Auto a noleggio ed esperimenti

La volta che ho sentito l’effettiva necessità di avere una carta di credito mia è stato quando ho cercato di prenotare un’auto per un viaggio nel Regno Unito.

Passaporto e trolley

Andiamo con ordine.

Ho un amico che sta studiando a Plymouth, nel Devon sul confine con la Cornovaglia (sud-ovest dell’Inghilterra). Perché non andare a trovarlo e approfittarne per fare un giro? Prenotare il volo è stato un attimo, Ryanair aveva dei prezzi assurdamente bassi su Bristol. L’idea era infatti di atterrare a Bristol, noleggiare un’auto e poi usarla per macinare chilometri su chilometri.

Non avevo però previsto una cosa: per noleggiare un’auto è solitamente necessario utilizzare la propria carta di credito. Che io non ho.

Nota utile: richiedono un pagamento con carta di credito perché vogliono accertarsi che sia davvero tu a pagare; vogliono inoltre essere sicuri di poter attingere a piene mani dal tuo conto in caso tu decida di sparire con l’auto, venderla o distruggerla (e questo non sempre è possibile con una debit card o una prepagata, dal momento che generalmente hanno una cifra massima caricabile).

Le cose sono andate più o meno così.

A tre settimane dalla partenza “Volo prenotato! Ora devo solo dare un’occhiata alle auto e noleggiarne una.”
A due settimane dalla partenza “Dovrei cominciare a cercare seriamente un’auto da noleggiare.”
A tredici giorni dalla partenza “Guarda quanti autonoleggi! E quante auto! E i prezzi non sono neanche troppo male!”
A dodici giorni dalla partenza “Ok, mi sono fatta un’idea. Stasera prenoto.”
A undici giorni dalla partenza “Ieri non ho prenotato, ma stasera lo faccio.”
A dieci giorni dalla partenza “Giuro che stasera prenoto. Ecco, questa va bene. Condizioni di vendita, payment methods… ASPETTA UN ATTIMO.”
A nove giorni dalla partenza “Piano B di Bus?”
Cornovaglia & Devon, Pagina Moleskine
Benvenuti nel mio Moleskine!

Avrei dovuto pensarci prima. Avrei dovuto saperlo. Avrei potuto saperlo, perché tutto sommato funziona così un po’ dappertutto, non solo nel Regno Unito. Ma non ci ho davvero dedicato un solo pensiero fino a quando non è stato troppo tardi per farsi fare una carta di credito o una debit card nominativa (alcuni autonoleggi accettano anche quelle, a patto appunto che ci sia il tuo nome scritto sopra e che siano di determinati circuiti e non di altri). Sono quindi rimasta allegramente e letteralmente a piedi.

Mi sono persa d’animo? Certo che no. Ho cominciato a cercare le opzioni di trasporto pubblico e ho trovato che una mia vecchia fiamma, Megabus, offre servizio dall’aeroporto di Bristol alla stazione di Plymouth a un costo molto civile.

Ho quindi provveduto ad adattare il mio itinerario ai mezzi di trasporto pubblico.

La zona di Plymouth è in realtà ben servita dai mezzi: le linee di treni e autobus si diramano un po’ in tutte le direzioni, sia sulla costa che verso l’entroterra. Dopotutto, Plymouth è il capoluogo della contea di Devon, quel pezzetto di coda occidentale dell’Inghilterra che c’è prima della punta (che è poi la Cornovaglia).

Cornovaglia & Devon, Pagina Moleskine
Scorci inventati.

Plymouth sorge tra due fiumi: il Fiume Plym a est e il Fiume Tamar a ovest, sul confine con la Cornovaglia; entrambi i fiumi sfociano nella grande baia di Plymouth, chiamata Plymouth Sound.

I primissimi insediamenti della zona risalgono alle Età del Bronzo e del Ferro; in seguito nacque un porto commerciale, che venne poi annesso all’Impero Romano.

A causa dell’insabbiamento di parte del fiume Plym nell’XI secolo, i marinai e i mercanti che avevano fatto di Plympton (insediamento un po’ più a nord dell’attuale Plymouth) un porto commerciale si sono visti costretti a trasferirsi più a sud, fondando sulla foce del fiume la cittadina di Sutton, che nel 1400 avrebbe cambiato il proprio nome in Plymouth.

