Cosa non tocca fare per andare a casa di Saruman

La volta che ho dovuto fare un detour di quasi mille chilometri per andare a lanciarmi da un aereo ero in Nuova Zelanda e a dirla tutta il detour non era esattamente previsto.

La Nuova Zelanda però è così: imprevedibile. Soprattutto quando la strada per raggiungere la tua meta è una sola e pochi chilometri di tale unica strada vengono travolti da una piccola frana, rendendo suddetta unica strada impraticabile e costringendoti a una deviazione di poco meno di mille chilometri pur di raggiungere la prossima tappa del tuo viaggio.

Ma non tutte le deviazioni da mille chilometri vengono per nuocere, perché oltre a essere imprevedibile la Nuova Zelanda è anche un’altra cosa: meravigliosamente bella.

Io e il lago, Nuova Zelanda
Quella lì piccolina sono io!

Io e le mie compagne di viaggio stavamo girando la Nuova Zelanda da più di due settimane ormai, e la nostra vacanza stava per giungere al termine. Ci trovavamo nell’isola meridionale, ad appena due tappe dal nostro volo per l’Australia. Dopo aver visitato posti come il villaggio degli Hobbit, le grotte di Waitomo e la costa di Kaikoura, ci eravamo addentrate nell’entroterra dell’isola meridionale per raggiungere Franz Josef e visitare il ghiacciaio dal quale la cittadina prende il nome. Però pioveva.

Fortunatamente, Franz Josef non è estranea alla pioggia torrenziale e offre attività al coperto a chi ha la somma fortuna di capitare dalle sue parti nel momento sbagliato (tipo noi). Due adorabili kiwi (quelli con le ali e le zampotte e che depongono uova grandi un quarto del loro corpo) e un pratico ghiacciaio finto ci aspettavano infatti al West Coast Wildlife Centre.

L’indomani era però già il momento della partenza: Queenstown ci aspettava, ed erano settimane che le mie compagne di viaggio progettavano di buttarsi da un aereo col paracadute proprio nella capitale neozelandese degli sport estremi. Io ero più dell’idea di guardarle da terra.

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In partenza da Franz Josef, non abbiamo notato nulla di strano. Come potevamo? Avremmo forse dovuto controllare che l’unica strada per Queenstown sulla costa occidentale dell’isola fosse praticabile?

Non lo era.

Ma lo abbiamo scoperto solo qualche chilometro più a sud, a un posto di blocco, quando un poliziotto ha simpaticamente suggerito di provare a volare per arrivare a Queenstown entro sera, visto che l’unica strada che ci avrebbe permesso di raggiungerla in tempo per la nostra prenotazione in ostello era chiusa a causa di una frana. Maledetta pioggia.

La signora all’info point più vicino ha saputo spiegarci ancora meglio la situazione: la strada chiusa era l’unica per Queenstown sulla costa occidentale dell’isola (e questo ci era ormai tristemente noto). Avevamo due opzioni: aspettare l’indomani e sperare che riaprissero la strada, oppure tornare indietro, superare Franz Josef in direzione nord e poi puntare verso l’entroterra, fare sosta per la notte ad Arthur’s Pass e poi tornare verso sud per raggiungere Queenstown con appena un giorno di ritardo e quasi mille chilometri di deviazione.

Io e le mie compagne di viaggio, scoraggiate, ci siamo rintanate in un bar e abbiamo affogato iil nostro disappunto nel caffè e nei biscottoni al burro. Però poi abbiamo scelto: saremmo andate ad Arthur’s Pass e avremmo ri-attraversato l’isola. Ci aspettavano molte ore di viaggio per perfezionare le nostre performance con le canzoni di Frozen.

Deviazione per Queenstown
Reperto storico: lo screenshot esplicativo della disperazione.

Il viaggio verso Arthur’s Pass è stato in parte un ripercorrere i nostri passi. Almeno fino a quando non abbiamo cominciato ad arrampicarci sulle montagne, e l’auto a noleggio che già aveva dato segni di cedimento quando si erano staccate le due estremità del paraurti posteriori, i quali in velocità si aprivano come un mantello (avevamo dovuto usare del nastro adesivo per tenerle ferme), ha iniziato ad arrancare.

Siamo arrivate al nostro ostello di Arthur’s Pass che era buio e le stelle cominciavano a farsi vedere nel cielo. L’ostello era delizioso, anche se ci ha perplesse molto scoprire che era appena stato installato un nuovo sistema di riscaldamento a pavimento. Sotto la moquette. Nella nostra camera c’era quindi una di quelle terrificanti stufette elettriche che scaldano solo il metro cubico nell’immediata vicinanza.

Il giorno dopo siamo ripartite in direzione sud, oltre il valico. Sulla strada verso Queenstown abbiamo incrociato paesaggi da cartolina, panorami mozzafiato e bellezze indescrivibili. I laghi in Nuova Zelanda hanno superfici lisce e perfette che sembrano specchi, e i riflessi delle nuvole sono trementamente fotogenici.

La deviazione da quasi mille chilometri non è stata del tutto vana, pensavamo mentre ci riempivamo gli occhi della bellezza delle cime innevate delle Alpi Neozelandesi specchiate nei laghi Tekapo e Pukaki.

Come girare la Nuova Zelanda in auto
Brutta faccenda, questa deviazione.

