Un ghiacciaio finto e due kiwi con le ali

La volta che ho visto da vicinissimo un ghiacciaio senza avere freddo, quello era un ghiacciaio finto e io ero in Nuova Zelanda e avevo appena incontrato due kiwi di quelli con le ali.

Kaikoura, Nuova Zelanda
Kaikoura, sulla costa orientale dell’isola meridionale.

Ma andiamo con ordine. Nelle puntate precedenti del racconto delle mie bellissime tre settimane a zonzo tra le due isole del Paese dei kiwi (sia quelli senza ali che quelli con le ali) io e le mie compagne di viaggio abbiamo visitato un villaggio hobbit, ammirato un cielo stellato in una grotta (SPOILER: erano vermi luminosi) e visto i primi raggi del sole che dall’orizzonte piatto dell’Oceano Pacifico sfioravano molto poeticamente le cime innevate delle Alpi Neozelandesi (ma anche tanti cuccioli di otaria che giocavano).

Il nostro itinerario si snodava da nord a sud, e la tappa che seguiva Kaikoura, ridente paesino appoggiato tra alpeggi svizzeri e scogli colmi di otarie immersi nell’Oceano Pacifico, era Franz Josef, sulla costa occidentale dell’isola meridionale.

Come girare la Nuova Zelanda in auto: un itinerario di tre settimane

Per raggiungere Franz Josef abbiamo attraversato parte delle Alpi Neozelandesi, abbiamo guidato in mezzo a paesaggi selvaggi e bellissimi, abbiamo temuto di restare senza benzina perché la presenza di distributori era più unica che rara, abbiamo incontrato mandrie di mucche guidate da mandriani a cavallo (ovviamente in mezzo alla strada), abbiamo attraversato boschi avvolti nell’oscurità totale e siamo arrivate al nostro ostello a sera inoltrata e stanchissime.

Perché Franz Josef? Perché questa traversata, perché tutte queste ore di auto a cantare le canzoni di Frozen per far passare il tempo tra una sosta tramezzino e l’altra?

Per andare a vedere il Franz Josef Glacier, un ghiacciaio lungo una dozzina di chilometri che scende dalle Alpi Neozelandesi meridionali per fermarsi ad appena 300m sopra il livello del mare.

La cittadina di Franz Josef è una base perfetta per qualsiasi escursione verso il ghiacciaio, dalla più semplice alla più impegnativa. E io e le mie compagne di viaggio non vedevamo l’ora di metterci in marcia, dopo una sana notte di riposo, per andare a toccare questo ghiacciaio al quale manca tanto così per sfiorare il mare.

Il mattino seguente, dopo la sana notte di riposo, pioveva. Tanto. Diluviava. A catinelle.

Mandriano e mandria, Nuova Zelanda
Mandriano e mandria.

Mentre guardavamo fuori dalla finestra le gocce di pioggia torrenziale che cadevano sulle lucide e verdissime foglie della fittissima vegetazione che avvolgeva il nostro ostello, io e le mie compagne di viaggio abbiamo dovuto fare i conti (non per la prima volta) con la difficoltà di girare la Nuova Zelanda all’inizio del piovoso inverno con una tabella di marcia serrata come la nostra. Il nostro itinerario prevedeva due notti a Franz Josef, con un solo giorno intero. E in quell’unico giorno pioveva. Tanto. Che fare?

Alla reception dell’ostello ci hanno consigliato di andare a dare un’occhiata al West Coast Wildlife Centre, un luogo a prova di pioggia torrenziale dove avremmo potuto vedere dal vivo i kiwi. L’animale, non il frutto. È bastato che dicessero kiwi per catturare la nostra attenzione, e in men che non si dica eravamo all’ingresso del centro a fare il biglietto.

Abel Tasman National Park, Nuova Zelanda
Non si potevano fare foto ai kiwi, quindi ecco un panorama dell’Abel Tasman National Park, un po’ più a nord di Franz Josef.

Il kiwi è l’animale simbolo della Nuova Zelanda, talmente famoso da dare il suo nome a qualsiasi cosa abbia a che fare con il suo Paese natale: i neozelandesi chiamano se stessi kiwi, l’accento neozelandese è detto kiwi accent, i prodotti neozelandesi sono kiwi.

Il kiwi è un uccellino tondeggiante e dalle ali troppo piccole per essere adatte al volo, ma dalle zampe forti e perfette per il sottobosco, il suo habitat naturale. Sorprendentemente, è imparentato con gli struzzi e con gli emu, nonostante l’evidente differenza di stazza.

