Siamo stati formati

La volta che ho vinto un viaggio nel tempo che mi ha riportata più o meno al liceo è stato quando ho seguito il programma di formazione Manpower in vista del mio lavoro a Expo Milano 2015.

Mappa di Expo 2015
Expo era a forma di pesce.

Dov’eravamo? Ah, sì. Le sei ore di attesa per firmare un contratto. Era il 30 marzo 2015.

Il primo aprile aveva inizio il suddetto contratto, e con esso il mese di formazione Manpower che avrebbe trasformato circa 600 ignari candidati in un battaglione di FOP, divisi in ATL e OGE. Queste non sono brutte malattie, ma semplici sigle. Di seguito una tabella esplicativa.

Field Area Operatore
Operations Team Grandi
Project Leader Eventi

Eravamo tantissimi, divisi in classi di dimensioni varie, dai quindici, venti studenti ai trenta. Facevamo cinque giorni di lezione a settimana, otto ore al giorno. Un po’ come tornare a scuola, in un certo senso, solo che essendo a tutti gli effetti sotto contratto venivamo pagati. Per stare seduti in aula a lanciarci aeroplanini di carta. Un sogno.

La mia era l’aula 24, un’accozzaglia di provenienze e lingue diverse, un insieme di curriculum fighi e menti più o meno brillanti (indoviniamo un po’ a quale punto della scala della brillantezza si trovava la mia). Sono bastati i primi cinque minuti di lezione a farci ripiombare nelle dinamiche da liceo.

Io ero naturalmente la secchiona in prima fila, con la differenza che non avevo scelto il banco in prima fila perché secchiona: sono talpa, lo scopo era vedere la lavagna senza sentire il bisogno di strapparmi gli occhi. Precisiamolo. Non prendevo appunti da sei anni, ogni volta che a metà spiegazione mi cadeva l’occhio sul quaderno del mio compagno di banco venivo colta da un moto di sconforto senza precedenti. Finiva che copiavo da lui.

Nell’era di Whatsapp e Google, l’esperienza liceo si è naturalmente rinnovata, tanto che spararsi palline di carta bavosa con una cerbottana di fortuna non è più l’apice del divertimento (ma guardiamoci in faccia: lo è mai stato?); il divertimento è mandarsi foto sul gruppo classe di Whatsapp. I soggetti sono vari: la compagna di classe in coma, la lista delle parole più pronunciate durante la lezione, la foto della docente di turno paragonata a un personaggio di The Big Bang Theory.

Lo ammetto: mi sono divertita un sacco.

Blocco appunti, penna, tesserino Expo 2015
Kit di benvenuto: ci sarà da prendere appunti.

Il percorso formativo cominciava con una utilissima lezione introduttiva al sito espositivo, allora ancora un simpatico cantiere. Dopo una prima occhiata alla mappa era chiaro che saremmo andati a lavorare all’interno di un gigantesco pesce. Questa era indubbiamente la forma alla quale si erano ispirati gli architetti e gli ingegneri che avevano lavorato al sito: la testa del pesce a est, nel parcheggio dell’accesso Roserio; l’occhio era il Lake Arena, a nord; la coda a ovest, a Triulza.

Il resto del programma formativo comprendeva lezioni di gestione emergenze (“In caso di evacuazione… attaccate a correre!”), contrattualistica, sicurezza in cantiere e sul luogo di lavoro (“Ogni lavoratore deve indossare i DPI… voi ridete, ma sono cose serie!”), comunicazione, customer care (“Per finire parleremo di come approcciarsi ai disabili e ai volontari…”). Praticamente il tipo di formazione previsto dal nostro contratto di apprendistato.

Dialetto napoletano, Expo 2015
La fortuna di avere compagni di classe da tutta Italia: si imparano lingue nuove!

Il mese di formazione è stato un periodo di spensieratezza, scherzi ai compagni di classe, regressione all’età infantile, nuove amicizie e primi tentativi di familiarizzazione con il sistema elettronico delle timbrature.

Il fatto che per un evento come Expo, unico nel suo genere, tutto fosse in continuo cambiamento, incluso (soprattutto) il nostro ruolo, implicava una certa aria di mistero circa quello che avremmo fatto nello specifico in qualità di FOP.

Una cosa era sicura: avremmo dovuto segnalare come se non ci fosse un domani ogni minima criticità e ogni minima faccenda a un’entità superiore chiamata EC3. La Centrale di Comando e Controllo. Oooooh.

Un giorno è finalmente arrivato un docente molto giovane e molto alto, che si è allegramente presentato come uno dei tecnici che lavoravano in centrale.

“Quale centrale?”

“EC3.”

“Tu sei EC3?”

“Ehm, più o meno.”

“Ma allora hai le risposte!”

Inutile dire che il poveretto si è trovato in tempo zero sommerso da quesiti, dubbi amletici e domande varie su praticamente tutto. Quel giorno abbiamo cominciato a capire un po’ più nello specifico ma comunque in teoria cosa volesse dire essere OGE. Avremmo avuto sei mesi interi per apprendere appieno il significato di quella sigla.

Logo divisa FOP, Expo 2015
Pure le nostre divise avevano qualche dubbio. FFT? Impronunciabile.

Al termine del mese di formazione non sapevamo ancora cosa ci aspettava. Nessun percorso di studi avrebbe potuto prepararci a tutto quello che avremmo vissuto.

Per il primo maggio, giorno dell’inaugurazione, eravamo comunque più o meno pronti ad affrontare l’ignoto che ci si parava davanti. Armati di accredito e magnifica divisa in cinque tonalità di blu diverse (una per ogni capo) abbiamo varcato i tornelli e siamo entrati nella fossa dei leoni.


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?

Cosa ne pensi?