Specializzarsi in critica gastronomica di gelato

La volta che sono andata a Napoli per l’ennesima volta è questa.

Vesuvio, Napoli
Impossibile stancarsi di questo.

Io adoro Napoli. Prima del 2013 non ci avevo mai messo piede, con mia somma vergogna, ma lavorando a Walt Disney World ho conosciuto tantissimi meravigliosi amici campani e una volta rientrata in Italia mi sono sentita quasi in dovere di andare a trovarli. Andare a trovare gli amici sparpagliati per il mondo è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

La mia prima visita a Napoli è quindi avvenuta nell’estate del 2013 ed è stata molto breve. Sono riuscita a fare un giro in città, ma ho avuto solo un assaggio della sua bellezza (e del suo cibo). Con quella prima visita ha però avuto inizio una tradizione che mi ha riportata nel capoluogo campano ogni estate. Con la scusa di vedere gli amici, sono quindi tornata a Napoli più volte, cosa che mi ha permesso di visitare un crescente numero di luoghi e di rinfoltire la mia biblioteca di nuovi aneddoti.

Piazza del Plebiscito, Napoli
La volta che ho visto un matrimonio in Piazza del Plebiscito.

Napoli è una città meravigliosa e dall’atmosfera unica. Ha la rara capacità di stupirti per la sua bellezza e di farti cadere le braccia dall’esasperazione, il tutto nell’arco degli stessi cinque minuti. Una volta abbandonata l’irrazionale paura di essere rapinati a ogni angolo (ogni grande città può essere pericolosa, e Napoli non è molto più pericolosa di Roma o Milano: basta essere prudenti), è possibile godersi il centro storico, le sue viuzze irregolari, i suoi panni stesi tra una finestra e l’altra, le sue pizzerie e il suo irraggiungibile street food (affermazione da rivedere dopo che avrò visitato anche la Sicilia).

Estate dopo estate, ho collezionato una serie di angolini preferiti e suggerimenti per gli amici. Dalla classica passeggiata sul lungomare con visita obbligata a Castel dell’Ovo, fino ai due passi su Spaccanapoli, la via che taglia il centro storico in due; dal percorrere San Gregorio Armeno all’infilarsi sottoterra a Napoli Sotterranea, dal farsi cadere il mento a terra di fronte al Cristo Velato al farselo cadere sul pavimento del Cimitero delle Fontanelle. Per non parlare di quello che c’è a pochi chilometri dalla città, prime tra tutte nella mia personalissima lista la Reggia di Caserta e naturalmente Pompei ed Ercolano. Sulla Costiera Amalfitana ancora non sono stata, ma tanto non penso abbia in programma di spostarsi.

Malpensa Terminal 2
Partenza all’alba.

Ormai quando torno a Napoli è un po’ come rivedere una vecchia amica (ogni riferimento ai miei amici Disney è puramente casuale), un po’ come tornare a una casa lontano da casa. Estate dopo estate sto vedendo come procedono i lavori in Piazza Garibaldi, dove c’è la stazione di Napoli Centrale; sto vedendo la piazza crescere. Ogni volta cerco di vedere qualcosa di nuovo, di assaggiare qualcosa di non ancora assaggiato.

Questa volta ho però intenzione di rilassarmi: niente ritmi disumani per visitare tutto il visitabile nel minor tempo possibile, niente marce chilometriche, niente pasti saltati perché troppo impegnata ad ammirare. Questa volta relax. Questa volta faccio la sciura. Questa volta mi parcheggio nel monolocale di una mia amica al Vomero, il quartiere chic della città, appollaiato su un cucuzzolo dal quale la vista sul golfo non è niente male.

