L’indescrivibile baia magica e la sorprendente grotta a sorpresa

La volta che ho creduto di essere capace di usare un kayak e invece mi sbagliavo ero in crociera ad Halong Bay, in Vietnam.

La ricerca della crociera perfetta era cominciata quasi prima della ricerca del volo per la Cambogia. Per dire. Io e le mie compagne di viaggio conoscevamo la fama di posto magico di Halong Bay, una baia nel nord del Vietnam affollatissima di isolotti e scogli ricoperti di vegetazione. E turisti, naturalmente. Un posto del genere non poteva essere famosissimo e non visitato da orde di cinesi armati di fotocamera.

La Lonely Planet, nostra bibbia, diceva che Halong Bay era imperdibile. TripAdvisor diceva che Halong Bay era imperdibile. Le foto trovate su Internet dicevano che Halong Bay era imperdibile. Abbiamo cominciato a pensare che ne valesse davvero la pena.

Halong Bay vista da Ti Top Island
Ne sarà valsa la pena?

Per visitare Halong Bay è necessario affidarsi a una delle innumerevoli agenzie che organizzano viaggi in barca sulla baia. Ci sono gite da un giorno, gite da due giorni, gite da tre giorni: un po’ di tutto. Noi si tendeva naturalmente all’opzione più economica possibile, ma l’idea di fare una breve crociera, anche solo di una notte, per rilassarci e ammirare il panorama dopo aver attraversato mezza Indocina non era facile da ignorare. Come se non bastasse, la nostra bibbia Lonely Planet consigliava caldamente di dedicare del tempo alla baia, e di spendere almeno un centinaio di dollari americani per una crociera di due giorni e una notte. Il rischio di una spesa inferiore, diceva, era di ritrovarsi a navigare coi topi, o di trovarsi qualcosa di andato a male nel piatto; o di ritrovarsi un topo andato a male che navigava nel piatto.

Non è stata una scelta facile. Cento dollari per due giorni sforavano un bel po’ la media del nostro budget giornaliero (grazie, sud-est asiatico, per essere così commoventemente economico!). Però le foto di Halong Bay erano una specie di canto della sirena, e non potevamo certo ignorarlo. Abbiamo tergiversato un po’ (svariate settimane, a dire la verità), ma alla fine ci siamo decise per una delle infinite agenzie, il tutto a pochissimi giorni dalla crociera.

C’era solo un problema: non c’era la possibilità di pagare l’anticipo online, e noi saremmo arrivate ad Hanoi solo la sera prima della partenza della crociera, troppo tardi per poter passare in agenzia con i contanti. Ma l’agenzia aveva una soluzione che assolutamente non puzzava neanche un po’: un operatore sarebbe venuto apposta al nostro ostello per prendere i soldi. E noi glieli avremmo dati, sulla fiducia che il mattino successivo sarebbbe arrivato un bus a prenderci per portarci ad Halong Bay.

Sulla fiducia. Dopo aver letto delle innumerevoli truffe ai danni dei turisti che la creatività di alcuni vietnamiti riesce a partorire, noi avremmo dato tutti quei soldi in contanti a un operatore dell’agenzia, sulla fiducia.

Alba ad Halong Bay
Il panorama dalla nostra cabina. Se avessimo saputo fin da subito che sarebbe stato così…

Infatti non l’abbiamo fatto, e l’operatore è venuto a prendere i soldi il mattino della partenza, proprio quando è arrivato il bus. A quell’ora eravamo ormai rassegnate all’idea di finire su una bagnarola piena di ratti che avrebbe scaricato bidoni di rifiuti nella baia. Basta farsi un giro tra le peggiori recensioni di TripAdvisor per convincersi che il karma non sarà affatto magnanimo. Sul bus ci attendevano però ben due piacevoli sorprese: una guida dall’inglese molto comprensibile e con un senso dell’umorismo decisamente condivisibile, e un carico di simpatici signori australiani in età da pensione. Australiani in età da pensione uguale gita non necessariamente fuffa o da backpacker poracci! C’erano ancora speranze di non trovare topi sulla barca.

