Bucolicità, inglesità, burrosità!

La volta che ho pensato che solo bere il tè con la regina Elisabetta parlando di Harry Potter e cappelli e ascoltando i Beatles mi avrebbe fatta sentire più in Inghilterra ero nelle Cotswolds, nel Regno Unito.

Era il quarto giorno della mia brevissima vacanza in Gran Bretagna e il viaggio volgeva al termine. Io e le mie instancabili compagne di viaggio, dopo due giorni di cultura a Oxford e un giro dell’oca tra Stonehenge, Salisbury e Bath condensato in una giornata sola, eravamo pronte a respirare la vera Inghilterra, quella dei campi verdi e dei paesini in sasso con le finestrelle a quadretti. Eravamo pronte per addentrarci nelle Cotswolds.

Lower Slaughter, Cotswolds
Lower Slaughter.

Per Cotswolds si intende una regione collinare situata a ovest di Oxford. Abbraccia più contee inglesi: Oxfordshire, Gloucestershire, Wiltshire (dove si trovano Stonehenge e Salisbury), Somerset (dove si trova Bath), Worcestershire (come la salsa), Warwickshire. L’area comprende molto verde e alcuni villaggetti e cittadine dalle tipiche casette in sasso con le finestrelle a quadretti. L’aria terribilmente inglese rende questa regione molto popolare sia tra gli inglesi sia tra i turisti d’oltremanica.

La lingua inglese, a differenza di quella italiana, non sente la necessità di dare un genere ai sostantivi; la regione delle Cotswolds è quindi originariamente senza genere. Ma in italiano ci serve sapere se si sta parlando di un lui o di una lei, altrimenti non si riesce ad esprimersi, quindi l’area è diventata femmina come le sue colline: da qui le Cotswolds.

Lower Slaughter, Cotswolds
Lower Slaughter.

Date le premesse, e viste certe foto su Instagram, non vedevo l’ora di ammirare tutta quella inglesità con i miei occhi. L’auto l’avevamo noleggiata per usarla, no?

Reduci dal non proprio rilassantissimo giorno prima, dopo aver macinato un numero imprecisato di miglia e dopo aver visitato tre luoghi a ciascuno dei quali volendo avremmo potuto dedicare un giorno, io e le mie compagne di viaggio non ce la siamo sentita di alzarci all’alba per la nostra scampagnata nelle Cotswolds. Ma ci siamo comunque alzate presto perché il nostro fighissimo appartamento Aribnb mancava di una cosa di cui mancano molte abitazioni inglesi: tapparelle o persiane decenti. Alle finestre c’erano delle tendine molto graziose che lasciavano entrare una quantità spropositata di luce, soprattutto al mattino quando vorresti dormire.

Megaliti in riunione e colonne a disagio

Siamo partite da Oxford seguendo un itinerario della Lonely Planet ma con l’intenzione di prendercela comoda e nel caso improvvisare o tornare indietro prima in caso di voglia di divano (e noodles pronti). La strada da Oxford è abbastanza semplice, basta andare a ovest e dopo un po’ ci si trova in mezzo ai campi, che solitamente immagino siano verdi ma che quest’estate sono incredibilmente gialli a causa della tremenda siccità.

Casetta a Burford, Cotswolds
Burford: B di bucolicità.

La nostra prima tappa è stata Burford, un paesino munito di comodissimo parcheggio gratuito a uno sputo dal centro (ma tutto a Burford si trova a uno sputo dal centro, data l’estensione).

Burford si sviluppa sui due lati di una strada in discesa (o in salita, a seconda del lato da cui la si guarda), ed è un adorabile agglomerato di casette e ristorantini e negozietti e localini e un sacco di altri diminutivi graziosi. Ci sono fiori alle finestre, fiori alle porte, fiori sul bordo della strada, fiori appesi ai tetti. E tanti turisti.

Gli inglesi, le rotatorie e la sindrome di Stoccolma

Io e le mie compagne di viaggio ne abbiamo approfittato per fare la nostra seconda colazione di rito e per visitare qualche negozietto carino, tra cui una piccola libreria che vendeva anche cappelli ancora più inglesi di quelli trovati al mercato di Salisbury.

Cappelli. Casette in sasso. Finestre a quadretti. Bovindi con le finestre a quadretti (il bovindo è quel tipo di finestra sporgente che si trova un sacco spesso nel Regno Unito). Piante rampicanti attorno alle finestre a quadretti e attorno ai bovindi con le finestre a quadretti. Auto d’epoca sulla strada. Tutto urlava Inghilterra, tutto.