Il kiwi è famoso per l’assurda dimensione, in proporzione al suo corpo, delle uova che la femmina è in grado di deporre: fino a un quarto del suo peso. Comprensibilmente, la femmina depone solitamente solo un uovo per ogni stagione di accoppiamento.

Un altro dei motivi della fama del kiwi è la sua drammatica vicinanza all’estinzione. Ne esistono cinque specie, di cui una non ancora a rischio estinzione (definizione corretta: prossima alla minaccia); le altre sono comunque specie vulnerabili, quindi a rischio. Le specie messe peggio contano poche migliaia di kiwi (addirittura poche centinaia nel caso di una sottospecie del kiwi bruno).

Kiwi asociali
I kiwi sono creature asociali!

Se il kiwi se la passa così male è perché la Nuova Zelanda ha avuto la sfortuna di essere colonizzata quando ancora non si conoscevano gli ingenti danni che l’introduzione di specie estranee può causare all’ecosistema di un’isola. Belle queste montagne, pensavano i coloni, sarebbe bellissimo poterci cacciare i cervi, se solo ce ne fossero… perché non ce li portiamo? E queste colline perfette per far pascolare mucche e pecore? E i cani? E i gatti? Non vogliamo forse metterceli?

Il kiwi vive nel sottobosco e del sottobosco; non aveva grossi predatori e le sue uova erano al sicuro, prima dell’arrivo dei nuovi coinquilini. Ma dopo…

Quando ho finalmente incontrato i kiwi al West Coast Wildlife Centre di Franz Josef, ho potuto ammirare un’altra peculiarità di questo timido uccellino difficilissimo da vedere in natura. Quando corrono, i kiwi lo fanno con un modo tutto loro; e su quelle zampotte corte e forti sono stupendi e buffissimi. Sarei rimasta a guardarli correre qua e là per ore, nella sala pensata appositamente per loro e adattata alle loro abitudini di animaletti notturni (abitudini forse nate dalla necessità di nascondersi dai nuovi predatori, inclusi i primi umani).

Ma il West Coast Wildlife Centre di Franz Josef aveva in serbo per me e per le mie compagne di viaggio una sorpresa: un ghiacciaio finto! Dopo la visita ai simpaticissimi kiwi c’è infatti una sala interamente dedicata al Franz Josef Glacier, con tanto di sezione di ghiacciaio ricostruita e visitabile: tunnel di ghiaccio finto nei quali infilarsi per provare l’ebbrezza di essere sul ghiacciaio ma senza dover sentire freddo! Tutte le ore passata a cantare Let it go in auto avevano finalmente senso.

Come girare la Nuova Zelanda in auto
In mancanza di foto del ghiacciaio non visitato causa pioggia torrenziale, ecco un lago neozelandese.

Il resto della nostra piovosa giornata a Franz Josef, a due passi dal ghiacciaio ma ancora impossibilitate a raggiungerlo, è trascorsa in assoluto relax: film, sauna in ostello (ebbene sì: alcuni ostelli hanno la sauna), sonnellino, imbarazzante partita a biliardo, cena. Viaggiare per settimane è bellissimo, ma anche molto stancante, soprattutto quando la tua unica fonte di energia e sostentamento sono i magri pranzi ai quali io e le mie compagne di viaggio eravamo abituate: tristissimi tramezzini ripieni di tristissime fettine di tristissimo prosciutto e tristissimo formaggio. Una giornata di riposo ci voleva.

Il giorno dopo, ironicamente, non pioveva.

Noi però dovevamo partire alla volta della nostra prossima tappa: Queenstown! Avremmo lasciato Franz Josef per dirigerci a sud seguendo la costa, fino a raggiungere la capitale neozelandese degli sport estremi. Poche ore di auto e ci saremmo trovate in questa deliziosa cittadina sistemata sulle coste del Lago Wakatipu.

Purtroppo non era della stessa idea il poliziotto che ci ha fermate a pochi chilometri da Franz Josef. La strada era chiusa a causa di una frana che ne rendeva impraticabile un tratto di pochi chilometri. Forse riaprirà più tardi, diceva, forse riaprirà domani, forse dopodomani.

Purtroppo per noi, quella era l’unica strada sulla costa occidentale dell’isola per raggiungere Queenstown.


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?


Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.