Ansia da prestazione e attacchi d’arte

La volta che ho partecipato a un evento sui viaggi in qualità di viaggiatrice e blogger e mi sono fatta prendere dal panico, tanto che non sapevo se confermare la mia presenza o meno, per poi andare e pentirmi di essermi fatta prendere dal panico ero ai Tavoli dei Viaggiatori a Immagimondo a Lecco.

Immagimondo 2017 Work in Progress
“Mi organizzo per bene, eh!”

In pratica è andata che una mia amica mi ha parlato di questo festival di viaggi, luoghi e culture e della possibilità di parteciparvi come viaggiatore o viaggiatrice per raccontare delle proprie esperienze in viaggio. E io, che alla parola raccontare generalmente mi illumino come un albero di Natale, ho elegantemente fatto finta che ignorare di avere un festival annuale di questo tipo praticamente a un tiro di schioppo da casa non fosse una cosa grave per un’aspirante travelblogger.

“Devi partecipare,” diceva la mia amica.

“Farò questo sforzo,” rispondevo io.

Mi sono candidata con le stesse speranze con le quali solitamente rispondo a un annuncio di lavoro. Che meraviglia far parte della generazione del Le faremo sapere.

[ Solo in seguito ho scoperto che molti degli altri viaggiatori erano stati invitati direttamente dagli organizzatori dell’evento. ]

Fondamentalmente il problema era questo. Facile mandare la candidatura. Meno facile ricevere risposta positiva e dover dare la conferma della propria presenza a un evento che portava con sè un’esperienza del tutto nuova. Parlare dei miei viaggi davanti alla gente. Promuovere il mio blog a sconosciuti.

Parlare non era il problema (le parole non sono mai il problema). Il problema era che non avevo la più pallida idea di come fare qualsiasi altra cosa.

L’adolescente insicura dentro di me ha cominciato subito a farsi paranoie su cosa avrei potuto portare, come avrei potuto organizzarmi, quanto mi sarei potuta sentire fuori luogo accanto a viaggiatori navigati e con esperienze pazzesche alle spalle.

Stand La volta che a Immagimondo 2017
Questo è Art Attack!

Però oltre all’adolescente insicura c’era anche la fan di Art Attack, che ha subito cominciato a far girare le rotelle della creatività e a mettermi una certa eccitazione all’idea di partecipare a Immagimondo.

Ansia da prestazione più vulcano di idee non sempre del tutto praticabili più lavoro più weekend a Londra più weekend ad Amsterdam uguale condizioni mentali precarie a una settimana dall’evento.

Avevo avuto tutto il tempo di prepararmi. Avevo. Avuto. Perché naturalmente me lo ero lasciato scivolare tra le dita. E il giorno prima del fatidico weekend mi trovavo a correre in posta nella speranza che il pacco con i bigliettini da visita che avevo amorevolmente ordinato con due settimane di anticipo fosse stato riportato subito in ufficio dopo il primo tentativo di consegna già avvenuto in ritardo di suo per via di un adorabile sciopero degli spedizionieri che lo aveva costretto a restare bloccato a Milano per due giorni. (Respiro) Ormai ero rassegnata all’idea che avrei dovuto scrivere l’indirizzo del blog sulle mani della gente.

Il sabato mattina ero stanca prima ancora di cominciare, ma ero armata di scotch di carta e nulla poteva mettersi tra me e l’esposizione della mia opera d’arte fatta di carta da pacchi, lettere di carta effetto pergamena, Vinavil, foto e inchiostro della stampante. La mappa della Tasmania, piegata innumerevoli volte in auto mentre mia cugina guidava sulle strade deserte dell’isola australiana, era aggrappata alla parete alle mie spalle e io ero pronta.

Mi sono subito resa conto che le mie ansie da prestazione erano ansie inutili. Mentre guardavo gli stand che venivano allestiti attorno a me ho capito che non avrei potuto mai e poi mai sentirmi fuori luogo. Bastavano due chiacchiere di presentazione per avere subito la netta sensazione di trovarsi davanti a persone alla mano e interessanti. Una semplice occhiata agli altri viaggiatori mi ha fatto capire non solo che mi sarei trovata bene, ma che avrei anche avuto l’occasione di chiacchierare con persone con la mia stessa passione per i viaggi.

