L’Outback

La volta che ho avuto un’idea abbastanza chiara dell’espressione nulla cosmico mi trovavo nell’Outback.

Secondo Wikipedia, il termine Outback si riferisce alle aree interne più remote, semi-desertiche, del continente australiano. In gergo: terra di nessuno.

Dall’aereo l’Outback è una distesa di nulla. Da terra è effettivamente una distesa di nulla. Un nulla che vale la pena visitare, se non altro per farsi un’idea di quanto possa essere immenso e sconfinato e grande e gigantesco e vuoto. Soprattutto vuoto.

Il clima nell’Outback è desertico e non varia moltissimo durante l’anno, anche se ci sono le stagioni. Sono al contrario rispetto all’Europa, naturalmente, con l’inverno nei nostri mesi estivi e così via. Generalmente viene sconsigliato di visitare l’Outback durante i mesi di gennaio e febbraio per il troppo caldo. Ad aprile il clima era perfetto. Aveva piovuto da poco, cosa abbastanza rara, quindi il paesaggio era molto più verde del solito. Non era davvero verde verde, ma era comunque meraviglioso.

La vegetazione nell’Outback è abbastanza scarsa e si limita ad arbusti prevalentemente rinsecchiti e alberi non proprio verdeggianti. Gli aborigeni conoscono ogni singola pianta della loro terra e sanno quali usi se ne possono fare. Sfruttano tutto, ma chiaramente nel completo rispetto dell’ambiente.

Ragno
Ciao! Sono un innocuo ragno grosso quasi quanto la tua mano!

La caccia, per esempio. La fauna nell’Outback è in realtà più ricca di quanto sembri. Chiaramente si tratta di animali in pieno survival mode fatti per questo tipo di ambiente. I canguri sono tantissimi, generalmente rossi come la terra, ma tendono a ripararsi dai raggi del sole durante il giorno. Anche i dingo, delle specie di cani selvatici, evitano di stare troppo sotto il sole cocente (dagli torto). Ci sono moltissime varietà di volatili, lucertole e serpenti.

Generalmente la regola in Australia è una: se incontri un animale, molto probabilmente quell’animale può e cercherà di ucciderti. C’è poi una regola più specifica per i serpenti e i ragni: più piccoli e colorati sono, più sono velenosi. Ho visto ragni più grossi della mia mano, ma sapevo che quelli di cui avrei dovuto aver paura erano quelli piccini e dall’aria innocua. Neurotossine, ecco cosa. Meglio non averci a che fare.

Quindi supponiamo di essere un aborigeno che vive nell’Outback mille anni fa. Come facciamo io e la mia tribù a procurarci da mangiare? Se sono una donna conosco ogni arbusto e so perfettamente quale usare per cosa, mentre se sono un uomo vado a caccia con gli altri uomini. Funzionava più o meno così: il gruppo di cacciatori si nascondeva tra gli alberi vicino a una pozza d’acqua dove gli animali andavano ad abbeverarsi; si aspettava che arrivasse il branco di canguri rossi (o quello che capitava), che bevessero tutti e che cominciassero ad allontanarsi; quando il branco era lontano ma non troppo, i cacciatori entravano in azione e con le loro lance colpivano e uccidevano l’ultimo o gli ultimi della fila. In questo modo il branco non si sarebbe spaventato e sarebbe tornato alla pozza d’acqua per bere ogni volta che ne avesse avuto il bisogno.

Outback, Australia
Panorama tipico dell’Outback.

Oltre ai canguri e alle lucertole e ai serpenti assassini, l’Outback accoglie una nutrita popolazione di cammelli e dromedari. Tutti d’importazione. Sì, perché nell’800, quando i coloni inglesi cominciarono a esplorare la sconfinata distesa di nulla, sorse il bisogno di un mezzo di trasporto abituato a quel clima e alle lunghe camminate sotto il sole e senza l’acqua… quindi i cammelli. Vennero importati dai paesi arabi e loro si trovarono così bene nell’Outback australiano che decisero di restare. Adesso ce ne sono talmente tanti che vengono esportati per fare bistecche. L’Arabia Saudita è il principale cliente. La carne di cammello non è male, ma personalmente ho preferito il canguro. Ha un che di selvatico.

I colori prevalenti dell’Outback sono il rosso della terra e il blu del cielo, con l’occasionale nero dell’asfalto dell’unica strada. La terra è rossa perché ricca di ferro, che a contatto con l’aria ossida e in pratica arrugginisce. Ci sono canyon, montagne e valli, ma la formazione rocciosa più famosa di tutto l’Outback (e di tutto il contintente) è senza ombra di dubbio Uluruuna volta conosciuta come Ayers Rock e oggi tornata ad avere l’originario nome aborigeno.

Il contrasto tra rosso e blu è favoloso. L’Outback sarà pure una sconfinata distesa di nulla, come mi piace chiamarla, ma è una delle più belle sconfinate distese di nulla che abbia mai visto.


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