solo dalla luce riflessa sui palazzi limitrofi è indicativo della quantità di insegne e fari che ogni sera illuminano a giorno la città.

Vale la pena di salire all’86esimo piano dell’Empire State Building prima del tramonto e aspettare l’arrivo della sera. È una vista inimitabile, ti lascia senza fiato. Anche se quella potrebbe essere l’altezza.

Manhattan
Vista dall’Empire State Building al tramonto.

Una volta appurato che New York è davvero la città che non dorme mai (dopotutto sleep is for the weak), abbiamo potuto fare la scelta giusta e prendere l’ascensore per scendere. Le pulci dei nostri lettini ci attendevano trepidanti in ostello. Quasi quasi erano meglio le panchine di Central Park.

Ma il giorno dopo avremmo visto la meravigliosa Biblioteca Pubblica di New York e avremmo dimenticato anche l’ostello del terrore.


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