Chiesetta di Northleach, Cotswolds
La chiesetta di Northleach.

La nostra seconda tappa è stata Northleach, dove speravamo di visitare il Cotswolds Discovery Centre. Speravamo. Era chiuso.

Abbiamo passeggiato lungo la strada che porta verso il centro e dopo poche centinaia di metri abbiamo raggiunto una piazzetta deserta e assolata. Dietro un angolo c’era un vialetto che conduceva alla chiesa con il suo immancabile camposanto. Il silenzio si poteva fare a fette.

Megaliti in riunione e colonne a disagio

Dato che l’ora di mangiare si faceva vicina, e dato che la domenica richiedeva a gran voce un pranzo a base di Sunday Roast, si è presentata la necessità di trovare un luogo in cui consumare tale trionfo di gravy e inglesità e colesterolo. Una semplice occhiata al silenzioso centro di Northleach è stata sufficiente a farci capire che di Sunday Roast non c’era proprio l’ombra. Ci siamo quindi incamminate verso la macchina, ripercorrendo in senso inverso la strada bordata di casette carine e giardini verdi e fioriti che ci aveva condotte fin lì.

Abbiamo lasciato Northleach e ci siamo dirette a nord con l’idea di fermarci a Lower Slaughter, ma le incredibilmente ristrette dimensioni del paesino e la totale assenza di parcheggio altro dal ciglio della strada ci hanno fatto capire che forse non era il momento. Abbiamo quindi proseguito, tenendo Lower Slaughter e la sua sorella Upper Slaughter come ultime tappe sulla via verso Oxford.

Lower Slaughter, Cotswolds
Lower Slaughter.

La nostra terza tappa è stata quindi Stow-on-the-Wold, disgraziatamente priva di parcheggio gratuito ma comunque munita di parcheggio a pagamento.

Anche Stow-on-the-Wold sembra svilupparsi su una strada in salita (o in discesa), aggrappata al dorso di una collina. Il che è curioso, visto che l’altezza massima che raggiungono le Cotswolds è 300 metri sopra il livello del mare.

A ogni modo, Stow-on-the-Wold, decisamente più grande e più popolata di Northleach, ha saputo offrirci quello che non avevamo trovato nella tappa precedente: un posto dove mangiare il Sunday Roast.

Sunday Roast
Yum!

Il Sunday Roast, come suggerisce il nome, è un tipico piatto domenicale inglese a base di carne arrosto (manzo, maiale, pollo; ma c’è anche la variante vegetariana!), patate al forno, Yorkshire pudding e verdure varie di contorno, il tutto generalmente immerso nel gravy. Il gravy è una salsa meravigliosa fatta col brodo che esce dalla carne in cottura; si mangia con le pie, con la verdura, con le patatine fritte (chips and gravy) e, naturalmente, con gli Yorkshire pudding.

Sebbene mi sia capitato di imparare a scuola che pudding in inglese vuol dire budino, di fatto lo Yorkshire pudding col budino c’entra veramente poco. Questo perché pudding vuol dire sì budino, ma con tre eccezioni che col budino non hanno niente a che vedere: lo Yorkshire pudding, appunto, il black pudding e l’haggis. Dal momento che gli ultimi due sono il primo una specie di salsiccia di sangue e grasso di maiale e cereali, e il secondo una sacca che contiene cuore, fegato e polmoni di pecora (leccornie scozzesi), direi che lo Yorkshire pudding resta comunque quello più vicino al dolce. Lo Yorkshire pudding è infatti una specie di bigné a forma di ciotolina, tipo una di quelle tartine chiamate vol-au-vent che mia madre preparava per Natale quando ero piccola: una pastella di uova, farina e latte o acqua, cotta al forno e servita come contorno a piatti che generalmente trasudano liquidi. A me piace moltissimo, anche perché fondamentalmente non sa di niente, ma asciuga il gravy che è un piacere.

Upper Slaughter, Cotswolds
Upper Slaughter e il cielo violentemente blu.

Appesantite dal Sunday Roast, io e le mie compagne di viaggio abbiamo fatto due passi digestivi per Stow-on-the-Wold prima di tornare sui nostri passi e provare a passare per le piccolissime Upper Slaughter e Lower Slaughter.

Il nome di queste due facce dello stesso paesino è piuttosto buffo, perché in inglese slaughter significa macello, massacro. Ero ultra curiosa di conoscere il motivo di questo nome così trucido dato a due paesini così graziosi. Ovviamente, la Lonely Planet aveva una risposta, che però mi ha lasciata un po’ delusa: il nome attuale deriva da sloughtre, che in Old English significa posto fangoso. Ancora meno poesia.