Il viaggio da Hanoi ad Halong Bay è durato più di due ore, e si è svolto come credo la maggior parte dei viaggi organizzati di questo tipo: con una sosta bagno a metà strada situata strategicamente di fronte a un gigantesco negozio di souvenir e prodotti vietnamiti pensati apposta per i turisti. Siamo arrivati ad Halong Bay poco prima di mezzogiorno, in tempo per il check-in.

Mentre attendevamo di essere imbarcate, io e le mie compagne di viaggio scrutavamo le barche attraccate ai vari moli e cercavamo di non gonfiare troppo le nostre aspettative. Tutto sommato non avevamo speso uno sproposito, non potevamo aspettarci una cosa pazzesca, no? Certo, avevamo preso l’ultima cabina doppia alla quale avevano aggiunto un materasso, cosa che aveva notevolmente abbassato il prezzo, ma non potevamo aspettarci una cosa pazzesca, no?

Poi ci hanno fatte imbarcare. Ci hanno fatte sedere nella sala da pranzo assieme agli altri ospiti, ci hanno presentato l’equipaggio, spiegato il programma della giornata e consegnato le chiavi della nostra cabina. Abbiamo raggiunto la cabina, davanti alla quale avevano già sistemato i nostri zaini. Siamo entrate.

Era una cosa pazzesca.

Alla prima occhiata tra di noi ci siamo lette in faccia il rimorso di non aver prenotato per due notti invece che per una sola. La cabina era spaziosa, luminosa, con una vetrata appena sopra il pelo dell’acqua che prometteva di mostrare panorami mozzafiato a distanza di poche ore. Oh, quanto avevamo fatto bene a prenotare per quella crociera!

Fortunatamente per noi, il bello doveva ancora venire. La cabina era bella, la nave era bella, il personale era gentile e i pasti erano molto buoni. Ma nulla reggeva il confronto con tutto il panorama che c’era oltre le ringhiere.

Panorama all'alba, Halong Bay
Alba.

È cominciato in silenzio, quasi con timidezza. Il porto ci è scivolato accanto assieme alle altre navi e in breve tempo era alle nostre spalle. Mentre noi eravamo completamente assorbite nell’ammirazione della cabina, dal mare cominciavano a spuntare i primi isolotti, i primi scogli, le prime gemme verdi di quel complesso gioiello che è Halong Bay. Se mi viene da essere poetica è perché non c’è altro modo per descrivere Halong Bay se non la poesia.

Avevo visto delle foto. Avevo un’idea di quello che avrei visto. Ma nulla avrebbe potuto prepararmi a quello che mi sono ritrovata davanti.

Il tempo non era dei migliori. Purtroppo quel giorno c’era parecchia umidità, ci aveva spiegato la guida sul bus; è una cosa molto frequente, ad Halong Bay, è difficile che il tempo sia perfettamente limpido, che l’orizzonte sia nitido come nelle foto pubblicitarie. Forse pioverà, aveva detto la guida, ma non molto; se siete fortunati potrete vedere la baia con il sole.

A me faceva semplicemente impazzire. All’inizio non c’era il sole, ma la vista dal ponte della nave era meravigliosa. Decine e decine di isole di tutte le dimensioni, con i profili addolciti dalla folta vegetazione verde che le ricopriva. Una accanto all’altra, una dietro l’altra. Man mano che si allontanavano sparivano nella foschia, sciogliendosi tra lo sfondo del cielo e quello del mare, al punto che non riuscivi a capire bene dove finiva il tutto. Era un’atmosfera che mi incantava, letteramente. Avrei passato ore a guardarle scorrere via.

A un certo punto siamo stati fortunati: è spuntato il sole. E le isole si sono fatte ancora più verdi, il panorama ancora più bello.

Halong Bay by night
Halong Bay by night.

Accanto alla nostra nave c’erano molte altre imbarcazioni, tutte dirette verso la stessa meta, tutte cariche di turisti in crociera. La baia era affollata, ma ce lo aspettavamo. L’acqua del mare era a volte sporca, ma ce lo aspettavamo. Pur aspettandoselo, non era comunque piacevole vedere rifiuti trascinati dalla corrente.

Il primo giorno di crociera prevedeva una breve gita in barca a remi o, per i più sportivi e temerari, in kayak. Io e le mie compagne di viaggio ci siamo naturalmente sentite sia sportive che temerarie, quindi abbiamo scelto di metterci in difficoltà saltando sul kayak e fingendo di sapere come si fa. Fortunatamente, il giro non prevedeva distanze infinite e, soprattutto, anche la persona con il peggior senso dell’orientamento possibile (cioè mia cugina) sarebbe riuscita a tornare indietro.

