L’indiscutibile bellezza dei passeggeri al primo volo

È bello quando in aereo trovi passeggeri al loro primo volo. Il loro entusiasmo e la loro emozione sono contagiosi, rischiano quasi di scalfire l’abitudine ormai cementata che ti porta ad addormentarti sia in fase di decollo che in fase di atterraggio, privandoti quindi dell’ebbrezza dello strappo all’ombelico di quando l’aereo si stacca da terra.

È bello.

Un po’ meno bello quando la coda al controllo documenti si srotola per chilometri perché gli scanner di ultima generazione mettono in seria difficoltà chi non è capace di appoggiare il codice QR del proprio biglietto su un quadretto di plexiglass.

(Poi arrivi tu e, nel rincoglionimento totale, pur avendo letto il chiaro cartello che dice di passare prima del trolley, fai l’esatto contrario e giustamente si mette a suonare tutto. Ma questi sono futili dettagli.)

Vista dall'aereo.

Respiri. Non perderai il volo. (Nessuno ha visto che hai fatto suonare tutto perché hai fatto passare prima il trolley, nessuno.) Non lo perderai. È bello che così tante persone abbiano la possibilità di viaggiare. È bello che il viaggio sia accessibile a così tanti. È bello poter condividere una cosa così stupenda con gli altri.

È bello.

Anche se quando arrivi al controllo bagagli e il signore davanti a te, dall’alto della sua esperienza e guardandoti con fare quasi paterno mentre blocca la coda per togliersi un orologio che avrebbe potuto slacciarsi nei dieci minuti di attesa, ti suggerisce di mettere il tuo trolley nella vaschetta per i liquidi e gli oggetti sparsi, ma tu sei lì pronta a infilare la tua roba nel metal detector perfettamente separata come dovrebbe essere e aspetti solo che lui si sbrighi… insomma, diventa difficile impedire al tuo sopracciglio sinistro di salire vertiginosamente e trasformarsi nel Sopracciglio del Mi Scusi?.

Respiri. Va tutto bene. Arriverai al gate senza insultare chi non è chiaramente in grado di salire una scala senza travolgere qualcuno e chi dimostra di non concepire il disagio causato dall’ammassarsi su una via di passaggio per cercare di decifrare lo schermo delle partenze.

È bello che così tanta gente viaggi, viaggiare apre la mente, viaggiare è speranza di un mondo migliore.

È bello.

Cerchi di convincerti, ma in realtà non ci riesci. E non riesci neanche a nascondere la tua irritazione, perfettamente visibile nelle tue narici dilatate al massimo mentre i tuoi occhi lanciano dardi infuocati al sedile di fronte al tuo che si piega verso di te prima ancora che l’aereo si sia messo in moto.

Respiri. È frequentando gli aeroporti e gli aerei che si impara a frequentarli. Ed è bello che così tante persone decidano di lasciare casa propria per vedere posti nuovi, mangiare cibo nuovo, ascoltare lingue nuove, incontrare persone e culture nuove. È terribilmente bello.

Napoli e il Vesuvio visti dall'aereo.

Ma tu il sabato mattina, quando ti accorgi con raccapriccio che il Terminal 2 di Malpensa è pieno di viaggiatori alle prime armi e degni del peggior disagio Expo, tu odi tutti, indistintamente. Ti sei alzata disumanamente presto e ora ti ritrovi a fare i conti con una folla che ti fa rimpiangere di non aver scelto la vita ascetica lontano da qualsiasi forma di civiltà.

Ma in fondo lo sai. Puoi cercare di fare la burbera quanto vuoi, puoi professare la misantropia come tuo unico credo, puoi credere di essere una di quelli che ormai prendono l’aereo con la stessa leggerezza con cui prendono la metropolitana.

Ma quando il ragazzino seduto accanto a te crede di andare alla velocità della luce durante il rullaggio, ecco che la bimba dentro di te comincia a battere le mani dall’emozione mentre guarda la pista scorrere veloce fuori dal finestrino del suo primo volo.

E basta questo a farti dimenticare tutto, a metterti di un irrimediabile buon umore e a farti credere che sì, è davvero bello quando in aereo trovi passeggeri al loro primo volo.


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