Down the Rabbit Hole

La volta che ho fatto un selfie con il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile mentre si nascondevano dalla Regina di Cuori e dal Bianconiglio ero a Oxford.

Christ Church Courtyard, Oxford
Christ Church College: dove io e i miei studenti siamo stati sgridati per aver cercato di camminare sul prato.

Mi trovavo a Oxford per lavoro, come Course Leader per un gruppo di studenti in vacanza studio, ma ogni tanto avevo qualche ora di tempo per godermi la città e la sua incredibile mole di riferimenti letterari (che io adoro).

I primi giorni sono stati un po’ complicati: gli studenti dovevano abituarsi alla nuova realtà, e io con loro. Questo non mi ha però impedito di cercare di perdermi per le viuzze della città nel primo momento libero e conseguentemente trovare un negozio a tema Harry Potter e una libreria talmente ben fornita da portarmi sull’orlo delle lacrime di commozione (non cerebrale). Ho un debole per le librerie. E per tutto ciò che è a tema Harry Potter.

Sezione Tolkien in libreria
Una sezione interamente dedicata a Tolkien! Il sogno! Notare anche le sezioni dedicate a Terry Pratchett e a Doctor Who (che non è un autore ma who cares! È British).

Passeggiare per Oxford era per me un continuo tuffo tra le pagine dei miei libri preferiti: ogni edificio mi ricordava la descrizione di un posto fantastico, ogni libreria metteva in vetrina edizioni stupende che tentavano il mio portafogli. Solo la consapevolezza che a inizio ‘900 tra le mura di quelle università erano stati scritti mondi e storie e personaggi che seguo fin da bambina mi faceva sorridere in modo incontrollato e probabilmente anche molto inquietante. Ne risultava una pazza interamente vestita di magenta che vagava per la città con un sorriso ebete perennemente stampato in faccia.

Il magenta non è esattamente in cima alla lista dei colori che mi piacciono di più (o che mi stanno meglio), ma dal momento che è il colore dell’azienda per la quale lavoravo mi sono messa l’animo in pace e l’ho indossato come se non ci fosse un domani.

Ho quindi esplorato Oxford in modo non proprio del tutto anonimo, un po’ come se andassi in giro con un cartello che dicesse Guardatemi, sono una di quelle che accompagnano i gruppi di studenti, e molto probabilmente sono pure straniera. Non che dalla mia aria incantata potessi essere scambiata per qualcosa di diverso da una turista.

Christ Church College Cloister, Oxford
Un ulivo nel chiostro di Christ Church College.

Il mio biglietto da visita magenta non ha comunque fermato le persone che, nei primi due giorni della mia permanenza in città, giravano per il centro pubblicizzando l’uno o l’altro fronte del referendum sulla Brexit (linkerò ancora una volta Wikipedia, sperando davvero che non sia necessario).

“We’re voting for the referendum tomorrow, please be informed!”

Pensavo fosse palese che fossi straniera, eppure cercavano comunque di convincermi a votare. Forse ho l’aria meno italiana di quanto creda.

Ciò che mi ha colpita (in positivo) di tutte queste persone erano la loro dedizione e la loro educazione. Non si urlavano contro né niente, anzi: si limitavano a informare i passanti sui punti cardine che ogni fazione portava a sostegno della propria tesi. Molti inglesi mostravano in bella vista adesivi o spille per l’uno o per l’altro fronte, e molte case avevano cartelli appesi alle finestre, alle porte, o direttamente in giardino. Un brulicare di Leave e Remain. Devo dire che credo di aver notato più Remain che Leave, ma anche gli ultimi erano ben rappresentati.

Casa con giardino, Oxford
Il Giardino Segreto, finalmente?

Il giorno dopo il referendum mi sono svegliata e tra i primi messaggi ricevuti su Whatsapp ho letto l’incredulità per il risultato. Com’era possibile che avessero davvero votato per lasciare l’Unione Europea? Evidentemente era possibile, visto che l’avevano appena fatto.

I miei colleghi locali erano un tantino delusi e frastornati.

“Alla fine a decidere del futuro mio e dei miei coetanei sono state persone che di futuro ne hanno ancora poco“, mi ha spiegato tristemente un ragazzo, riferendosi al fatto che una fetta importante dei sostenitori (e votanti) del Leave erano stati gli over-65. “Sapevo che pochi giovani sarebbero andati a votare, molti pensano che non serva a nulla. Ma questa volta era importante…”

Senza entrare nel dettaglio dell’ecatombe di ministri che si sono ritirati uno dopo l’altro in seguito alla Brexit (Cameron in testa) e del bizzarro sketch dei Monty Python che ha avuto inizio in quel momento (e che sta ancora continuando! Ogni giorno una notizia nuova! Meglio che guardare Game of Thrones), mi limiterò a esprimere come meglio posso la sensazione che mi hanno trasmesso le persone con le quali ho parlato del referendum: disappunto. In linea di massima possiamo dire che ci sono rimasti davvero male.

Christ Church College Cathedral_edited
La Cattedrale all’interno di Christ Church College: una cosetta da nulla.

