Cali di pressione e labirinti

La volta che ho fatto da crocerossina a un’amica all’ombra di una Jaguar ero a Fontanellato, ridente località della Pianura Padana, in provincia di Parma.

Labirinto della Masone, Fontanellato
Il Labirinto della Masone a Fontanellato, Parma.

Mi trovavo in pianura per studio: a breve avrei avuto un esame di certificazione, e negli ultimi giorni prima del suddetto ero stata invitata in provincia di Cremona per una sessione di studio a casa di un’amica che avrebbe dato lo stesso esame. L’esame in questione era il famigerato DITALS, certificazione rilasciata dall’Università per Stranieri di Siena (Unistrasi per gli amici) in ambito di didattica della lingua italiana rivolta ad apprendenti stranieri. In soldoni: insegnare l’italiano agli stranieri, che è un po’ quello che voglio fare da grande, oltre che l’acclamata autrice di libri per bambini e ragazzi (tutto questo viaggiare ha pur bisogno di uno sponsor, no?).

Gatto e libri
La tentazione di mandare lei a fare l’esame al posto nostro c’è stata.

Tra un libro di linguistica, uno di sociolinguistica e uno di glottodidattica c’era comunque tempo per scambiarsi gossip, opinioni sulle varie teorie di apprendimento e sui motivi che spingono generazioni di linguisti a pubblicare interi volumi dedicati a roba grossomodo già detta da altri, barrette di cioccolato e consigli sul colore di smalto per unghie da scegliere. Il fatto che la parlantina della mia amica sappia dare del non indifferente filo da torcere alla mia non ha aiutato.

Mi trovavo quindi in provincia di Cremona, città a dire la verità davvero carina (è la capitale del torrone, vogliamo parlarne?), in una cittadina chiamata Sospiro. Già solo il nome è una cosa fantastica. Dal momento che dovevo studiare, non si sono purtroppo presentate molte occasioni di visitare Sospiro e i suoi dintorni, ma la campagna da quelle parti ha l’aria di essere molto bella e vasta.

Il terzo e ultimo giorno però, sulla via del ritorno verso casa, io e la mia compagna di avventure abbiamo pensato di prenderci una pausa dallo studio e andare a visitare il Labirinto della Masone a Fontanellato, non distante da Fidenza.

Porticato al Labirinto della Masone, Fontanellato
Il Labirinto della Masone. O meglio: il centro del Labirinto della Masone.

Aperto nel 2015, quindi ancora nuovo fiammante, il Labirinto della Masone è un parco culturale progettato da tale Franco Maria Ricci. Non conoscevo questo nome, ma è stato fin da subito chiaro che si trattasse di un designer; Wikipedia mi informa che è anche un editore. Assieme a due architetti (Pier Carlo Bontempi, che non ha una pagina Wikipedia in italiano, e Davide Dutto, che non ha proprio una pagina Wikipedia), Franco Maria Ricci ha quindi disegnato e realizzato questo labirinto, che copre sette ettari di terreno e che ospita spazi culturali dedicati a una collezione d’arte, mostre temporanee e una biblioteca; ci sono pure delle sale per eventi e concerti, oltre che una cappella a forma piramidale.

All’ingresso, giusto per non farci mancare nulla, assieme alla biglietteria si trovano il classico Bookshop, un bar, un bistrò e un locale che serve affettati locali.

Ma la cosa più importante, e quella che ha spinto me e la mia compagna di avventure ad addentrarci nella campagna parmense, è naturalmente il labirinto.

Arco al Labirinto della Masone, Fontanellato
Geometria.

Il Labirinto della Masone è stato realizzato interamente con piante di bambù: niente siepi impenetrabili, ma dolci e flessuose canne di bambù, che sono comunque impenetrabili, ma hanno l’aria meno aggressiva. Visto dall’alto, il labirinto appare molto geometrico, quasi simmetrico, con una cura al dettaglio che ha del maniacale.

Io non ero mai stata in un labirinto, se non nei libri. Non vedevo quindi l’ora di addentrarmi tra le siepi di bambù, perdermi, incontrare bestie magiche, scappare dal minotauro e trovare la Coppa Tremaghi. Ero pronta a tutto, anche ad affrontare quel caldo terrificante che mi stava facendo sudare anche i dietro delle ginocchia.

La pressione sanguigna della mia compagna di avventure non era però della stessa idea, visto che ha deciso di calare improvvisamente proprio mentre stavamo rimirando il labirinto dall’alto della torretta belvedere accanto all’ingresso. Ho quindi indossato i panni della crocerossina e ho accompagnato la mia amica al piano terra, dove in una sala in cui l’aria condizionata creava uno sbalzo termico di una ventina di gradi rispetto all’esterno era esposta in bella mostra una Jaguar d’epoca, auto privata dell’ideatore del labirinto.

