Tieni il baricentro basso e spera di non ribaltarti

La volta che ho fatto sandboarding con una tavola decente (non come quella specie di slittino usato a Strahan, in Tasmania) ero da qualche parte a nord di Perth, nel Western Australia, ed ero appena stata al Pinnacles Desert.

Hangover Bay, Western Australia
Quanto non mi è piaciuto il Western Australia…

Ero a Perth da qualche giorno: avevo esplorato il centro città e il giardino botanico, avevo incontrato gli adorabili pinguini di Penguin Island e avevo girato Rottnest Island in bicicletta. Era giunto il momento di allontanarmi dalla costa e andare a vedere il deserto. Non che sia difficile, nel Western Australia: basa addentrarsi nell’entroterra di pochi chilometri per ritrovarsi nel nulla; ma io avevo una meta ben precisa in mente. Io volevo andare a vedere il Pinnacles Desert.

Il Pinnacles Desert non è un deserto come tutti gli altri: ne parlano tutti e ci sono un sacco di foto sulle copertine delle guide turistiche e nelle vetrine delle agenzie viaggi, quindi qualcosa di speciale deve averlo, no? È un deserto ma ci sono delle strane formazioni rocciose che lo abitano, quindi non è del tutto deserto, ma pieno di questi pinnacles. Dalle foto pare figo, ed è a poche ore da Perth, perché non andare? Avevo solo bisogno di un tour guidato dal prezzo contenuto, pensato apposta per le mie tasche da backpacker in perenne bolletta.

Ovviamente l’Australia è piena di agenzie che offrono tour economici per i backpacker poracci, perché l’Australia è piena di backpacker poracci che hanno bisogno di tour economici, quindi non ho dovuto cercare molto per trovare quello che faceva al mio caso. Il prezzo per il tour di un giorno non era male (150AUD), e oltre al deserto avrei visto anche il solito wildlife park dove farmi i selfie con i canguri e, last but not least, avrei avuto l’occasione di balzare su una tavola e scivolare giù da una duna di sabbia. Non vedevo l’ora di cercare di farmi venire una commozione cerebrale.

Koala
“Lasciami dormire!”

Il ritrovo era naturalmente a un orario abbastanza incivile e improponibilmente prossimo all’alba, ma io ormai ero abituata alle alzatacce e non mi sono lasciata intimorire. Ho cominciato ad avere qualche ripensamento quando non ho trovato nessuno al punto prestabilito dove l’autobus sarebbe dovuto (in teoria) venire a prendermi. Era troppo presto? Era troppo tardi? Era il posto sbagliato? Nel mentre che controllavo da ogni angolazione la mappa che mi era stata data, ecco che hanno cominciato a presentarsi persone dall’aria squattrinata come me, e la cosa mi ha tranquillizzata. Era il posto giusto.

L’autobus è infatti arrivato come previsto: si trattava di un mezzo piuttosto piccolo e dalle ruote grandi, adatte per viaggiare sulla sabbia. Il gruppo stesso non era particolarmente numeroso, ed era ancora meno vario. Era composto da una dozzina circa di persone così divisa: io, un ragazzo sudamericano, un ragazzo tedesco (credo), almeno tre generazioni di cinesi che avevano l’aria di essere tutti imparentati tra loro e in vacanza assieme. Nota a lato: nessuno dei cinesi sembrava capire né parlare l’inglese. Si preannunciava un tour parecchio interessante.

La nostra australianissima guida era una specie di armadio con i pantaloncini e le infradito, con le quali naturalmente guidava. Bonus: conosceva la guida che avevo avuto nel tour a Uluru e Kata Tjuta e che aveva fatto incagliare il pulmino nel mezzo del deserto al tramonto. Ne è nata una teoria secondo la quale tutte le guide australiane si conoscono.

Wallaby bianco
E io sono un canguro bianco.

Il bolide che ci avrebbe portati nel deserto era come previsto non esattamente spazioso, e naturalmente anche la comodità dei sedili lasciava un tantino a desiderare. Recuperare le ore di sonno perdute era quindi fuori discussione, ma se non altro la prima fermata non distava troppo da Perth.

Il Caversham Wildlife Park è uno dei tanti parchi dove è possibile vedere da vicino creature come i canguri, i koala e i wombat; fauna locale, quindi. Una guida del parco ci ha parlato dei loro ospiti, ci ha fatto fare una foto con un wombat gigante e parecchio annoiato (ma pur sempre adorabile) e ha dovuto ripetere svariate decine di volte di non toccare le zampe o il muso dei koala, né di portargli via i rametti di eucalyptus, per favore, e puoi per cortesia dire a tua madre di non disturbare i koala che dormono?, è la seconda volta che te lo chiedo, se capisci l’inglese per favore traduci per lei. Potevo sentire distintamente la frustrazione nella sua voce di fronte ai sorrisi serafici dei cinesi, i quali avevano tutta l’aria di non aver capito fino in fondo il motivo per il quale disturbare una creatura dotata di unghioni di diversi centimetri potrebbe non essere una buona idea.

Tra la fauna che popolava il parco c’era una colonia di canguri interamente bianchi. Albini? No: frutto di incroci, a quanto mi ha spiegato la guida. Erano belli e morbidi e quando mi sono fatta fare una foto circondata da quei roditori giganti, la ragazza cinese ha commentato, restituendomi la macchina fotografica: “You’re like the mother of kangaroos!” Immediato il collegamento con Game of Thrones e la Mother of Dragons.