Il mio volo EasyJet parte da Malpensa 2 al mattino, abbastanza presto da costringermi a un’alzataccia alle cinque. Un pensiero va a mia sorella e una nostra amica che si alzano all’alba per portarmi in aereoporto. Già prima di salire sull’aereo ho un assaggio di quanto dev’essere dura la vita delle hostess, che siano assistenti di volo o personale di terra. Sono in coda al gate quando, come può succedere sul volo di una compagnia low cost, una hostess di terra si avvicina alla signora dietro di me e le dice che lo spazio disponibile in cabina per i bagagli a mano si è esaurito, e che quindi bisogna cominciare a imbarcacare i bagagli in stiva. La nonchalance del balzo di due metri della signora per allontanarsi dalla hostess è ammirevole.

“Signora, ma sta scappando?”

“Il mio bagaglio non lo imbarcate!”

Il rispetto per l’infinita pazienza delle assistenti di volo aumenta sull’aereo del ritorno, dove sono spettatrice di intere famiglie che non leggono sul biglietto la porta attraverso la quale dovrebbero salire sull’aeromobile, e che quindi entrano dalla porta sbagliata, percorrono mezzo corridoio nel marasma di trolley e borse, mancano la fila giusta, tornano indietro, percorrono un altro mezzo corridoio tra una sgomitata e l’altra, si accorgono di aver letto male il biglietto e tornano nuovamente indietro, creando non pochi problemi di traffico; solo una volta sedute si accorgono di aver messo troppa creatività nella lettura del biglietto e di avere posti diversi. La tentazione di proclamare sante le assistenti di volo è tanta e difficile da reprimere.

Vesuvio visto dall'aereo, Napoli
Bello lui.

La vista dall’aereo si fa bellissima non appena si comincia a scorgere la cima del Vesuvio che spunta dalle nuvole. Sempre bello il Vesuvio, non mi stancherei mai di ammirarlo. L’aereo vola bassissimo sulla città, tanto che penso di poter salutare chiunque sia affacciato alla finestra. L’aeroporto Capodichino mi accoglie con la sua sorprendente tecnologia. Non sono sarcastica, lo trovo davvero nuovo, bello e tecnologico. E anche molto vicino alla città! Con l’Alibus è possibile arrivare a Piazza Garibaldi con €4 in meno di mezz’ora, e lo stesso biglietto può essere utilizzato entro 90 minuti sia su altri bus che nella metro.

Questa illusione di un sistema di mezzi di trasporto pubblico funzionante scoppia come una bolla non appena si cerca di prendere un qualsiasi altro mezzo in città. La linea 1 della metropolitana non è troppo male a dire la verità: le stazioni sono abbastanza moderne e assolutamente artistiche (Toledo è la mia stazione preferita ever), i treni hanno una frequenza accettabile, l’ultima corsa al sabato sera è ancora più tardi dell’ultima corsa sulla rossa di Milano. Però: aria condizionata non pervenuta, generale stato vetusto delle macchinette per i biglietti (che poi, spiegatemi com’è che in edicola e in biglietteria il biglietto da una corsa costa €1 mentre alla macchinetta €1,50), treni non esattamente nuovi e considerevolmente più corti della stazione, tanto che la gente si ritrova a correre sulla banchina perché l’ultima carrozza sta a metà. Insomma, bene ma non benissimo.

Bagno di Napoli Capodichino
I bagni di Capodichino: una nuova dimensione della comodità.

La mia breve vacanza partenopea si rivela esattamente come previsto: relax. Passo il tempo a passeggiare per le strade eleganti del Vomero, passeggiare per le strade contorte del centro storico, passeggiare sul lungomare con vista Vesuvio. Una importante porzione del mio tempo è spesa a mangiare, naturalmente. Grazie all’approfondita conoscenza del luogo della mia amica posso gustarmi vere e proprie prelibatezze, tra cui un piatto di pasta al ragù da asporto che cambia totalmente la mia idea di street food (prendere nota: Tandem d’asporto).

Il cibo che più cattura la mia attenzione (e le mie papille gustative) è però il gelato. Nel cuore del Vomero c’è Piazza Vanvitelli, che non si limita a dare il nome alla fermata della metro, ma offre anche un’ampia scelta di bar e soprattutto gelaterie. Gelaterie. La mia amica sta seguendo una dieta ferrea, ma sembra determinata a far consumare a me la quantità di cibo che vorrebbe mangiare lei. Mi consiglia tre gelaterie e mi raccomanda di provarle: sono le migliori di tutta Napoli, dice.

