Lanciarsi da un aereo senza necessariamente cadere

La parte peggiore è tutto il prima. Ti prepari, metti la tuta che ti danno, i guanti che ti danno (perché su fa freddo), la cuffietta che ti danno, gli occhiali che ti danno; qualsiasi cosa ti passano, tu la metti. Ascolti attentamente quello che ti viene detto, ignara del fatto che poi non ti verrà chiesto di fare praticamente nulla. Ti viene presentato l’istruttore che si lancerà con te, o meglio: che ti lancerà dall’aereo.

Strap yourself to a beautiful stranger!
“Strap yourself to a beautiful stranger!”

Prima ancora dell’immediatamente prima, c’è il giorno prima. Quando tu in realtà neanche volevi farlo, non volevi certo lanciarti da un aereo. Ma all’ultimo hai deciso perché no, in fondo quando ti sarebbe ricapitata l’occasione di gettarti da un aereo sopra un panorama di montagne così belle? Hai titubato un po’ al momento della prenotazione del volo, ma poi in uno slancio di coraggio hai confermato. L’indomani ti saresti lanciata.

Le ore successive, quelle immediatamente precedenti al lancio, sono state un turbinio di ansia, emozione, eccitazione, anticipazione, terrore allo stato puro. Il pensiero di cambiare idea e tirarti indietro ti ha sfiorato la mente, ha passeggiato un po’ tra le stanze della tua testa, ma non ha trovato porte aperte.

Ti saresti lanciata.

Lake Wakatipu, Nuova Zelanda
Lake Wakatipu a Queenstown, Nuova Zelanda.

E così qui ti ritrovi: davanti all’aereo. Sali sull’aereo e l’aereo sale con te dentro. A un certo punto, quando viene raggiunta la quota giusta e tu stai rimuginando se tutto questo sia tutto sommato una buona idea e sei quasi giunta alla conclusione che no, non è una buona idea, alla fine il pensiero di tirarti indietro ha trovato una porta aperta nella tua mente – ecco che qualcuno apre il portellone dell’aereo e fa entrare un’aria freddissima. Quello prima di te si lancia e sparisce fuori dall’aereo, come risucchiato, agganciato alla pancia del suo istruttore.

E nell’arco di poche frazioni di secondo tocca a te e ti ritrovi con i piedi fuori dall’aereo, e poi sotto la sua pancia, e hai tutta l’aria in faccia e fai appena in tempo a cominciare a formulare un pensiero che sarebbe un ripensamento, se solo gli fosse concesso di essere completato. Ma prima ancora di finire di pensarlo, ecco che una voce lontana, quella del tuo istruttore, agganciato alla tua schiena, ti dice di sorridere.

Paradise, Nuova Zelanda
Paradise, Nuova Zelanda.

E capisci che l’unico slancio di coraggio che ti viene richiesto in tutta questa faccenda è solo quello che hai già fatto quando hai prenotato il volo, perché nessuno si aspetta che tu ora decida di tua spontanea iniziativa di buttarti fuori dall’aereo. Quindi lo fa il tuo istruttore, si lancia lui. E tu con lui.

Qui comincia la parte migliore, perché stai cadendo ma non stai cadendo, e non sai come descrivere la cosa, anche perché al momento sei troppo preoccupata dalla nozione che non c’è niente sotto di te per chilometri, e niente sopra di te per chilometri, e niente attorno a te per chilometri. E il panico che hai nella testa è bianco e silenzioso.

Lake Wakatipu, Nuova Zelanda
Lake Wakatipu a Queenstown, Nuova Zelanda.

Non urli, perché quando ci hai provato al lancio – lancio? Sei uscita dall’aereo galleggiando, mica cadendo – tutta l’aria fredda ti è entrata in bocca e in gola e ora non riesci più a chiudere le labbra. Sei come un cane con la testa fuori dal finestrino, con la differenza che non hai la testa fuori dal finestrino, ma a 1200 metri di altezza. Non sai neanche come dovresti fare a respirare, quindi nel dubbio resti in apnea, con il tuo panico bianco e silenzioso nella testa e tutta quell’aria e tutto quel vuoto attorno, in attesa di smettere di galleggiare e cominciare a cadere.

Tutto questo dura qualcosa come quarantacinque secondi. I quarantacinque secondi più lenti e più veloci della tua vita. Poi il tuo istruttore fa qualcosa, presumibilmente tira un qualche cordino, e tu non sei più in caduta libera ma sei appesa al cielo grazie a un fazzoletto di roba sintetica. Il passaggio da uno stato all’altro ti sorprende, perché ti aspettavi qualcosa di più brusco, ti eri immaginata un qualche madornale strattone, e invece è dolce come scivolare in una piscina di acqua calda. Con la differenza che caldo non lo fa proprio, non lassù.

Come girare la Nuova Zelanda in auto
Panorami mozzafiato in Nuova Zelanda.

Quindi si apre il paracadute, e tu finalmente torni a respirare con una certa normalità. Continua a esserci del gran niente sia sotto di te sia attorno a te, ma se non altro ora sopra di te c’è quel fazzoletto di roba sintetica che ti tiene appesa al cielo e che ti appoggia dolcemente e lentamente a terra. Il panico bianco e silenzioso che fino a un attimo fa ti paralizzava i pensieri se n’è andato.

Tocchi terra, ma continui a guardare in su. È stato tutto così rapido che senti quasi il bisogno di rifarlo subito, per vedere se questa volta riesci a capire quando in tutto questo si comincia davvero a cadere.

Si parte!
Si riparte?

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