Pompei

La volta che ho camminato nella storia che manco Piero Angela ero a Pompei. E non credevo ai miei occhi.

Anfiteatro, pompei
Il Teatro Grande.

C’era una volta una bambina di otto anni che sfogliava il libro di storia e immaginava di passeggiare per le strade di una città dell’epoca romana. Quelle strisce pedonali sopraelevate tra un altissimo marciapiede e l’altro, fatte apposta così per permettere ai carri di circolare per le strade e ai pedoni di attraversare senza rischi, avevano un fascino tutto loro.

Strisce pedonali a Pompei.
Eccole, sono loro per davvero!

Dopo diversi anni quella bambina è riuscita finalmente a mettere piede a Pompei e a Ercolano. E ad attraversare le strade saltando da un masso all’altro come un antico romano. Epicitá pura.

Io credo di aver vissuto a Pompei in una qualche vita precedente. Sì, ci sono, ero la ragazza di buona famiglia di cui si innamorano gli addominali di Jon Snow nel film Pompeii. Chiedo scusa per averlo chiamato film, ma gli addominali erano pregevoli. Probabilmente finti, ma decorativi.

Comunque.

O vivevo a Pompei oppure ho una strana idea di parco di divertimento, visto che non appena ho varcato la soglia del foro ho cominciato a esaltarmi come non mi succedeva da quando ho visto Magic Kingdom a Walt Disney World per la prima volta. E Magic Kingdom mica è pizza e fichi. C’è il Castello di Cenerentola. Il Castello. Ci siamo capiti, no?

Bivio e fontana, Pompei
Al bivio!

Ma cominciamo dall’inizio, ovvero dalla mia lotta coi mezzi pubblici campani. Grasse risate.

Ero ospite di un’amica a Casoria, ridente comune incollato a Napoli, a un fermata di treno e a pochi minuti di autobus dal centro. Quando ci sono i treni e quando passano gli autobus. Quel mattino era domenica, e io davo per scontato che i treni ci fossero. E invece no. Ho quindi dovuto cercare un tabaccaio aperto e una fermata del bus utile. E aspettare un bus qualsiasi per Napoli. Morale della favola: mi sono alzata all’alba e sono arrivata alla stazione Garibaldi di Napoli a mezzogiorno. Gioia.

Ma le mie mirabolanti avventure con la rete di trasporto pubblico erano appena iniziate! Ora dovevo scontrarmi con la realtà della Circumvesuviana.

Rovine di Pompei e Vesuvio
Panorama!

La Circumvesuviana è la rete ferroviaria che gira attorno al Vesuvio, stracomoda per chi vuole raggiungere uno dei comuni situati alle pendici del vulcano e allo stesso tempo provare l’ebbrezza di un viaggio della speranza nell’India centrale. I treni non sono esattamente nuovi e le stazioni non sono esattamente tenute bene. Un po’ come certe tratte Trenord in Lombardia.

Quel famoso mattino di (mi pare fosse) agosto ho preso la Circumvesuviana per la prima volta e solo a bordo mi sono accorta di un dettaglio non del tutto trascurabile: poche fermate dopo Ercolano e poche fermate prima di Pompei la linea si biforcava. E io non sapevo in che direzione stava andando il treno sul quale mi trovavo. A mia discolpa, non che dalla banchina, prima di salire a bordo, avessi avuto modo di dedurre dove stava andando il mio treno; sapevo solo che andava in direzione del Vesuvio e non in quella opposta.

Nel dubbio sono scesa a Ercolano, promettendomi di fare più attenzione alla direzione del treno al prossimo viaggio. Inutile dire che anche quando ho preso il treno da Ercolano per (si sperava) Pompei la mancanza di un’indicazione utile alla mia comprensione si è fatta notare. Tagliando la testa al toro, ho deciso di seguire i turisti stranieri. Fortuna che almeno loro sapevano dove stavano andando. Sono così arrivata a Pompei; era pomeriggio inoltrato.

Strada di Ercolano.
Ercolano!

Bypassiamo un attimo la visita a Ercolano. Dirò solo che c’erano degli stipiti in legno ancora quasi integri. Legno del 79 d.C., un po’ bruciato dalla lava ma ancora lì. E io incollata alla protezione in plexiglass a non credere ai miei occhi. Come quando l’audio guida mi ha fatto notare con una certa nonchalance la presenza di un tubo interrato che portava l’acqua corrente in casa. Per non parlare delle terme! Ma fermiamoci qui.

Pompei. Quando mi hanno dato la mappa e ho visto le dimensioni del sito ho capito che i miei piedi non avrebbero retto. Ma ho fatto del mio meglio e sono riuscita a consumare le suole dei sandali. Ho camminato nella storia come se non ci fosse un domani ed è stato epico.

Il sito è tutto un po’ un lavoro in corso, con ville chiuse per restauro e vie sbarrate da transenne, ma c’è comunque molto da visitare. E passeggiare per quelle stradine è un’esperienza unica; si ha davvero l’impressione di tornare indietro nel tempo. L’audio guida è stata un ottimo investimento, che ho apprezzato appieno sorattutto quando mi ha fatto notare i falli incisi/dipinti/ritratti praticamente ovunque (“Sulla parete dietro il bancone della taberna: un fallo”; “Sul pavimento, la decorazione richiama molti elementi: cornucopie, fiori, falli.”) e gli insulti scritti sui muri del lupanare.

Vicolo del Lupanare, Pompei.
Il vicolo del lupanare!

Ho visto il mosaico del cane con scritto Cave canem (attenti al cane!) all’ingresso di un’abitazione, e la villa dove è stato trovato quell’enorme e magnifico mosaico di Alessandro Magno che c’è in ogni libro di storia.

Ho percorso la Via delle Tombe fino ad arrivare alla famosa Villa dei Misteri, ancora in restauro ma comunque bellissima. Sono entrata nell’anfiteatro e mi sono seduta sugli spalti del Teatro Grande. Ho camminato nel Foro e mi sono angosciata a vedere i calchi in gesso degli abitanti di Pompei morti durante l’eruzione. E poi ho provato una certa perplessità quando sono entrata in una casa e ci ho trovato un Autogrill. Fuori c’era un’intera città dell’Antica Roma e dentro c’era un bancone che vendeva pizza al trancio e Coca Cola. Confusa, ho mangiato un Camogli e ho ripreso il mio giro.

Ora di sera i miei piedi piangevano in aramaico e io volevo solo morire per un numero di ore compreso tra 9 e 15. Però ne era valsa la pena, se non altro per rendermi veramente conto di quanto fosse evoluta e avanzata la civiltà romana.

Calco in gesso, Pompei.
L’angoscia!

Strisce pedonali sopraelevate a parte, a ogni angolo di strada o quasi c’era una fontana per bere. Le terme erano aperte a tutti e non avevano nulla da invidiare alle moderne Spa. Avevano l’acqua corrente in casa. Aveva ragione la mia prof. di lettere del Liceo quando diceva che si capisce molto di una civiltà semplicemente guardando come si va in bagno.

Ricordo che la sera, dopo aver preso ancora la mitica Circumvesuviana per tornare a Napoli, ho scritto a una mia amica cinese a Sydney e più o meno le ho detto questo: ho visto l’Australia e tutte le sue bellezze naturali, ma una città fondata più di duemila anni fa e perfettamente preservata fino ai giorni nostri, tanto che ci puoi passeggiare quasi come se niente fosse la puoi davvero trovare solo in Italia.


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