Dal kayak, tra un tentativo di ribaltarsi e l’altro, gli isolotti della baia sembravano fissarti dall’alto in basso e avevano l’aria di nascondere mondi fantasy che Tolkien levati proprio (ciao, riferimenti letterari gratuiti).

Dopo il kayak e l’imbarazzo diffuso dato dal fatto che praticamente tutti, tranne me e la mia compagna di viaggio, kayak e conseguente disagio, erano in grado di pagaiare con un senso logico e una certa dose di coordinazione, il giro del giorno ci ha portati a Ti Top Island.

Ti Top Island ha tutta l’aria di essere un isolotto davvero grazioso, non fosse che non è umanamente possibile vederlo attraverso tutti i turisti che lo affollano. L’isola è chiaramente una tappa obbligatoria per la maggior parte delle crociere. C’è una scalinata ripida ripida e tutta tortuosa che si arrampica su per il fianco dell’isola; mentre ti arrampichi anche tu, incontri tutti gli stadi della sofferenza da sforzo fisico nelle ultrassessantenni cinesi ruspanti che sfidano l’età e qualsiasi logica per raggiungere la vetta e godere del meraviglioso panorama. Il meraviglioso panorama è davvero meraviglioso, e ti fa dimenticare subito i gomiti che la ressa di turisti ti pianta nelle costole per avere un fazzoletto di baia da fotografare. La vista è stupenda, non c’è che dire. Halong Bay si srotola ai tuoi piedi e sorride, verde, blu e punteggiata di navi.

Io e le mie compagne di viaggio abbiamo speso gran parte del nostro tempo a Ti Top Island proprio lì, sulla cima, a fare foto a ogni angolo di panorama non ancora fotografato e a infilarci nei selfie degli altri turisti. Ci siamo messe anche noi in coda per farci fare una foto con tutta quella meraviglia di vista, solo che abbiamo scelto il gruppo di cinesi sbagliato a cui chiedere una foto, e ora ci ritroviamo con una serie di scatti sempre più affollati di gialli sorridenti. Adoro i cinesi.

La sera ci siamo date al cibo e alla strategica offerta del prendi due paghi uno, che sulla nave veniva chiamata elegantemente Happy Hour e che ci ha spinte a prendere sempre almeno sei bottiglie di birra per volta (per ovvi motivi dati dal nostro essere in tre). La birra fresca, la baia nascosta dalla notte, la barca che dondolava dolcemente sull’acqua: il paradiso. Guardavo i riflessi delle luci delle altre navi allungarsi sull’acqua e mi sembravano magici.

Surprise Cave, Halong Bay
Sorpresa! Una grotta.

Il giorno dopo è stata la volta della lezione di Tai Chi di prima mattina sul ponte della nave e della visita alla naturalmente affollata ma sorprendentemente vasta e bellissima Surprise Cave (non ho usato la parola sorprendentemente per niente). Surprise Cave ha un nome buffo, perché uno potrebbe pensare che sia stata chiamata così perché nessuno la stava cercando e un certo punto to’, che sorpresa, una grotta! E invece si chiama così perché a vederla da fuori non le daresti una cicca, mentre dentro è enorme e stupenda, da farti cadere il mento per terra.

E infatti io sono rimasta così: a bocca aperta. Ma anche un po’ perplessa circa l’effettiva necessità di lasciar entrare così tante persone tutte assieme: stalattiti e stalagmiti non erano terribilmente sensibili alla variazione della temperatura e dell’umidità?

Il ritorno alla nave è arrivato troppo presto e ha portato la triste consapevolezza che presto saremmo dovute tornare sulla terraferma. Avremmo dovuto lasciare la nostra splendida cabina con la vetrata sul pelo dell’acqua e quella vista stupenda che ci aveva strappato più di un sospiro di desiderio: desiderio di restare ancora un po’ in quel completo relax e circondate da quel paesaggio magico e indescrivibile.

A malincuore, abbiamo dovuto lasciare Halong Bay, ammirandola fino all’ultimo isolotto prima del rientro in porto.

La vita di Hanoi ci aspettava.


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