Il mio viaggio on the road in Tasmania era in ottima compagnia. C’era chi è andato da Bergamo in Iran a piedi, chi invece ha girato il mondo in moto, chi ha spremuto fino all’ultimo il Working Holiday Visa australiano riuscendo a girare tutto il paese e scattando foto meravigliose. I miei vicini di stand erano i ragazzi di Pain de Route, che ci hanno messo pochi minuti a inquadrarmi come affetta da emorragia verbale (come dargli torto): il loro viaggio in autostop tra Georgia, Armenia e Abkhazia raccontato da foto di paesaggi stupendi e persone bellissime mi ha fatto prendere seriamente in considerazione una regione a me totalmente sconosciuta e che adesso vorrò visitare. Chiacchierando con Claudia di Travel Stories ho scelto definitivamente che uno dei miei prossimi viaggioni sarà la Transiberiana; ascoltando del viaggio in moto dalla Svizzera al Giappone che Marta di Parole on the Road ha intrapresto da sola mi sono sentita piena di girl power. Per non parlare di tutti gli altri con cui ho scambiato anche solo due chiacchiere: le ragazze di ViaggiAutori con le loro guide turistiche e dritte sulla Thailandia meno turistica, Matthias il fotografo che viaggia nei luoghi di conflitto e al margine e cattura ritratti bellissimi.

La volta che a Immagimondo 2017
Ecco l’indispensabile planisfero datomi da Eleonora per far capire dov’è la Tasmania! Dettaglio non trascurabile al quale non avevo pensato.

E io ero lì a chiacchierare con loro e a parlare del mio viaggio in Tasmania con loro. Stimiamoci un attimino per aver fatto parte di questo gruppo di viaggiatori.

Oltre a stimarmi tutta per la compagnia, ero super carica. Non appena hanno cominciato ad arrivare i primi curiosi, alcuni passanti e altri visitatori abituali di Immagimondo, qualche strano meccanismo nella mia testa ha fatto clic e ho immediatamente abbandonato ogni tipo di ansia da prestazione. I resti del lavaggio del cervello made in Disney si sono risvegliati assieme all’istinto per la cura del cliente maturato in anni di lavoro a contatto con le persone. Sorridevo come se stessi vendendo non sogni, ma solide realtà, e riuscivo a trasformare gli ultimi strascichi di nervosismo in entusiasmo per il viaggio che stavo raccontando.

Il risultato era che l’ignaro passante si limitava spesso a chiedere dove fosse la Tasmania (“Ma non era in Africa?”) per poi trovarsi sommerso di parole contro le quali era assolutamente impotente; prendo fiato talmente velocemente che è impossibile infilarsi nel discorso, a meno che non sia io a permetterlo. La mia ormai nota tattica è infatti la seguente: stordire di chiacchiere.

Se al termine della prima giornata ero provata ma la mia voce non aveva perso neanche un colpo, la domenica sera ho capito che persino io posso trovarmi in difficoltà dopo due giorni di chiacchiere ininterrotte. Stanca, ma felice.

Stand La volta che a Immagimondo 2017
E io ero lì.

E a mettere la ciliegina sulla torta di un weekend perfetto, torta dove la glassa erano le persone conosciute e la crema l’enorme soddisfazione di aver fatto del mio meglio, ci ha pensato una delle famiglie che seguo per lavoro.

Nella vita, oltre a viaggiare, scrivere e chiacchierare, insegno italiano agli stranieri (il DITALS II l’ho preso per questo), ma sono anche mediatrice linguistica e operatrice in un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

La mamma di una delle famiglie che seguo per lavoro aveva il termine di gravidanza pochi giorni prima del weekend dei Tavoli dei Viaggiatori di Immagimondo. Ho passato tutta la settimana a sperare che la bimba nascesse in settimana, possibilmente di giorno e non di notte, possibilmente in orari nei quali non avevo lezione, possibilmente non durante l’orario di pranzo o cena… Ma si sa, ai bambini mica si può ordinare di nascere quando ci fa comodo a noi (purtroppo). E infatti la piccola ha deciso che era giunto il momento di vedere il mondo esattamente domenica mattina.

Stavo ascoltando il racconto di un viaggio quando ho ricevuto una chiamata concitata dal padre della bimba: “Marta, my wife is in pain, real pain now. Water comes out.”

Se già a vedere la chiamata avevo intuito che stava succedendo qualcosa, al “Water comes out” è partita la reazione da emergenza: una telefonata alla persona giusta e dopo qualche ora ricevevo conferma della nascita della bambina. “Una guerriera!

Non esiste modo migliore di concludere un weekend all’insegna della magia del viaggio che dando il benvenuto in questo mondo a una futura viaggiatrice.


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