Amsterdam e la sua chiesa nascosta in soffitta

La volta che ho camminato in una chiesa nascosta in soffitta ero in Olanda, ad Amsterdam.

Strada e bici ad Amsterdam
Amsterdam.

Sono anni che mi riprometto di andare ad Amsterdam, anni. Anni che sogno di passeggiare lungo i canali, tra le biciclette e le case da cartolina con le finestre grandi. E sono sempre capitata altrove.

Quest’anno, complice una reunion con degli amici, ho avuto e colto al volo l’occasione di visitare finalmente la capitale del formaggio giallo e delle codette di cioccolato sulla marmellata a colazione.

Sì, perché come al solito io collego il cibo locale al posto che visito. E ad Amsterdam ho scoperto che è un mistero che gli olandesi non siano estinti da secoli, visto che il loro piatto nazionale è l’aringa, e oltre a quella c’è ben poco di commestibile (non che l’aringa stessa sia del tutto commestibile). Il poco comprende il formaggio giallo (sì, il Gouda in tutte le sue varianti per turisti) e le codette di cioccolato che si mettono sulla marmellata spalmata sul pane a colazione (perché in Italia non abbiamo questa usanza? DOVREMMO). Altro piatto decisamente commestibile, anche se forse non proprio salutare, sono le patatine fritte, quelle a mezzaluna nel cono.

Esiste poi tutta una serie di dolci molto commestibili, ma nonostante il burro sia tra le mie passioni, devo ammettere di non essere riuscita ad apprezzare appieno i dessert olandesi.

Mini Pancake ad Amsterdam
Per esempio: questi mini pancake erano piuttosto commestibili. Ma io avevo voglia di patatine fritte, quindi li ha mangiati mia sorella.

Sono arrivata ad Amsterdam la mattina presto. Dall’aeroporto c’è un praticissimo treno che ti porta dritto dritto alla stazione centrale, e dalla stazione centrale bastano davvero pochi passi per finire nel cuore del quartiere a luci rosse.

Avevamo solo il fine settimana a disposizione, ma l’abbiamo sfruttato fino all’ultimo momento. Free Walking Tour, Museo di Van Gogh, giro sui canali in barca, mercato dei fiori… non ci siamo fatti mancare niente.

Ho persino tradito la mia fede per gli ostelli e ho dormito, per una volta, in un bed&breakfast. Uno di tutto rispetto e con una proprietaria carismatica e con una vita pazzesca alle spalle: Xaviera Hollander, scrittrice che è stata un tempo la maitresse più famosa di New York. Sto parlando di una donna con una sua pagina Wikipedia, una bibliografia chilometrica e ben cinque film su di lei. È bastato scambiarci due parole per avere un’idea di quanto abbia girato il mondo e di quante cose abbia visto e vissuto.

Naturalmente, a colazione c’erano le tanto amate codette di cioccolato da spargere sulla marmellata spalmata sul pane. Le codette di cioccolato a colazione da sole bastano a motivare un trasferimento in Olanda. Ho cercato di imparare a pronunciare il loro nome (perché hanno un nome, non si chiamano solo codette di cioccolato), ma l’olandese è una lingua troppo impossibile per essere pronunciata senza espettorare per sbaglio un bronco.

La casa più stretta di Amsterdam
Più strette erano le case e meno si pagavano le tasse. Qualcuno voleva pagarne davvero il meno possibile.

Tra il cibo e la lingua è davvero un miracolo che ci siano ancora olandesi in giro.

Le scarse ore di sonno per via del classico volo all’alba perché costa meno si sono però fatte sentire, e hanno deciso di farlo proprio durante la visita al Museo di Van Gogh. Bello, grande, ricco di quadri.

