Il fascino della brughiera e quello delle pie

Terzo e quarto giorno di permanenza nel Devon: brughiera, cattedrali, passaggi sotterranei e una vera pie inglese.

Dartmoor, Devon.
Una passeggiata nel nulla.

Il lunedì mattina non c’è esattamente un sole che spacca le pietre ma se non altro non piove, né sembra fare troppo freddo. Le mie gambe non si lamentano più di tanto, quindi decido di prendere il bus e andare al Dartmoor National Park.

Prendo il bus 1 in direzione Tavistock, con l’intenzione di scendere in un posto chiamato Yelverton e prendere da lì un altro bus, che va sempre a Tavistock ma fa un altro giro e passa per Princetown, dove si trova il Dartmoor Visitors Centre.

Purtroppo mi accorgo troppo tardi che questo secondo bus passa per Yelverton solo tre volte al giorno. Ho quindi tre opzioni: aspettare qualcosa come quattro ore per prendere il prossimo bus utile e nel frattempo dare un senso alla mia permanenza a Yelverton facendo una passeggiata nel suo nulla; camminare fino a Princetown (due ore e passa di amabile passeggiata), sperando che le gambe reggano e che la strada non sia troppo in salita; prendere il prossimo bus che va diretto a Tavistock e da lì prendere il bus per Princetown.

Tavistok Pannier Market, Devon.
Il Pannier Market di Tavistock.

Dopo aver constatato che quattro ore a Yelverton equivarrebbero alla morte per noia, e dopo aver ritenuto poco sicuro camminare lungo una strada dritta in mezzo al nulla dove le auto raggiungono una discreta velocità, prendo il primo bus per Tavistock, ridente località a nord di Plymouth e famosa per il suo Pannier Market (almeno così dice la mappa esplicativa alla stazione dei bus). Si tratta di una cittadina larga due metri e lunga tre, con stradine microscopiche, edifici in sasso e negozietti che vendono prodotti locali. La popolazione dev’essere poco giovane, a giudicare dalla considerevole quantità di negozi e servizi dedicati agli over 65.

A Tavistock ho un’ora di attesa, nella quale giro un po’ la città, resisto alla tentazione di comprarmi un libro e trovo un piccolo e delizioso café che riesce nell’impresa fino a ora ritenuta impossibile di farmi consumare qualcosa a base di barbabietola. Lo smoothie è fucsia e sa un po’ di barbabietola ma molto di più di mirtillo e zenzero, quindi mi piace. Quando prendo il bus per Princetown abbasso l’età media dell’intero equipaggio, autista compreso, di almeno trent’anni, e faccio un po’ di esercizio di ascolto sui discorsi da paese tra i passeggeri, tutti rigorosamente nel marcato accento locale.

Pulmann nella brughiera.
La brughiera vista dal bus.

Il panorama dal finestrino del bus è stupendo: si passa dalle zone residenziali di Tavistock alla campagna verde e attraversata da viuzze strette strette e costeggiate da siepi. Ogni tanto in lontananza si vedono fattorie o costruzioni in sasso: una di queste ultime è una boarding school, o almeno così capisco dai discorsi degli altri passeggeri. Una scuola/collegio dove gli studenti, oltre a frequentare le lezioni e a consumare i pasti, dormono in appositi dormitori. Come Hogwarts!

Dopo un po’ la campagna verde e ordinata lascia spazio a una brughiera che, checché ne dica mia madre, non ha assolutamente niente a che vedere con quella parte di Brianza che chiamiamo brughiera. Sto entrando a Dartmoor: la brughiera qui è aspra e ruvida, una distesa a perdita d’occhio di erba punteggiata di cespuglietti un po’ secchi, mucche felici e pecore dall’aria sofficissima. Ogni tanto in lontananza si vede una collinetta sul cui cocuzzolo svetta una strana conformazione rocciosa nominata Tor.

