Code chilometriche per fare una foto con un toro di bronzo

La volta che ho perso la metro a New York mi ero alzata all’alba apposta per quello (anche se in realtà lo scopo era andare a Ground Zero). Anche se sarebbe più corretto dire che sono entrata in metro sul lato sbagliato del binario e, una volta uscita, il tornello per l’ingresso al lato opposto non mi ha più fatta entrare. Diceva che dovevo aspettare almeno mezz’ora, se non ricordo male.

Non mi era mai successa una cosa simile, ma effettivamente non sono mai andata molto d’accordo con le metropolitane: sottoterra il mio senso dell’orientamento mi abbandona. Maledetto.

Ground Zero, New York.
Ground Zero.

Tornando a New York, io e la mia compagna di viaggio abbiamo litigato un po’ col tornello, abbiamo inveito un po’ contro i trasporti newyorkesi e poi ci siamo arrese e siamo andate a piedi. Avevamo la prenotazione per l’ingresso a Ground Zero e non potevamo permetterci di arrivare tardi.

Ground Zero è il memorial costruito per ricordare l’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Si trova proprio dove un tempo c’era il World Trade Center ed è possibile visitarlo senza pagare nessun biglietto. Immaginando che ci sarebbe stata della coda, avevamo prenotato sul sito e abbiamo solo dovuto ritirare i biglietti. È possibile lasciare un’offerta per il mantenimento del memorial.

Non sono una fan dell’estremo patriottismo americano, ma una cosa la devo ammettere: coi memorial ci sanno fare. Quando si tratta di memorial riescono a mascherare almeno un po’ quel loro onnipresente orgoglio di essere il paese più libero e più democratico e più tutto della terra. Sulle bandiere a stelle e strisce non fanno certo economia, questo mai, però riescono a celebrare la patria e i suoi cittadini in modo sobrio e toccante. Il che è a parer mio sorprendente, da una nazione che festeggia la propria indipendenza con parate al limite del kitsch e che tende a ignorare il resto del mondo in favore della propria grandezza.

Statua della Libertà, New York.
Miss Liberty!

Ero scettica nei confronti di Ground Zero, non sapevo cosa aspettarmi. Ho trovato un’oasi di silenzio nella metropoli, con erba verde e alberi e due enormi piscine quadrate dove una volta c’erano le basi delle Torri Gemelle. L’acqua scorre verso il fondo delle piscine e tutti leggono in silenzio le centinaia e centinaia di nomi delle vittime: chi quel giorno lavorava, chi viaggiava sull’aereo, chi è accorso ad aiutare. Fa venire i brividi, anche perché l’attacco alle torri l’abbiamo vissuto un po’ tutti tramite la televisione. I media ce l’hanno fatto sentire vicino, e gli Stati Uniti stessi sono stati abilissimi a farla sembrare una ferita anche nostra.

Dopo il silenzio e la pelle d’oca di Ground Zero, è stata la volta di Wall Street, che è poco distante.

Io non lo sapevo, ma a quanto pare il simbolo di Wall Street è un grosso toro di bronzo piazzato in mezzo alla strada. Evidentemente ero l’unica a ignorare la cosa, visto che dietro il toro c’era un coda chilometrica di gente che voleva farci la foto assieme. Sia io che la mia compagna di viaggio abbiamo ponderato per un momento, chiedendoci se fosse il caso di metterci in coda anche noi. Ma la tabella di marcia era serratissima e non potevamo permetterci ritardi. E il toro neanche era così bello.

Battery Park è il luogo dove gli immigrati di fine ‘800 e inizio ‘900 approdavano dopo il passaggio obbligatorio a Ellis Island per i vari controlli. È un parco molto grande e molto verde che si trova proprio sulla punta sud di Manhattan. Da qui partono i vari battelli sull’Hudson River e sull’East River, e da qui siamo partite anche noi sulla nostra bella crociera fluviale.

Brooklyn Bridge, New York.
Il Ponte di Brooklyn.

Tralasciando la mia antipatia per le navi che ondeggiano e mi mettono in subbuglio lo stomaco, il giro sul fiume è molto carino, oltre che un classico intramontabile. Il fiume è un punto di vista diverso e molto scenografico per vedere Manhattan e la sua skyline. Il giro di solito comprende una tappa su Liberty Island per vedere da vicino la Statua della Libertà, ma io sono la solita fortunata e Miss Liberty era chiusa per restauro. Too bad. Siamo però passati sotto il Ponte di Brooklyn, che è sempre bellino da vedere.

A proposito del Ponte di Brooklyn: è possibile attraversarlo a piedi, la passeggiata pedonale si trova proprio sopra la strada trafficata e la vista è molto bella. Sul lato di là c’è Brooklyn, con un lungofiume panoramico bellissimo perfetto per vedere i grattacieli di Manhattan che cambiano colore col tramonto.

Ero proprio su quel lungofiume quando mi sono resa conto dell’immane quantità di chilometri che avevo percorso e mi sono sentita incredibilmente stanca. Ma la giornata non era finita! Mancava Times Square illuminata, una cosa da non saltare per niente al mondo.

Times Square è quella piazza che nasce dall’incontro tra Seventh Avenue e Broadway. Broadway è quella strada che attraversa New York (non solo Manhattan) fregandosene altamente dell’ordine seguito dalle altre strade, che sono tutte belle a foglio quadrettato. Broadway deve infatti fare di testa sua e tagliare tutto in diagonale (dando vita a strane costruzioni quale il Flat Iron Building, così chiamato per la sua appuntita forma a ferro da stiro). Oltre a questo, è famosa anche per i teatri e i musical, e infatti è piena zeppa di locandine e poster di spettacoli. E di luci.

Times Square, New York
Times Square con i suoi mega cartelloni pubblicitari.

Times Square è la ultra illuminata piazza dove ogni 31 dicembre milioni di persone aspettano ore e ore che la maledetta palla di Capodanno cada allo scoccare della mezzanotte. Wow.

Oltre a questo, Times Square è con ogni probabilità il posto con il più alto utilizzo di elettricità al mondo. Le bollette della luce da quelle parti devono essere astronomiche. Non scherzo: ero in cima all’Empire State Building e stavo cercando di orientarmi quando una specie di faro nella notte mi ha indicato la posizione di Times Square, luminosa più che mai.

Un tale dispiego di lampadine e neon merita almeno una serata alla luce delle varie insegne (e poi la chitarra dell’Hard Rock Café è fighissima). Si consiglia l’uso della protezione solare, io credo di essermi abbronzata.

Anche la visita a Central Park del giorno dopo avrebbe richiesto la protezione solare.


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