E affollato come non mai. Gente che scattava foto e si faceva selfie con i quadri ignorando abilmente i vari divieti. Un’audioguida molto tecnologica ma anche molto soporifera che cercava di essere interattiva e non è che ci riuscisse benissimo. Quando, tra le varie letture delle lettere al fratello Theo a opera di una sintesi vocale maschile con lo stesso pathos di una piastrella, l’audioguida mi ha definito il verde come un sofisticato mix di colori (giallo e blu, colori primari), ho deciso di gettare la spugna e sono andata ad arenarmi su un divanetto per cercare di recuperare un po’ di entusiamo che la giornata era ancora lunga.

Mi sono sentita molto delusa da me stessa. Era la prima volta che mi permettevo di annoiarmi così in un museo.

Io non lo sapevo ancora, ma il pezzo forte del fine settimana doveva ancora arrivare.

Non sarò riuscita ad andare a visitare la casa di Anna Frank come avrei voluto (next time!), ma ho avuto l’occasione di scoprire una chiesa nascosta in soffitta.

La chiesa in soffitta ad Amsterdam
Fuori una casa normale, ma dentro…

Amsterdam è un porto. Nella sua storia ha sempre avuto a che fare con l’altro, con il diverso, e ha imparato ad accogliere e ad accettare. Fino al 1500 più o meno tutti i credi religiosi sono stati accettati. Ma nel XVI secolo le cose sono cambiate: i protestanti erano i più numerosi e i più potenti; le altre religioni erano sempre accettate, ma i loro fedeli non potevano praticare il proprio culto pubblicamente.

I cattolici si sono ritrovati senza chiese (destinate al culto protestante), ma volendo comunque continuare ad andare a messa si sono inventati le chiese nascoste. Hanno cominciato a costruirle in case normalissime, facendo dei buchi nei pavimenti degli ultimi piani, in modo da creare balconate per accogliere i fedeli della zona la domenica mattina. Si sono riuniti così per circa due secoli (XVII e XVIII secolo), poi sono finalmente riusciti ad avere il diritto di professare la propria fede senza doversi nascondere.

Una di queste chiese è ora un museo ed è naturalmente visitabile: si chiama Ons’ Lieve Heer op Solder e probabilmente si pronuncia come un brutto colpo di tosse.

La visita mi è piaciuta moltissimo, perché il percorso che porta alla chiesa attraversa prima tutte le altre stanze dell’edificio che la ospita e che un tempo era costituito da più appartamenti. Stanze come la cucina, l’ingresso, il salotto, la camera da letto… Scorgere i canali incorniciati dai quadretti di quelle bellissime finestre che avevo visto solo dall’esterno è stato il picco della mia giornata.

Bicicletta e canale ad Amsterdam
Questa bici ha l’aria innocua, eppure…

La chiesa stessa è stata una cosa del tutto nuova per me. Da fuori la casa ha l’aria assolutamente insospettabile, mentre dentro c’è una vera e propria chiesa su più piani con tanto di altare e pulpito a scomparsa.

All’ultimo piano è possibile guardare da vicino il meccanismo di funi e carrucole che veniva usato per issare le merci dalla strada o dai canali: il motivo per cui le case pendono in avanti è perché molte erano magazzini, e la pendenza aiutava i carichi a non schiantarsi sulla facciata.

Sapevo che Amsterdam mi sarebbe piaciuta, ma non sapevo ancora in che modo mi avrebbe colpita. Di certo mi ha quasi colpita con una qualsiasi delle biciclette guidate dai folli ciclisti olandesi, che devono evidentemente sopperire alla mancanza di cibo decente e di una lingua sensata e ascoltabile prendendosela coi turisti che affollano le strette strade della loro città. Darebbero del filo da torcere ai vietnamiti sulle loro motorbike.

Quando tornerò ad Amsterdam, non sarà per dare agli olandesi un’altra occasione di avvelenarmi col loro cibo discutibile, investirmi con le loro biciclette assassine o accecarmi con la loro lingua impronunciabile.

Quando tornerò ad Amsterdam sarà perché una visita sola non è stata assolutamente abbastanza.


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