Guardo fuori dal finestrino del bus e penso che sì, Peter Jackson avrà visto la sua Nuova Zelanda nelle descrizioni della Terra-di-mezzo di Tolkien, ma di sicuro il Professor T aveva in mente la campagna inglese quando disegnava la Contea, e la brughiera quando raccontava il viaggio della Compagnia dell’Anello. Dire che sono affascinata dal panorama è un puro eufemismo.

Princetown Church, Dartmoor.
Grim.

È per questo che quando arrivo a Princetown ci resto un po’ male. Il paesino è piccolo e grigio, e il tempo decisamente bigio non migliora la situazione. Appena il bus entra in paese ho una bella visuale della prigione, la quale può essere descritta solo con la parola inglese grim, sinistro.

La signora dietro il bancone del Dartmoor Visitors Centre è adorabile e mi indica una passeggiata nella brughiera appena fuori dal paese. Il tempo a mia disposizione è infatti poco, dal momento che devo prendere il bus verso Tavistock alle tre se voglio arrivare a Plymouth prima delle nove di sera: naturalmente anche i bus di ritorno da Princetown hanno una cadenza quasi settimanale.

La passeggiata è piacevole: appena mi lascio alle spalle l’ultima casupola del paese seguendo un tracciato che una volta era una linea ferroviaria, mi ritrovo circondata dalla brughiera. Incrocio diversi esponenti dell’estrema gioventù locale e un pony.

Il tempo non è dei migliori e fa freddino, ma il paesaggio non perde un solo grammo del suo fascino.

Vista sulla brughiera del parco di Dartmoor, Devon.
La brughiera. In fondo si intravede il Mastino dei Baskerville.

È tutto molto bello finché non ritorno a Princetown per prendere il bus. Il paesino sembra ancora più depresso dopo aver visto la brughiera che lo circonda.

Il ritorno scorre liscio, l’autista del bus per Tavistock è lo stesso che mi ha portata a Princetown e il paesaggio è sempre bello. Mentre attraversiamo una delle zone residenziali, vedo un gatto tigrato scuro che scruta la strada dal tetto di una casa: mi convinco che sia Minerva McGonagall, la professoressa di Trasfigurazione di Hogwarts, intenta a vegliare sul prossimo Harry Potter.

A Tavistock c’è subito un bus per Plymouth, che raggiungo in meno di un’ora: ho tutto il tempo per farmi assalire da stanchezza e mal di testa.

Facciata della cattedrale di Exeter, Devon.
La cattedrale di Exeter.

Il giorno dopo è il turno di Exeter, sempre nel Devon, che Wikipedia definisce una cathedral city.

Questa volta niente mezzi di trasporto pubblico: un’amica del mio amico deve recarsi a Exeter per lavoro e ci può dare un passaggio. Daje!

Prima della costruzione della cattedrale che la porta a meritarsi questo nome, Exeter era il sito di una fortezza romana datata 55 d.C.; la cinta muraria che la circondava era ampia due miglia. Dopo i Romani ci sono stati prima i Sassoni e poi i Normanni.

La costruzione della cattedrale, in stile normanno, è cominciata nel 1114. Tra il 1270 e il 1350 ha però avuto luogo un processo di ricostruzione di appena ottant’anni che ha portato la cattedrale di Exeter ad assumere una forma tutta diversa, sul gotico. Dell’originale cattedrale normanna restano le due torri, ora transetti, e le parti più basse delle pareti della navata. La porta della cattedrale guarda verso ovest: chiunque entri si troverà quindi a camminare verso est, in direzione dell’altare.

La volta della cattedrale di Exeter.
La navata della cattedrale di Exeter e il suo meraviglioso soffitto a volte.

L’ingresso alla cattedrale di Exeter costa £7.50, ma la visita guidata è gratis e dura un’ora abbondante. Il signore che ha guidato il mio gruppo era simpatico e molto informato, oltre che palesemente innamorato della cattedrale e della sua storia. Ne è risultato un tour davvero molto interessante e ricco di curiosità.