È da qui che i Padri Pellegrini lasciarono l’Inghilterra a inizio 1600 a bordo del Mayflower, dopo una serie di sfighe cosmiche, per fondare nel Nuovo Mondo la seconda colonia inglese negli attuali Stati Uniti d’America. Teoricamente la colonia si sarebbe dovuta trovare più a sud di quanto effettivamente accadde. Ma tra una cosa e l’altra il vascello approdò in una regione già esplorata da nientepopòdimenoche il Capitano John Smith, il quale accettò di cambiare il nome da lui dato alla zona, Accomack, in quello della nuova colonia: New Plymouth. Ora si chiama semplicemente Plymouth, Massachusetts. La fantasia!

Tornando alla Plymouth europea, la povera città inglese, uno dei più importanti porti del Regno Unito, fu pesantemente bombardata dalla Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale. In seguito fu ricostruita e ingrandita, e ora è casa della più grande base navale dell’Europa occidentale.

Cornovaglia & Devon, Pagina Moleskine
La lista del cibo che voglio mangiare è addirittura più lunga della lista di ciò che voglio vedere.

A pochi giorni dalla partenza, mi sono fatta una lista dei posti che vorrei vedere e delle attività che vorrei fare nella zona di Plymouth. Data la sua posizione strategica a cavallo tra Devon e Cornovaglia, nulla mi impedisce di dividere la mia breve permanenza tra una contea e l’altra.

Non lontano da Plymouth, nell’angolino sud-ovest del Devon, sorge il Dartmoor National Park, una fetta di brughiera servita su un altopiano che copre un’area di 954 chilometri quadrati. Questa zona è gestita dalla Dartmoor National Park Authority, che si occupa della sua conservazione e della sua promozione al pubblico. A me basta la parola brughiera per volerci mettere piede: è una vita che la leggo nei libri e muoio dalla voglia di vederla dal vivo.

A ovest di Plymouth, più precisamente nel cuore della Cornovaglia, c’è l’Eden Project, un giardino botanico con più biosfere contenenti diversi biomi: il Bioma Tropicale (la più grande porzione di Foresta Pluviale al chiuso del mondo, dice il sito) e il Bioma Mediterraneo.

Cornovaglia & Devon, Pagina Moleskine
Brughiera e birra: due ottimi motivi per visitare qualcosa.

Il capoluogo della Cornovaglia, Truro, promette angolini interessanti, ma la cosa che mi attrae di più della regione è la sua costa. In un lampo di ispirazione, mi sono convinta che noleggiare una bici e usarla per girarmi e gustarmi la costa della Cornovaglia fosse una buona idea. Dopo un’attenta riflessione e memore delle passate esperienze con la bicicletta, ho però deciso di mettere un attimo da parte l’idea di cercare di uccidermi nel paesaggio collinare dell’Inghilterra del sud, in attesa di ispirazioni migliori. Resta comunque il fatto che i numerosi percorsi ciclabili si sparpagliano più o meno in tutta la Cornovaglia.

Appendere la bici al chiodo non significa però rinunciare a una passeggiata sulla costa. Esiste un lunghissimo South West Coastal Path, che in pratica è un Cammino di Santiago English Version lungo appena 1.014 chilometri. Partendo dal presupposto che ci vogliano almeno trenta giorni per percorrerlo tutto (andando a passo sostenuto), non ho chiaramente intenzioni di distruggermi le gambe imbarcandomi in un’impresa del genere senza aver fatto un minimo di allenamento. L’intenzione sarebbe quindi di scegliermi un pezzettino di percorso, possibilmente di facile accesso, ed esplorarlo.

Perché parlo al presente? Ma perché io in Cornovaglia e nel Devon non ci ho proprio mai messo piede. Non ancora, almeno.

Il mio volo parte sabato mattina, il 14 maggio.

La mia mente da genio del male ha quindi pensato bene di fare un esperimentoraccontare il viaggio mentre viaggio (cosa che fino a ora non ho mai fatto), connessione a Internet permettendo.

Ce la farò?


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