Ho però avuto meno fortuna con le foto assieme al koala: in una avevo gli occhi chiusi, nell’altra era il koala ad avere gli occhi chiusi (non sto assolutamente glissando sulla mia faccia improponibile cercando di dare la colpa a lui). Morale: odio farmi fare foto dalla gente.

Pinnacles Desert, Western Australia
I Pinnacles visti da vicino.

Dopo il Wildlife Park e dopo la sosta al bagno era il momento del Pinnacles Desert. O meglio: era il momento di un altro bel pezzo di strada, e poi del Pinnacles Desert.

Cercherò di essere breve (AH!). Il Pinnacles Desert si trova all’interno del Nambung National Park, a nord di Perth; è una meta che affascina e attira un sacco di turisti per via delle bizzarre formazioni rocciose calcaree che lo affollano, dei veri e propri pinnacoli a volte alti anche quattro o cinque metri. Quando dico che lo affollano, intendo dire che sono davvero tante. Tutte lì, in piedi e fatte di calcare, come delle sentinelle. Prima di potersi addentrare nel deserto c’è l’immancabile visitor centre dove fare tappa per acculturarsi un po’ sulle teorie che cercano di spiegare queste strane formazioni rocciose. E per fare anche la sosta al bagno, sì.

Fondamentalmente i Pinnacles sono costituiti dai resti delle creature marine che vivevano qui quando ancora il Western Australia si trovava sommerso dall’oceano, quindi una considerevole quantità di anni fa. Ci sono però tre teorie sul modo in cui questi resti si sono accumulati proprio così, ma io non sono un’esperta di geologia (per il dolore del mio prof. di geologia del liceo), quindi lascio la parola a Wikipedia che di sicuro ne sa più di me.

Io personalmente ho trovato il Pinnacles Desert un po’ deludente. Non che non mi sia piaciuto, ci mancherebbe, ma per la prima volta da che mi trovavo in Australia ho visto un paesaggio che era meglio in foto che dal vivo. Era sicuramente un panorama mai visto prima, ma su di me non aveva molto fascino. Forse mi ero abituata troppo bene dopo il tour nell’Outback?

Pinnacles Desert, Western Australia
I Pinnacles visti da lontano.

Faceva caldo. Tanto caldo. Pranzare sotto quel sole era impensabile, oltre che molto probabilmente contrario alle regole del parco, quindi abbiamo salutato i Pinnacles per spostarci sulla costa e fare sosta in una baia che meritava tutto il viaggio fatto fin lì solo per il nome: Hangover Bay. Era deserta, c’eravamo solo noi e l’oceano. E l’immancabile barbecue dove la nostra guida ci ha cucinato il pranzo.

Dopo pranzo ci attendeva ciò che avrebbe reso la mia giornata indimenticabile (più del Pinnacles Desert): il sandboarding.

Tornando verso Perth ci siamo fermati a Lancelin, dove ci attendevano delle altissime dune di una sabbia talmente chiara da sembrare bianca. La nostra australianissima guida ha sfornato alcune tavole da sandboarding e ci ha spiegato le basi dello sport. Sarà come fare snowboard, pensavo io, che non sono assolutamente capace di fare snowboard. Non è per niente come fare snowboard, diceva invece lui; la sabbia non è come la neve. Me ne sarei accorta a breve.

Il gruppo di cinesi non ha voluto saperne di provare il sandboarding, quindi io e gli altri due ragazzi ci siamo guardati, abbiamo imbracciato le nostre tavole e ci siamo lanciati all’arrampicata della duna indicata dalla guida. Scalarla si è rivelato decisamente più difficile e faticoso del previsto.

Hangover Bay, Western Australia
Hangover Bay.

Anche scendere non è così facile come può sembrare: bisogna cercare di tenere il proprio baricentro in basso e non troppo in avanti, o si rischia di ribaltarsi, ma neanche troppo indietro, o si rischia di ribaltarsi. Il modo più facile, diceva la guida, è di sdraiarsi a pancia in giù sulla tavola e scendere con la testa in avanti; occhio solo a fermarsi non appena si arriva giù, perché quando finisce la sabbia comincia la roccia, e quella rovina la tavola. Oltre a fare discretamente male. Un altro modo è sedersi sulla tavola e tenere i piedi davanti a sé, sempre facendo attenzione alla faccenda del baricentro.

Va bene, va bene, dicevo io. Ma vuoi mettere con lo stare in piedi e scivolare giù da una duna di sabbia come se si stesse surfando in mare (cosa che non so fare, ehm ehm)? Non potevo non provare. E ci ho messo solo una discreta quantità di tentativi prima di riuscire a trovare il giusto equilibrio… a pochi metri dalla fine della duna e l’inizio della roccia. Ma quel momento di perfezione resterà inciso per sempre nella mia memoria.

Sandboarding, Western Australia
Io che mi sento figa.

Fortunatamente sono sempre riuscita a fermarmi in tempo, o mi sarei ritrovata con qualche altra incisione.

Quella sera in ostello, dopo aver percorso qualche altra ora scomodamente incastrata nel sedile del pulmino e dopo aver lasciato il gruppo, ho scoperto di essermi riportata a Perth una dose non indifferente di sabbia, infrattata in ogni piega dei vestiti che indossavo. Mentre cercavo di liberarmi i capelli da tutti quei granelli, non riuscivo però a smettere di pensare a quanto mi ero sentita figa e invincibile in quei velocissimi secondi di pura perfezione a cavallo del vento e del deserto.


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