Tra le cose che più mi hanno colpito della cattedrale di Exeter (il marmo non lucidato delle colonne, le altissime finestre decorate, il meraviglioso soffitto a volte: il più lungo del suo genere al mondo), merita una menzione particolare il fatto che nel Medioevo metà della costruzione fosse adibito a mercato e centro pulsante della vita della città.

La cattedrale è infatti suddivisa in due zone: la navata, prima dei due transetti ovvero le torri normanne, dove ora si siedono i credenti; il Quire (che si pronuncia esattamente come la parola choir), dove siede il coro (in inglese choir), che si trova dietro il pulpito e l’organo.

Dal momento che la navata era adibita a mercato, capitava che ci bazzicassero anche i cani randagi della città: per questo motivo si è resa necessaria la presenza di una figura specifica col compito di cacciare i cani in caso arrivasse qualcuno di importante. Questa ruolo era ricoperto dal Dog Whipper, il Frustacani, un personaggio perfetto per una favola dei fratelli Grimm.

Oltre al Dog Whipper, nei registri della cattedrale risulta un compenso mensile destinato a sfamare il gatto incaricato di tenere i topi lontani dall’orologio astronomico (copernicano, quindi con la Terra al centro dell’universo): una meraviglia datata 1484 il cui meccanismo a funi lubrificate con grasso animale attirava ratti, pantegane e probabilmente anche nutrie.

Interno della Exeter Cathedral, Devon.
La grande finestra orientale della cattedrale di Exeter.

Il gigantesco organo scuro che si trova sul pulpito separa la navata dal Quire e, secondo la guida, è un po’ come la Marmite: o lo ami o lo odi, dal momento che è bello, ma la sua posizione impedisce di ammirare la volta per intero. Le canne dell’organo hanno dimensioni comprese tra i trenta centimetri e gli undici metri, dice la guida indicando una parete del transetto meridionale, dove le canne più lunghe e più larghe dell’organo sono inspiegabilmente passate inosservate.

Attorno alla cattedrale c’è una cornice di edifici dall’aria molto medievale e molto inglese, decisamente pittoreschi e probabilmente pieni di locali e tea room non esattamente economici. Dalla cattedrale basta camminare pochi minuti per raggiungere il Quay (una parola che mi ha dato non poco filo da torcere a causa della sua per niente intuibile pronuncia: incontrata la prima volta al Circular Quay di Sydney, ci sono rimasta quasi male quando ho scoperto che si legge come key; il significato è molo). Exeter Quay si trova sulla riva del fiume ed era un tempo un importante porto commerciale che esportava la lana, ricchezza della zona, in tutta Europa.

Il centro di Exeter ha qualche angolino decisamente pittoresco, ma è anche molto piccolo e con poche attrazioni all’infuori della cattedrale e degli Exeter’s Underground Passages, una serie di passaggi sotterranei costruiti per ospitare il sistema di tubature che portava l’acqua fresca dalle fonti della zona al centro della città medievale.

Il centro di Exeter, Devon.
Il centro di Exeter.

Il giro in questa specie di Exeter Sotterranea costa £6.00, è rigorosamente guidato e dura circa un’oretta. Altamente sconsigliato a chi soffre di claustrofobia per via degli spazi ristretti e del fatto di essere, you know, sottoterra.

La nostra guida è sorprendentemente frizzante e solare, nonostante il suo lavoro comporti non vedere la luce del sole neanche col binocolo. Per entrare nei passaggi è necessario indossare un caschetto protettivo e camminare in fila indiana, naturalmente.

La storia della nascita di questi passaggi è semplice: siamo nel Medioevo, il vescovo della cattedrale vuole l’acqua corrente e finanzia un sistema di tubature di piombo per portare l’acqua di fonte fino nel centro della città. Questo sistema di tubature fa però acqua da tutte le parti (ah ah ah), quindi è necessario effettuare riparazioni piuttosto spesso. Per riparare le tubature bisogna scavare, aprire le strade, cosa che crea non pochi disagi alla popolazione. Da qui la geniale pensata: costruiamo dei passaggi in muratura attorno ai tubi, così che sia più facile raggiungerli per ripararli! E così viene fatto.