Arrivare a Queenstown è stato come tornare a casa dopo un lungo, lunghissimo viaggio: prima agglomerati di case più consistenti del solito paesino sperduto, sparpargliati su dolci colline; poi una cittadina appoggiata sulle rive di un lago azzurrissimo e bislungo di chiara origine glaciale, il tutto contornato da montagne dalle cime innevate. Era come tornare a un Lago di Como molto meno popolato e molto più pulito.

Il nostro ostello si trovava sulla riva del lago, Lake Wakatipu, poco fuori città. Da lì era facilissimo sia dirigersi a piedi verso il centro, sia prendere l’auto e seguire il profilo del lago per muoversi prima a sud-ovest e poi verso la punta più settentrionale della sua tipica forma a saetta.

La prima cosa che io e le mie compagne di viaggio abbiamo fatto una volta raggiunta finalmente Queenswton è stato dirigerci con passo deciso verso una delle tante agenzie che organizzano lanci in paracadute, skydiving. Non appena varcata la soglia dell’agenzia di nostra scelta e percepita più concretamente l’effettivà possibilità di lanciarsi da un aereo in volo con un fazzoletto di roba sintetica a tenerci appese al cielo, il nostro passo si è fatto un po’ meno deciso e un po’ più titubante.

Lake Wakatipu, Nuova Zelanda
Lake Wakatipu, su cui si affaccia Queenstown.

Volevamo davvero farlo?

Io no, ma all’ultimo ho deciso che non potevo aver mangiato tramezzini tristi e depressi per due settimane per poi non spendere i soldi così risparmiati. Abbiamo quindi preso il coraggio a due mani e ci siamo prenotate per il primo lancio del mattino seguente, che prometteva oltre ogni più rosea aspettativa di essere limpido e perfetto per buttarsi. Inutile dire che quella sera abbiamo fatto discretamente fatica ad addormentarci.

L’alba del giorno del lancio ci vedeva attraversare Queenstown bardate come se dovessimo recarci al Polo Nord e tese come se dovessimo lanciarci da 1200 metri di altezza. Che era precisamente quello che stavamo per fare. Non recarci al Polo Nord; la seconda.

Decisamente rassicurate dal sapere che le probabilità di morire erano più alte lungo il tragitto dalla città verso il piccolo aeroporto che lungo il tragitto dall’aereo verso terra, come si è premurato di farci sapere l’autista del pulmino, siamo partite.

E ci siamo lanciate.

Lake Wakatipu, Nuova Zelanda
Lake Wakatipu.

Dopo il lancio, una volta arrivate a terra sane e salve, il tasso di adrenalina era tale da minacciare di lasciarci euforiche per il resto della giornata. Non riuscivamo a stare ferme e a smettere di raccontarci l’un l’altra com’era stato lanciarci da un aereo e cadere per quarantacinque secondi che erano parsi una brevissima eternità.

Lanciarsi da un aereo senza necessariamente cadere

Affamate come poche altre volte (nonostante la nostra magra e deprimente dieta a base di tramezzini tristi), abbiamo deciso di seguire un consiglio ricevuto da una ragazza conosciuta in ostello ad Adelaide e siamo andate alla ricerca di Fergburger, nota hamburgeria con la fama di produrre gli hamburger più buoni di tutta la Nuova Zelanda. A prova di ciò, davanti alle sue porte si srotola una coda di gente in attesa di ordinare e mangiare, a qualsiasi ora del giorno. Il mio hamburger era come previsto buonissimo; con agnello, gelatina di menta e anelli di cipolla rossa cruda che ancora mi sogno di notte.

Hamburger da Fergburger, Queenstown
Il mio hamburger.

La nostra permanenza a Queenstown e in Nuova Zelanda volgeva al termine, ma io e le mie compagne di viaggio non potevamo ancora andarcene, non prima di aver dato un’occhiata alle coste del Lago Wakatipu. Partendo con l’auto dal nostro ostello di Queensown e dirigendoci verso la punta settentrionale del lago, abbiamo potuto apprezzare tutti i panorami privi di case che separano la città dal paesino di Glenorchy.

Glenorchy, sistemato sull’estremità nord del lago, dista pochissimo da una località nota come Paradise. E a Paradise ci hanno girato svariate scene del Signore degli Anelli e dello Hobbit, tra cui Isengard (la casa di Saruman) e la capanna di Beorn, il mutaforma che diventa un orso.

Valeva quindi decisamente la pena costringere la nostra povera auto a percorrere qualche chilometro in mezzo ai campi e su strade sterrate e occasionalmente attraversate da rivoletti di acqua. Valeva un po’ meno la pena affidare il tutto alla mia guida non proprio prudente nonostante la situazione stradale. Comunque non si è rotto nulla e di paesaggi meravigliosi ne abbiamo visti eccome, quindi vittoria su tutta la linea.

Paradise, Nuova Zelanda
Paradise. Ci sarà un motivo se l’hanno chiamata così.

Salutare Queenstown è stato un po’ come salutare la Nuova Zelanda, anche perché quella che doveva essere la nostra ultima tappa prima del volo per Sydney, cioè Christchurch, era stata soppressa per lasciare spazio a una notte in più a Queenstown dopo la deviazione causa strada chiusa causa frana causa pioggia causa sfiga cosmica.

E in Nuova Zelanda abbiamo lasciato talmente tante bellezze da vedere, talmente tanti posti fantastici in cui restare senza parole, talmente tante strade sterrate e selvagge su cui perdersi, che temo ci sarà l’impellente necessità di tornarci. Tanto per cambiare.

Paradise, Nuova Zelanda
Paradise.

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