È così che la mia compagna di avventure si è ritrovata lunga distesa all’ombra di una Jaguar, mentre io non facevo che chiederle come stava e come potevo aiutarla. La situazione era però sotto controllo, e così abbiamo fatto capire a tutti i membri dello staff che, passando, ci vedevano lì e ci chiedevano se fosse tutto a posto. La nostra leggendaria nonchalance, eredità dei momenti più critici vissuti lavorando in Expo, ci ha permesso di far passare per normale lo stendersi al lato di una Jaguar d’epoca messa in esposizione su un piedistallo.

“Tutto bene, avevo proprio voglia di sdraiarmi all’ombra di una Jaguar. Quando mi ricapita?” [cit.]

Interno del Labirinto della Masone, Fontanellato
Indicibile frescura all’ombra delle canne di bambù, indicibile arsura sotto il sole a picco.

Lo stato di emergenza è durato comunque poco: sono bastati un panino al crudo e un dolcetto per convincere la pressione sanguigna della mia amica a tornare a un livello accettabile. Ci siamo quindi addentrate nel labirinto di bambù, coi sensi all’erta e l’istinto da crocerossina comunque sveglio e attivo perché mai dire mai.

Sarò sincera: l’evidente carenza di bestie magiche, quali minotauri e sfingi, di fili da seguire e di passaggi verso cimiteri lontani e maghi oscuri mi ha un tantino delusa. La presenza di mappe in punti precisi del labirinto mi ha invece confusa: come faccio a perdermi se ci sono mappe ovunque? Ma devo ammettere che erano necessarie: mica possono rischiare davvero di perderci dentro qualcuno! E a noi erano utili, perché il mio istinto da crocerossina mi diceva che non era il caso di passare troppo tempo tra quelle siepi di bambù sotto quel sole a picco.

Il giro nel labirinto è quindi durato relativamente poco, o forse il nostro continuo chiacchierare (attutito dalle canne di bambù, fortunatamente per gli altri visitatori) ha modellato lo spazio-tempo e ci ha permesso di far scorrere ore senza che ce ne accorgessimo. Il sole era comunque ancora abbastanza alto quando abbiamo raggiunto il cuore del labirinto, ovvero la piazza con la cappella piramidale e il portico. Era tutto deserto e il portico era molto fresco e rilassante.

Porticato al Labirinto della Masone, Fontanellato
Il portico molto fresco e rilassante.

All’uscita dal Labirinto della Masone, diretta verso la stazione di Fidenza (mi aspettava un viaggio in treno di almeno quattro ore con tre cambi; le gioie delle ferrovie italiane!), ho riflettuto un attimo su quello che avevo appena visto. Nel mezzo del nulla, perché oggettivamente lì attorno c’è della gran campagna vuota, un designer si è costruito un piccolo tempio dedicato al design, all’arte e alla cultura, senza dimenticare di riservarne una parte alla propria persona (una fetta dell’esposizione è incentrata infatti sulla carriera di Franco Maria Ricci, mentre la biblioteca contiene anche tutti i libri curati da lui). Tutto è molto curato e ordinato, ci sono dépliant e mappe, souvenir a tema e libri dedicati al labirinto. Il Labirinto della Masone è una vera e propria meta turistica; non è un parco di divertimenti ma certamente è pensato per attirare visitatori e turisti.

In un certo senso mi ha ricordato l’abilità che hanno gli americani di creare un’attrazione turistica da qualsiasi cosa, anche dal nulla (in California ci sono diciassette miglia di costa percorribili solo previo pagamento di un biglietto; la superstar di tutto il percorso è il famigerato Lone Cypress, un cipresso che ha la sfiga di essere nato su uno scoglio e la fortuna di avere una pagina Wikipedia propria, che lo definisce come western icon e uno degli alberi più fotografati del Nord America).

Piramide, Labirinto della Masone, Fontanellato
La piramide nel centro del labirinto, che ospita una cappella.

Probabilmente delusa dalla totale assenza di creature magiche e varchi spazio-temporali all’interno del labirinto, la pressione sanguigna della mia compagna di avventure ha ben pensato di protestare scendendo in picchiata precisamente dieci minuti prima che il mio treno partisse. Ma la mia amica ha una tempra di ferro (sempre grazie all’esperienza in Expo), quindi è riuscita sopravvivere anche in mancanza di una Jaguar d’epoca sotto la quale stendersi.

Tutto è bene quello che finisce bene.

Anche se non sono riuscita a catturare nemmeno un Pokémon perché nel Labirinto della Masone non c’era campo.


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