Cornish Pasties e fish and chips

In diretta da Plymouth, Devon, Regno Unito: due giorni, tanti chilometri, due Cornish Pasties e svariate ore di fiato radioattivo.

Valigia pronta
L’arte di infilare abiti adatti a tre stagioni in un trolley.

Cominciamo da sabato mattina.

Il volo è alle 11.20 ma io alle 9.00 ho già fatto il controllo bagagli e per le 9.20 mi sono già accomodata in zona gate. È clamorosamente presto, ma almeno così ho potuto scroccare un passaggio verso l’aeroporto. In questo modo posso gustarmi le conversazioni tra i vari viaggiatori, le cui tipologie spaziano dalla famiglia con bambini piccoli (che spero non abbiano intenzione di prendere il mio stesso volo; SPOILER: uno nella mia stessa fila e uno nei sedili dietro il mio), alle ragazze dall’aria Erasmus; dai singoli armati di misero zainetto, alla famiglia allargata fino al terzo grado di parentela con un parco trolley da far invidia al più affollato gruppo di cinesi in vacanza.

Ryanair ha da poco aperto la possibilità ai propri passeggeri di portare a bordo, oltre al bagaglio a mano da 10kg e di dimensioni 55x40x20cm, una piccola borsa di dimensioni 35x20x20cm. Ho il sentore che avrò modo di assistere a dimostrazioni plateali di analfabetismo funzionale all’imbarco (SPOILER: nessun tipo di disagio! La mia sfiducia nel genere umano era immotivata).

Il mio trolley è sorprendente meno vicino all’esplosione del solito. Sono stata brava. Contiene vestiti per tre stagioni, cosa che penso sarà utile in una città dal clima che Wikipedia definisce mite e con inverni paragonabili a quelli di Roma, ma dove il meteo prevede un weekend variabile e un inizio settimana piovoso con temperature comprese tra i sette e i sedici gradi. Sono pronta a tutto.

Vista dall'aereo
Avevo fatto una bella foto da travelblogger fèscion, ma questa è venuta meglio.

Appena il gate apre (dopo un annuncio dalla pronuncia discutibile: RyànAir; Bristól), si verifica il solito rito della corsa al banco di coloro che hanno paura di non imbarcarsi o di dover caricare il bagaglio in stiva. Un padre dà a una figlia il compito di curare le valigie mentre lui va in bagno, perché altrimenti le rubano; la tentazione di spiegare alla bambina che il problema dei bagagli incustoditi non è tanto il furto, quanto le norme di sicurezza che i rispettivi addetti dovranno applicare (a Expo generalmente le borse abbandonate si facevano detonare), è forte.

Il volo scorre liscio, i bambini a bordo sono tranquilli e la vista dal finestrino è abbastanza piacevole. Passo quasi tutto il tempo a leggere l’e-book della guida Lonely Planet su Cornovaglia e Devon che ho comprato ieri. Leggere la guida mi esalta. Molto. Troppo.

A Bristol c’è il sole ma non fa esattamente caldo. Riesco inaspettatamente a prendere il bus per Plymouth un’ora prima rispetto a quanto preventivato (e prenotato; grazie autista!). La vista dal bus è molto verde, molto inglese e talmente ricca di pecore da ricordare quasi la Nuova Zelanda. Ascolto i Mumford & Sons e mi sento molto hipster, anche se non ho i baffi nè gli occhiali di legno.

Campi di fiori
Il riflesso del finestrino rende la foto molto hipster.

Poco prima di arrivare a Plymouth, il cielo si fa grigio, nuvoloso e minaccioso. Arrivo in città che pare stia per mettersi a piovere. Il mio amico abita in una delle tante vie residenziali appena fuori dal centro, quelle file di casette tutte attaccate e tutte uguali, nelle quali gli appartamenti sono stretti, profondi e su più piani. C’è un ripostiglio nel sottoscala che mi sto costringendo a non aprire, ma prima di andare via penso che cederò e ci resterò male nel non trovarci nessun Harry Potter.

La città di Plymouth non è molto grande e non è tra le più ricche ed eleganti del Regno Unito. L’Università è molto recente, ha appena una ventina di anni; la base navale militare, oltre a essere la più grande in Europa, ospita un numero considerevole di sottomarini nucleari.

Veliero pirata, Plymouth
Questo è il Pirates Weekend, ARR!

I punti di interesse della città si spalmano tra The Hoe e il Barbican. The Hoe è una zona panoramica molto verde e molto ventosa con una vista bellissima sulla baia, sulla base navale e sulla piccola Drake’s Island. The Hoe ospita Smeaton’s Tower, un caratteristico faro a strisce bianche e rosse che ora ha solo funzione di attrazione turistica, ma che una volta svolgeva il suo lavoro da faro in un punto più meridionale della costa. Il Barbican è la zona vecchia del porto: è da qui che sono partiti i Padri Pellegrini a bordo del Mayflower nel 1620 (direzione: Nuovo Mondo!), e sempre da qui è partita la prima nave di migranti diretta in Nuova Zelanda. Ora questa zona è ricca di locali, pub e gente ubriaca il sabato sera (che qui pare cominciare alle cinque del pomeriggio).