Il giorno del referendum per la Brexit era anche l’unico giorno del mese di giugno nel quale la mappa della Terra di Mezzo annotata da Tolkien che volevo vedere sarebbe stata esposta al pubblico alla Weston Library. Non potevo perdermela.

La mia fortuna mi ha permesso di avere il pomeriggio libero, pomeriggio che è stato quindi speso in parte in coda alla Weston Library e in parte con una visita guidata alla Bodleian Library.

Una delle sale visitabili della Bodleian Library è la Divinity School, meravigliosa in ogni sua volta e in ogni sua decorazione. Non ne avevo percorso che qualche metro e già mi sentivo fuori luogo per la gravissima assenza di una divisa scolastica di Hogwarts. Anche se non ci avessero girato qualche scena di alcuni dei film della saga (le scene ambientate nell’infermeria, ma anche alcune scene del Ballo del Ceppo nel Calice di Fuoco), l’atmosfera della sala richiamerebbe comunque immagini legate al mondo magico creato dalla zia Rowling.

Divinity School, Bodleian Library, Oxford
Passatemi il Cappello Parlante, anche se ho già fatto lo Smistamento su Pottermore.

Al primo piano, esattamente sopra la Divinity School, c’è la più antica sala di lettura dell’intera biblioteca, chiamata Duke Humfrey’s Library (nome originario della prima Bodleian Library). L’enorme sala di lettura è divisa in tre sezioni disposte grossomodo a H. La sezione più antica, quella che era stata costruita per ospitare la collezione che il Duca Humfrey aveva donato alla biblioteca, risale al 1487 ed è naturalmente in stile medievale: finestre sulle pareti settentrionale e meridionale e pesanti scaffali in legno carichi di libri posizionati tra una finestra e l’altra, in modo da ospitare tra loro dei tavoloni che permettessero agli studenti di leggere sfruttando al massimo la luce solare (unica fonte di luce, dal momento che era severamente proibito introdurre fiamme di qualsiasi tipo all’interno della biblioteca).

Le due sezioni più recenti sono la Arts End (a est, datata 1612) e la Selden End (a ovest, datata 1637) e si trovano ai due lati della sezione medievale. Si nota subito lo stile diverso: le pareti sono interamente ricoperte di scaffali e libri, dal pavimento al soffitto, con balconate e scale che permettono di raggungere i volumi più in alto; panche e tavoli abbastanza sottili corrono lungo gli scaffali. Se non ricordo male la guida ha descritto questo stile come europeo continentale, in contrasto con quello medievale tipico delle biblioteche inglesi.

Museum of the History of Science, Oxford
Il Museo di Storia della Scienza di Oxford, dove conservano una lavagna sulla quale Albert Einsten ha tenuto una lezione.

Non è possibile scattare fotografie all’interno della Duke Humfrey’s Library, ma la vista è abbastanza unica da restare facilmente impressa nella memoria. Come resta impresso il fortisimo odore di legno e pagine di libri vecchissimi (ma non troppo vecchi: quelli sono tenuti sotto chiave in depositi sotterranei). Se la sezione medievale, vista appena di sfuggita, mi è sembrata subito familiare, è perché è stata utilizzata come set cinematografico per le scene ambientate nella biblioteca di Hogwarts, naturalmente.

Il tour guidato è durato circa un’ora, mi è costato £8 e mi ha lasciato la testa carichissima di informazioni. Se ho rischiato di addormentarmi è stato solo per la complessiva notte di sonno accumulata in tre giorni, e non perché fossi poco interessata io o fosse poco interessante la materia. Sono anzi abbastanza convinta di essere stata quella più entusiasta di tutto il gruppo, anche se il fatto che gli altri fossero tutti inglesi composti e riservati potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale.

Christ Church Staircase, Oxford
“Penso di potermi scegliere da solo gli amici, grazie.”

Dopo essermi quindi rifatta gli occhi con il soffitto della Divinity School e dopo avere un tantino ridimensionato la mia idea di biblioteca, sono andata a mettermi in coda alla Weston Library per ammirare una mappa della Terra di Mezzo annotata da Tolkien (le innumerevoli volte in cui ho scritto che avrei dovuto vedere questa mappa sono indicative della mia trepidazione).

L’interno della Weston Library è molto bello, nuovo e moderno. C’è un’esposizione permanente gratuita che mostra al pubblico alcuni dei tesori custoditi dalla biblioteca, tra cui qualche copia della Magna Carta, miniature medievali come se piovesse e l’immancabile acquerello di Tolkien, illustrazione originale di una delle prime edizioni dello Hobbit (per par condicio, c’è anche una mappa di Narnia disegnata da C. S. Lewis).

Tendiflex, Weston Library, Oxford
In tutto il loro splendore.

Ma la prima cosa che mi ha colpito di tutta la biblioteca sono stati i tendiflex che marcavano l’inizio della coda per la mappa. Avevano le ruote. Ero commossa. Quasi più da quello che dalla mappa stessa, a dire la verità, dal momento che era bella e tutto, ma dentro una teca e con una manciatina di minuti a disposizione per ammirarla perdeva un attimino di fascino.

