Brexit, Bodley e adolescenze lunghe

La volta che ho seriamente pensato di trasferirmi in una città solo per la sua irreprensibile inglesità ero a Oxford.

Oxford Castle
Oxford vista da Oxford Castle.

L’occasione di visitare Oxford (nella mia lista dei desideri più o meno da quando ho letto Lo Hobbit e scoperto che Tolkien aveva passato quasi tutta la sua vita lì) è sorta quando il mio colloquio per diventare Course Leader di un gruppo di studenti in vacanza studio è andato a buon fine. Le mete dove avrebbero potuto mandarmi erano tante: Regno Unito, Irlanda, Malta, persino Stati Uniti.

La telefonata con la quale mi hanno affidato il corso è andata più o meno come segue.

Personcina al telefono: “Allora, parliamo dell’assegnazione del corso; ho due mete per te: dimmi tu dove preferiresti andare.”

Io: “Ok!”

Personcina al telefono: “Londra o Oxford?”

Io: “Mh, non sono mai stata a Oxford, quindi non so se…”

La voce della mia coscienza: “Non sono mai stata a Oxford! Oxford! Mandami a Oxford! Tolkien! Lewis Carroll! C. S. Lewis! La Bodleian Library! Harry Potter!”

Io: “Ok, preferirei Oxford.”

Dopodiché ho cominciato a leggere guide e articoli sulla città e il livello di fomento è cresciuto drasticamente.

Bridge of Sighs, Oxford
Il Ponte dei Sospiri di Oxford. Perché anche Oxford ha il suo. E pure Cambridge.

Non che sperassi di avere molto tempo libero, sia chiaro. Sarei andata a Oxford per lavorare, quindi mi aspettavo di fare quello. Però già solo l’idea di camminare per le stesse strade dove avevano passeggiato, molto probabilmente assieme, Tolkien e C. S. Lewis (rimando a Wikipedia, nel remoto e inspiegabile caso in cui i nomi suonassero nuovi) mi faceva tremare le ginocchia.

Come se non bastasse, a pochissimi giorni dalla partenza ho scoperto che la Bodleian Library, la principale biblioteca della città di Oxford, avrebbe esposto al pubblico una mappa della Terra di Mezzo annotata da Tolkien e che era da poco entrata a far parte della sua collezione. La mappa sarebbe stata visibile al pubblico per un solo giorno in tutto il mese di giugno. Quel giorno, per un qualche assurdamente fortunato allineamento tra pianeti, io sarei stata a Oxford. Era destino. Dovevo vederla.

Oltre a tutto questo, il referendum per la Brexit (rimando a Wikipedia, sperando ardentemente che non sia davvero necessario) si sarebbe tenuto ad appena qualche giorno dal mio arrivo. Sarei stata su suolo inglese in un momento così delicato della storia del Regno Unito! Certo, mai avrei immaginato che sarebbe stato così importante, perché mi aspettavo un risultato decisamente diverso.

Story Museum, Oxford
In questa foto: un riferimento letterario e una battuta di dubbio umorismo sull’esito del referendum sulla Brexit.

Con questa premessa, e con l’intenzione di sfruttare al massimo la mia esperienza, sono partita da Milano assieme a un gruppo di studenti in piena adolescenza (con tutte le conseguenze del caso).

La mia adolescenza (lunga) è finita l’altro ieri, quindi ricordo bene il bagaglio di disagio che comporta. Purtroppo o per fortuna non sono mai stata vittima di crescita esponenziale o sviluppo fulmineo, quelle cose simpatiche che ti fanno andare a dormire bambina e ti fanno svegliare il mattino dopo con una terza di reggiseno. Magari mi fosse capitato! Immagino però che dev’essere abbastanza confusionale cercare di capire cosa farsene di tutte quelle gambe, di tutte quelle braccia, di tutto quel corpo in più cresciuto così in fretta da non averci dato la possibilità di imparare a conoscerlo.

Non saprò cosa si prova a crescere di venti centimetri nell’arco di un’estate, ma ho ben presente il carico di insicurezze, dubbi, paure che tende ad assalirti quando ti rendi conto di essere quasi adulto ma ancora abbastanza bambino; quando hai domande e quesiti esistenziali, ma nessuno è in grado di comprenderti; quando ti pare che tutti abbiano già capito tutto dalla vita, mentre tu sembri l’unico a non aver ancora ben chiaro da che parte ti devi voltare.