La prima cosa che mangio a Plymouth sono due Cornish Pasties, che sono in cima alla mia lista dei cibi da provare. Tipici della Cornovaglia, questi fagottini di pasta ripieni di carne, verdura, e qualsiasi cosa possa passarti per la mente di metterci dentro, sono nati come pranzo al sacco per gli uomini che passavano le giornate a lavorare nei campi o nelle miniere locali. Le Cornish Pasties sono molto ricche e molto saporite. Ne provo una con agnello e menta (dubito che ne mangerò mai più) e una un po’ più classica, con manzo, patate e una ricchezza di condimenti che contribuisce a rendere il mio fiato letale per svariate ore nonostante un massiccio impiego di dentifricio. Esperienza interessante ma non da ripetere subito.

Chiesa, Plymouth
Quel che resta di una chiesa in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Il primo giorno di viaggio si conclude con una birra al Barbican e la certezza che la percezione che gli inglesi hanno del freddo sia totalmente diversa dalla mia.

Il mattino dopo mi alzo col sole e prendo il bus 70A dal centro di Plymouth (Royal Parade, dove ci sono decine di fermate del bus e decine di bus), in direzione Cremyll. La mia meta è Rame Head, un promontorio sulla prima penisola della Cornovaglia a ovest di Plymouth.

Il bus è rosso, ha due piani, attraversa la baia con un traghetto e fa un giro lunghissimo ma super panoramico. La giornata è stupenda, gli inglesi se ne vanno tutti in spiaggia e io mi tengo stretta la mia giacca che non si sa mai.

Scendo dal bus a Kingsand, piccolo villaggio di pescatori sulla costa orientale della penisola. Lo attraverso in due minuti percorrendo stradine da cartolina e capito nella piazza di Cawsand, il suo vicino. Da lì imbocco il sentiero costiero e mi immergo nel bosco. Incrocio un sacco di inglesi passeggianti, tutti di mezza età e tutti molto cordiali. Tra un hello!, un morning! e un afternoon! il tempo scorre e così pure il sentiero. Quando esco dal bosco mi trovo davanti una vista bellissima: a sinistra il porto di Plymouth e il Devon, a destra la costa della Cornovaglia. In lontananza vedo il promontorio e un piccolo edificio sulla sua sommità: St Michael’s Chapel, dove sono diretta.

Casupola sulla costa della Cornovaglia
Non so cosa sia, ma la foto è venuta bene.

Il sentiero è abbastanza pianeggiante e assolutamente bellissimo e la temperatura piacevolmente calda, tanto che arrivo a togliere non solo la giacca, ma anche il pile, restando addirittura in maglietta.

Quando arrivo al promontorio di Rame Head mi rendo conto di aver macinato svariati chilometri e comincio a preoccuparmi del cibo, dal momento che a colazione mi sono scofanata solo due fette di pane con burro di noccioline e marmellata di fragole. Fortuna che prima di prendere il bus non ho resistito al richiamo di Starbucks e ne sono uscita con un biscotto di shortbread e gocce di cioccolato grosso quanto la mia mano. I primi morsi di fame vengono quindi sconfitti a colpi di burro, zucchero e cioccolato: la morte!

St Michael’s Chapel ha un’aria terribilmente pittoresca da lontano, ma appare tristemente vuota non appena la si raggiunge. Ignoro totalmente quale sia la sua funzione, oltre a fare da protagonista nelle foto dei turisti.

St Michael's Chapel, Rame Head, Cornwall
Mare, costa, casupola sperduta, prati verdi, cavalli che brucano l’erba: più Cornovaglia di così c’è solo una Cornish Pasty.

Sulla via del ritorno decido di seguire la (strettissima) strada e attraverso l’entroterra della penisola. Quando arrivo a Cawsand azzannerei la prima cosa commestibile che mi capiti sotto tiro, ma resisto e mi compro un fish and chips (anche lui nella lista dei piatti da mangiare!). Chiedo di non mettere l’aceto ma quando sono a metà piatto mi accorgo che l’altra metà ne è zuppa, quindi la fame mi passa un filino.

Le mie ginocchia implorano pietà, quindi prendo il bus per Cremyll, che non è lo stesso che ho preso la mattina, ma è comunque rosso e a due piani. Ora: strade strette, due sensi di marcia, bus a due piani. Io non so gli autisti come li addestrino, probabilmente devono essere ingegneri o qualcosa del genere, perché non ho mai visto autobus a due piani sfiorare così le auto parcheggiate in mezzo alla strada e le case sulle curve, senza causare danni, morti o distruzione.

A Cremyll mi aspetta il traghetto: cinque minuti di traversata tra me e Plymouth, e poi ancora pochi chilometri tra me e una doccia. Per attraversare mezza Plymouth faccio la sciura: prendo il bus. Ormai sono pratica coi mezzi di trasporto, non mi sconvolge più salire sul lato sbagliato del bus.

Vado a dormire con le ginocchia doloranti e sperando ardentemente di non svegliarmi il giorno dopo col mal di gambe. Se è una bella giornata l’idea sarebbe di andare al Dartmoor National Park a vedere la brughiera (che tecnicamente dovrei aver già visto oggi, però ormai nella mia testa la brughiera è a Dartmoor).

Rame Head, Cornwall
I dodici chilometri meglio spesi della mia vita.

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