In due settimane ho avuto modo di girare con calma la città, momento libero dopo momento libero, ed è così che sono capitata a Christ Church College, college della University of Oxford.

Christ Church College è un po’ tipo Hogwarts: gli studenti vanno a lezione, hanno i loro dormitori e le loro sale comuni e cenano nella sala grande; tutto all’interno dello stesso complesso di edifici, come in un qualsiasi campus universitario, ma tra pareti vecchie di cinquecento anni. Christ Church College risale infatti al ‘500 ed è tranquillamente visitabile, a patto che si osservi un certo silenzio, dal momento che gli studenti stanno studiando.

Il college non ricorda Hogwarts solo per le abitudini dei suoi studenti, ma anche dal punto di vista architettonico. E non è casuale. Al primo gradino della scala che porta nella Hall, la sala dove si consumano i pasti, ho avuto una strana sensazione di familiarità. Ero già stata lì? Non di persona, ma da spettatrice sì: quando l’Harry Potter cinematografico arriva a Hogwarts per la prima volta, è proprio sulla scala di Christ Church College che fa la conoscenza di quel mattacchione di Draco Malfoy e incontra la professoressa McGonagall/McGranitt.

Christ Church Great Hall, Oxford
Cioè così.

Sul pianerottolo in cima alla scala un portone altissimo conduce alla Hall, mentre una porta più piccina contrassegnata come Buttery dà da pensare a un luogo dove conservano l’enorme quantità di burro che deve essere necessaria per provvedere al fabbisogno giornaliero degli studenti inglesi, da sempre noti consumatori industriali di burro. Una più approfondita ricerca rivela invece che Buttery altro non è che un antico termine inglese che si riferisce a una stanza di servizio, una specie di dispensa medievale; la Buttery di Christ Church vende oggi bevande in orario pasti. Niente burro. Delusione.

Tutto viene però dimenticato all’ingresso della Hall. Familiare sensazione di familiarità: sarò mica già stata pure qui? Sì e no: la Hall di Christ Church College è stata usata come spunto per costruire il set dedicato alla Sala Grande di Hogwarts (e cosa altrimenti?). Inutile descriverla: è come tutti la immaginiamo.

Agli angoli di una delle vetrate che occupano la parete di sinistra della Hall fanno la loro comparsa alcuni dei personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie, il cui autore, Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) è stato prima studente e poi professore di matematica a Christ Church. Lewis Carroll era infatti un brillante matematico e anche un discreto fotografo, ma tutto il mondo lo conosce come autore di uno dei libri per bambini più famosi di sempre.

È facile incontrare Alice, il Bianconiglio, la Regina di Cuori e gli altri personaggi della storia in giro per le strade di Oxford. Proprio di fronte all’ingresso del parco di Christ Church College c’è l’Alice’s Shop, un negozio che all’epoca di Lewis Carroll (quindi nell’800) vendeva dolci e caramelle e che oggi ospita souvenir esclusivamente a tema Alice nel Paese delle Meraviglie.

Alice's Shop_edited
Alice’s Shop, una volta The Old Sheep Shop.

Alice e Lewis Carroll sono figure talmente legate alla storia di Oxford che ogni anno si celebra Alice’s Day: in cui si festeggia l’anniversario del giorno in cui Lewis Carroll, durante una gita con la famiglia del rettore di Christ Church College, ha raccontato la storia di Alice per la prima volta alle figlie del rettore, dando alla protagonista il nome di una delle bambine: Alice appunto.

In questa giornata si organizzano eventi, incontri, persino cacce al tesoro con i personaggi del libro. È così che mi sono ritrovata a chiedere un selfie al Cappellaio Matto e al Leprotto Bisestile, mentre a pochi metri da noi avanzavano inesorabilmente il Bianconiglio e la Regina di Cuori, che aveva appena finito di minacciare dei bambini che avevano osato dire che non era abbasanza alta per essere regina (“Chop their heads off!“).

Alice's Day 2016, Oxford
Lo so, volevate il selfie, ma c’era troppo magenta.

Alla fine delle due settimane avevo la valigia decisamente più pesante (ma era il dolce peso dei libri, quindi era dolcemente trasportabile), il guardaroba decisamente più magenta e il feed di Facebook decisamente più adolescenziale. Mi sentivo anche più giovane, come se per osmosi avessi acquisito un po’ di gioventù dai miei studenti (come se ne avesi bisogno, AH!), e ispirata, come se per osmosi e miracolo avessi acquisito un po’ di ispirazione dai luoghi dove hanno vissuto alcuni grandi della letteratura (come se ne avessi… no ok, questa mi faceva comodo).

Le soft skills acquisite durante questa esperienza lavorativa/di vita sono comodamente consultabili sul mio profilo LinkedIn.

L’entusiamo provato nel visitare una città magnifica come Oxford è tranquillamente visibile tra le righe di questo post e di quello che lo ha preceduto.

La commozione di quando ho salutato i miei colleghi e i miei studenti e l’affetto che ho imparato a provare per loro, nonostante i pochi giorni a nostra disposizione per conoscerci, sono evidenti nei miei occhi quando ne parlo.


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