Gli adolescenti che ho accompagnato a Oxford, e quelli che ho conosciuto una volta arrivata lì, erano comunque molto più adulti di quanto non fossi io alla loro età, e questo mi ha fatto sperare nel futuro. Tranne quando mi chiedevano come si usa Google Maps; in quel caso la mia pazienza si scioglieva nell’incredulità e nel WTF, perché una generazione nata col cellulare in mano non può non capire come si usa un’applicazione così intuitiva (e fondamentale, aggiungerei) come Google Maps.

Radcliffe Camera, Oxford
La Radcliffe Camera, famosa perchè… è rotonda e piena di libri.

Ma parliamo di Oxford. Io sono partita prevenuta, nel senso che già sapevo che la città mi sarebbe piaciuta, quindi ci sarebbe voluto un certo impegno da parte di Oxford per farmi cambiare idea. Non mi aspettavo però che me ne sarei innamorata così perdutamente. Ero sul bus verso il centro città la mattina del primo giorno di corso, dopo una notte abbastanza insonne e un arrivo la sera prima più o meno travagliato anche se addolcito dalla famiglia meravigliosa che mi avrebbe ospitata per due settimane. Ero sul bus e guardavo fuori dal finestrino nel grigiore piovoso delle sette e mezza di una tipica mattina inglese (di qualsiasi momento dell’anno, perché siamo in Inghilterra e le stagioni calde sono tali solo sulla carta), e quasi mi commuovevo di fronte alle casette affacciate lungo la strada, alle insegne in ferro battuto dei negozi, agli eleganti edifici dei college e delle unversità. Tutto era terribilmente inglese, immancabilmente British e, per questo, semplicemente meraviglioso.

Prima di allora ero stata raramente nel Regno Unito, che conoscevo principalmente tramite libri e film e serie TV. Camminare per le strade di Oxford era per me come entrare nelle pagine di un romanzo. Ero in visibilio.

Christ Church, Oxford
Christ Church, college della University of Oxford.

Mi sono quindi presentata il primo giorno di corso con le occhiaie da notte insonne, ma gli occhi sbrilluccicanti e il sorriso di chi al primo momento libero sarebbe sparita per andare a visitare la città.

Oxford si trova a un paio d’ore a ovest di Londra, nella contea chiamata Oxfordshire, naturalmente. La città è piccina, ma famosissima per le sue università e i suoi college, prima fra tutte la University of Oxford, la più antica università del mondo anglofono.

Oxford nasce come insediamento Sassone, più o meno nel 900. La sua posizione strategica, in prossimità dello sbocco del fiume Cherwell nel primo tratto del Tamigi, permette alla città di crescere e diventare un importante punto militare  durante il X secolo. Nel 1066 avviene la famosa invasione Normanna; è del periodo normanno l’Oxford Castle, costruito per affermare l’autorità normanna nell’area ma mai usato a scopo militare.

Oxford Castle
L’Oxford Castle e la fine del mondo.

Sotto i Normanni Oxford acquisisce prestigio e diventa casa di moltissimi ordini religiosi. Tutta questa concentrazione di religiosità fa in modo che la città inizi a popolarsi di colti e studiosi, che cominciano a tramandare il loro sapere tramite l’insegnamento. Le primissime tracce di lezioni risalgono al 1096, ed è più o meno con questa data che si fa coincidere la nascita della University of Oxford, nonostante nessuna fondazione ufficiale sia mai stata registrata.

All’epoca l’università era un po’ diversa da come siamo abituati a vederla ora. Non c’erano campus, non c’erano poli universitari. C’erano solo un mucchio di religiosi colti che insegnavano teologia nelle chiese o in locali messi a disposizione dalle chiese. La cultura era quindi strettamente legata alla religione, anche perché di norma solo chi si dedicava alla vita religiosa poteva permettersi di studiare.

La University of Oxford cresce molto durante il 1100, soprattutto visto che Enrico II decide di vietare agli studenti inglesi di frequentare l’Università di Parigi. Nel 1209 scoppiano diverse dispute tra gli studenti dell’università e i cittadini di Oxford: alcuni degli studenti lasciano la città e si stabiliscono nientepopodimenoché a Cambridge, dove fondano la University of Cambridge, naturalmente.