Prendo questo incarico molto a cuore (ma anche a stomaco), e mi impegno a visitare le tre gelaterie indicate, in modo da poter fare poi un paragone, da vera critica gastronomica.

Gelato, Napoli
Questo gelato sparirà tra 3… 2… 1…

La prima gelateria che provo è Mennella: piccola, ha l’aria di una gelateria normalissima; però fa il gelato con il latte di bufala. Una cremosità cremosamente incredibile (sarà perché ho scelto due creme?). Con il ciuffo di panna sopra si raggiunge l’apice della bontà. Promosso a pieni voti, decisamente.

La seconda gelateria che provo è Casa Infante, dall’aria decisamente più elegante. Scelgo un gusto talmente ricco di ingredienti che non può deludere; lo abbino allo yogurt, giusto per non strafare. Ci sono dentro i pistacchi interi, la crema al pistacchio (verde e saporitissima), e a un certo punto trovo anche una noce brasiliana intera. Sono sconvolta dalla ricchezza di sapore.

La terza e ultima gelateria che provo è Fantasia Gelati, adocchiata già la prima volta che ci passo davanti. Diciamo che tutti quei coni sospesi sopra il bancone e decorati in mille modi (dal cioccolato bianco al cioccolato fondente con meringhe) non passano esattamente inosservati. Scelgo un cono ricoperto di cioccolato e cacao (perché limitarsi?) e tre gusti che tutto sommato sono frutta: kiwi (frutta), cheesecake all’amarena (l’amarena è frutta) e millefoglie di fragoline di bosco (le fragole sono frutta). La gioia delle mie papille gustative e la soddisfazione del mio stomaco.

Ne concludo che sarei una critica gastronomica specializzata in gelato fantastica. Non fosse che non riesco a decidermi su quale gelato sia il mio preferito.

Ombra al Vomero, Napoli
Foto artistiche al Vomero.

Napoli è una città meravigliosa. L’atmosfera che vi si respira è unica. I mezzi pubblici non saranno il massimo, e di certo guidarci è un’esperienza al limite del paranormale, ma passeggiare sul suo lungomare e ammirare il golfo e il Vesuvio regala una pace interiore che pareggia un po’ tutto il resto. Il disagio dato dalle condizioni non esattamente pulitissime delle strade viene ripagato dal cibo fantastico che si può gustare praticamente a ogni angolo, e che non comprende solo la pizza o la sfogliatella, ma abbraccia tutta una serie di piatti, snack, dolci.

Ogni quartiere della città ha una sua identità ben distinta da quelle degli altri. Se il centro storico e la zona delle università pullulano di giovani impegnati nella movida del sabato sera, il Vomero brulica di un altro tipo di vita e si distingue nelle sue strade affiancate da file di alberi e negozi di lusso. Toledo è l’area dello shopping moderno, ma è anche la porta ai Quartieri Spagnoli. Il Rione della Sanità è totalmente diverso dal resto: non ci sono turisti, e i pochi che ci passano si distinguono come un elefante che capita per sbaglio in un raduno di manguste.

Per non parlare della gente! Il bello di Napoli sono anche e soprattutto i napoletani che la vivono, che ne riempiono le strade e l’aria con il loro dialetto musicalissimo che in più di un’occasione mi ha dato del discreto filo da torcere. Anno dopo anno sto imparando la lingua e ora capisco più di quanto non capissi alla mia prima visita, ma il mio vocabolario resta abbastanza scarno in confronto a quello di un madrelingua.

Maschio Angioino, Napoli
Un maschio campano.

C’è così tanto da scoprire a Napoli, e io ne conosco solo una fettina microscopica. Dovrò per forza di cose tornare.

Quale incommensurabile disgrazia.


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