Si chiamano passaggi e non tunnel perché sono stati costruiti attorno ai tubi dopo aver letteralmente aperto le strade: apri una fossa, ci posi la tubatura, ci costruisci attorno una bella galleria in mattonelle con tanto di arco elegante, seppellisci nuovamente tutto.

Exeter Cathedral Close, Devon.
Exeter. La costruzione al centro è Exeter Cathedral Close, dove le tubature medievali portavano l’acqua da fuori città.

Con la crescita della popolazione cittadina è poi stato necessario aggiungere altri passaggi e allungare quelli già esistenti. I passaggi più recenti sono però più grezzi, perché nel frattempo è passata una cosa chiamata Peste Nera, che ha decimato la popolazione e ucciso la metà di tutti i bravi artigiani che avrebbero potuto costruire dei passaggi belli come quelli medievali.

La cattedrale si è poi giustamente chiesta: a che pro costruire dei passaggi belli belli, con materiali pregiati, se tanto se ne stanno sottoterra al buio e all’umido e nessuno li può vedere tranne i poveri disgraziati che fanno le riparazioni (i quali erano armati di una candela, quindi probabilmente non li vedevamo bene neanche loro)? Tanto vale usare materiale meno prezioso e duraturo e fare una copertura a piramide tronca. Alla faccia del materiale meno duraturo: i passaggi sono ancora lì.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Exeter è stata vittima del Baedeker Blitz, una serie di attacchi messi in atto dalla Luftwaffe tedesca in seguito al bombardamento della città di Lubecca nel 1942. Pare che Hitler se la sia presa talmente tanto per la distruzione di quello che era un gioiello medievale, ora patrimonio UNESCO, che ha ordinato di bombardare tutte le città inglesi alle quali una nota guida turistica (la Baedeker Guide, appunto) aveva assegnato almeno tre stelle per la loro importanza storica. Exeter era una di queste, assieme a Bath, Norwich, York e altre.

Widecombe-in-the-Moor, Devon.
Inglesità.

L’attacco ha distrutto parte della cattedrale (molti tesori erano stati fortunatamente portati in salvo in vista di un attacco), poi ricostruita. La popolazione era scappata nelle campagne, ma chi restava in città aveva un posto sicuro dove rifugiarsi: i vecchi passaggi sotterranei, che non erano minimamente adatti a ospitare per ore masse di persone terrorizzate, e che soprattutto non erano abbastanza in profondità per essere effettivamente a prova di bomba. Una favola.

Il nostro tour a Exeter si conclude con una lunghissima passeggiata nel campus dell’Università: grandissimo, bellissimo, fornito di pub.

Sulla strada di ritorno verso Plymouth passiamo per il Dartmoor National Park, dove la brughiera dà prova di essere un ambiente stupendo in qualsiasi condizione atmosferica. Nell’arco di pochissimo tempo possiamo infatti godere degli ultimi raggi di sole, di uno scroscio di pioggia non tanto primaverile e di una considerevole quantità di nebbia.

Tramonto su Dartmoor
Luce divina sulla brughiera.

La cena a base di Beef and Ale Pie viene consumata in un locale che potrebbe essere più inglese di così solo se a spillarmi la birra ci fosse la regina vestita da Harry Potter.

Quando arriviamo a Plymouth ho lo stomaco talmente pieno e sono talmente stanca che per stare sveglia devo chiedere al mio corpo di compiere uno sforzo sovrumano.

Per il giorno dopo è prevista una gita tranquilla sulla Tamar Valley Line, la linea ferroviaria che collega Plymouth a un paesino chiamato Gunnislake, appena dopo il confine con la Cornovaglia.


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