Upper Slaugther abbiamo trovato parcheggio sul ciglio della strada, a pochi metri da un banchetto al quale tre ragazzine stavano cercando di vendere limonata fresca ai pochi turisti assetati che passavano (non perché pochi fossero assetati, ma perché ne passavano effettivamente pochi).

Non so se è possibile parlare di centro di Upper Slaugther. Era un nugolo di casette in sasso, sonnacchiose nella luce calda del pomeriggio. La chiesetta se ne stava silenziosa nel mezzo del suo camposanto, giù al fiume c’era un piccolo guado con dei bambini che giocavano e una giovanissima coppietta coi piedi a mollo. Non passavano auto, c’erano solo il rumore delle cicale e quello dell’acqua. La pace.

Lower Slaughter, Cotswolds
Il mulino di Lower Slaughter.

La sorella di Upper Slaughter, Lower Slaughter, si è fatta trovare dopo una serie di tortuosissime stradine in mezzo ai campi; stradine che abbiamo percorso sperando di non incrociare nessuno per paura di doverci inventare qualcosa per riuscire a passare.

Tra le viuzze di Lower Slaughter c’erano più turisti, ma aveva anche lei l’aria un po’ assopita. Il mulino se ne stava placido accanto al fiumiciattolo lungo il quale una fila di casette in sasso dai giardini in fiore prendevano il sole. Io e le mie compagne di viaggio ci siamo fatte prendere dall’atmosfera rilassante e ci siamo concesse una pausa dissetante in un locale/ristorante/albergo dal soffitto bassissimo e il giardino freschissimo.

Intorno a noi sembravano esserci solo turisti, tanto che mi è venuto da chiedermi se per caso quelle casette dai giardini in fiore non fossero ormai solo case di vacanza. In effetti, a pensarci bene, non c’era molto altro da fare in quella cartolina di paesino. Vacanza, relax, gelato artigianale, candele alla lavanda, lana locale.

Lower Slaughter, Cotswolds
Pomeriggio estivo.

Di ritorno verso Oxford, con la mente ancora immersa nella bucolicità e nell’inglesità appena vissute, io e le mie compagne di viaggio abbiamo pensato bene di fermarci a comprare qualcosa da mangiare per cena nel nostro bell’appartamentino immerso nella bucolicità e nell’inglesità della campagna fuori Oxford.

Peccato che fosse domenica, e peccato che trovare un Tesco o un Saisbury’s aperto la domenica sia dannatamente difficile. Quando finalmente abbiamo scovato un supermercato in cui procacciarci del cibo, la stanchezza dei giorni precedenti ci era già precipitata sulle spalle, tanto da convincere il nostro buonsenso che una degustazione di junk food fosse esattamente quello che ci voleva per cena.

Panoramica verticale nel campo
Gli esperimenti fotografici della sottoscritta.

L’indomani abbiamo lasciato il nostro appartamento e ci siamo messe in marcia verso Stansted. Abbiamo fatto una sosta ad Aylesbury, semplicemente perché ci siamo perse Thame per strada, e Thame ci ispirava di più. Aylesbury non si è rivelata malvagia come cittadina: tra un centro commerciale e l’altro (apparentemente unica attrattiva della zona) siamo riuscite a trovare un posto in cui fare colazione. Era già quasi mezzogiorno, ma c’era ancora tempo per la mia English breakfast con salsiccia, bacon e hash browns.

Il nostro volo Ryanair è riuscito a non farsi cancellare, ma non è riuscito a non fare un paio d’ore di ritardo. Anche le compagnie low cost hanno i loro lati negativi, ahimè.

Mentre lasciavamo il Regno Unito, nonostante fossi un po’ triste per la vacanza finita con una velocità così incredibile e nonostante il mio stomaco si stesse addolorando molto perché per un po’ non avrebbe più potuto aspirare alla quantità di burro del cibo inglese, sorridevo. I viaggi on the road sono belli, anche quando sono brevi. L’auto ti permette di vedere il paesaggio che ti si srotola davanti, ti dà la libertà di decidere giorno per giorno e minuto per minuto dove andare e cosa fare. I viaggi on the road sono belli, sì, ma quello che fa la differenza non è tanto l’auto, non è tanto la distanza percorsa, non sono tanto le mete; quello che fa la differenza sono i compagni di viaggio.

Alla finestra nelle Cotswolds
Io e le mie compagne di viaggio a Lower Slaughter.

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