Tra gli universitari e i cittadini continua a non scorrere buon sangue comunque, visto che chiunque lavori per la University of Oxford gode di determinati benefici, mentre i poveri cristi che non hanno la fortuna di lavorarci non hanno un straccio di vantaggio. Il tutto culmina con la rivolta studentesca di St Scholastica Day nel 1355, nata pare con una disputa in un pub (“Signor locandiere, io studente universitario trovo che la sua birra faccia schifo!”). Ah, il Regno Unito! Dove un litigio sulla birra può portare a due giorni di rivolta studentesca e 90 morti. Tutto si risolve in favore dell’università: a ogni anniversario dell’accaduto il sindaco e i consiglieri comunali dovranno marciare per le strade e pagare una multa di un penny per ogni studente ucciso nella rivolta. Dopo 470 anni, nel 1825, il sindaco in carica si rifiuta categoricamente di marciare e spezza così la tradizione. Capiamo però, dai 470 anni di marce e multe da un penny, che a Oxford le tradizioni vengono tenute in altissima considerazione.

St Mary's Church_edited
La chiesa di St Mary, luogo natale della University of Oxford.

Tra il 1427 e il 1483 vede la luce la bellissima Divinity School, il più antico edificio costruito apposta per la University of Oxford. La grande sala che costituisce la Divinity School viene in questo periodo usata per tenere lezioni di teologia, esami e discussioni: tutto rigorosamente in latino, la lingua della Chiesa e per riflesso anche della cultura. Il soffitto della sala è riccamente decorato in uno stile particolare detto a volte lierne (o a stella), ed è di una bellezza incredibile.

La Divinity School si rivela anche il luogo adatto dove costruire, al primo piano, immediatamente sopra le volte decorate, la prima biblioteca della University of Oxford. Fino alla prima metà del 1300 i testi universitari vengono conservati (e incatenati alle pareti, sia mai che gli venga voglia di scappare) in alcune stanze della St Mary’s Church, ma con la crescita della collezione diventa evidente la necessità di dedicare una stanza alla sola conservazione dei libri e alla loro consultazione. Nasce quindi la Duke Humfrey’s Library, dal nome del duca che dona la maggior parte dei nuovi volumi.

Divinity School, Oxford
La Divinity School. Ricorda qualcosa?

Verso la fine del XVI secolo la biblioteca versa in condizioni drammatiche. Nel 1598 arriva però un certo Thomas Bodley, che decide che Oxford ha bisogno di una biblioteca pubblica e dona alla University of Oxford i fondi per ristruturare e ampliare l’edificio e una nuova collezione di libri. La biblioteca riapre quindi con il nome di Bodleian Library.

Bodley però fa di più: firma un accordo con la Stationers’ Company di Londra, la quale si impegna a inviare alla biblioteca ogni nuova pubblicazione su suolo inglese. La Bodleian Library diventa così la seconda biblioteca più grande in Inghilterra, oltre che una delle sei biblioteche depositarie legali di qualsiasi opera pubblicata nel Regno Unito. Calcolando che questo accordo viene firmato attorno al 1600, va da sè che la Bodleian Library ospita tutti i libri pubblicati in Inghilterra negli ultimi quattrocento anni.

A oggi la Bodleian Library comprende numerose sedi sparpagliate per il centro di Oxford, tanto che si parla di Bodleian Libraries, al plurale. L’aggiunta più recente è la Weston Library, di fronte allo Sheldonian Theatre, aperta al pubblico e fornita di cafè ed esposizione permanente gratuita. Essendo la Bodleian Library una biblioteca di consultazione, non è permesso prendere in prestito libri; è inoltre necessario essere accreditati per poter accedere alle sale di lettura, e un’antica tradizione richiede a chiunque voglia entrare di giurare solennemente che non cercherà in alcun modo di danneggiare i volumi lì custoditi.

Christ Church Windows, Oxford
L’interno di Christ Church College. Non sembra il set di un film di Harry Potter? Lo è stato.

La storia di Oxford è legata indissolubilmente a quelle delle sue università. Gli edifici in giro per la città coprono più o meno ogni stile architettonico inglese fin dal periodo Sassone, ma la cosa che più salta all’occhio è l’apparente onnipresenza di chiese e cattedrali. Non fosse che non sono tutte chiese e cattedrali, ma edifici universitari e college, ricchi di volte e guglie e torri e alte vetrate.

Avrei avuto qualche ora spalmata su due settimane per esplorare la città, ma ero determinata a sfruttare ogni singolo momento.


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?

4 Commenti

Cosa ne pensi?