Il geyser delle 10.15 sta per eruttare

La volta che ho visto un geyser che eruttava a comando ero in una specie di parco geotermale a Rotorua, in Nuova Zelanda.

Ero in Nuova Zelanda per un viaggio on the road di tre settimane con delle amiche. Ci stavamo muovendo da nord a sud e avremmo attraversato entrambe le isole. Ci trovavamo nell’isola settentrionale ed eravamo appena state a trovare gli Hobbit a Matamata e i glowworm a Waitomo. Prima di addentrarci nelle desolate lande di Mordor e dirigerci verso il Tongariro National Park, abbiamo deciso di fare tappa a Rotorua, area geotermale nota per i suoi movimenti di pancia e per il fine e inconfondibile aroma di zolfo.

Tipico panorama neozelandese.

Attraversare l’isola settentrionale della Nuova Zelanda in auto è una gioia per gli occhi: fuori dal finestrino è un susseguirsi di colline verdi e dolci e panorami morbidi e bucolici. Rotorua è immersa nella vegetazione e nei fumi vulcanici, dono della caldera su cui la città e l’area circostante sono comodamente adagiate.

Non appena siamo arrivate in città, io e le mie compagne di viaggio abbiamo annusato subito nell’aria la possibilità di fare una rilassate capatina a una delle tante spa che rendono Rotorua una gettonata meta turistica. Prima però era d’obbligo una visita al Wai-o-tapu Thermal Wonderland, una specie di parco giochi geotermale, uno Yellowstone parecchio in miniatura e senza i grizzly.

Guerrilla Crocheting a Rotorua, New Zealand
A Rotorua ho scoperto il Guerrilla Crocheting!

La mappa del sito che ci è stata data all’ingresso prometteva pozze borbottanti di fango, laghi multicolori di acido, fumi sulfurei a non finire e il vero pezzo forte: il geyser che erutta con puntualità, ogni mattina alle 10.15. Stupore.

Probabilmente avevo un’idea errata di cosa fosse un geyser, perché in genere non è che un geyser sia così puntuale. Erutta quando erutta, e se sei lì bene (o male, a seconda di quanto ti trovi vicino). Alcuni sono più puntuali di altri, ma la maggioranza va a ispirazione. Ecco. Prima di trovarmi al cospetto di Lady Knox (nome del geyser in questione; una delle pochissime attrazioni naturali neozelandesi a non avere un nome Maori perché ci sono arrivati prima gli inglesi), l’unico geyser che io avessi mai visto era l’Old Faithful di Yellowstone, negli USA. E, come suggerisce il nome, il caro vecchio Old Faithful non è solo vecchio, ma è anche fedele, perché si tratta di uno dei pochi geyser che eruttano a cadenza regolare.

Lady Knox Geyser al Wai-o-tapu Thermal Wonderland, Nuova Zelanda
Lady Knox Geyser.

Quando mi sono seduta assieme alle mie compagne di viaggio in attesa di assistere all’eruzione del geyser, non mi aspettavo certo di vedere un omino dello staff salutare il pubblico, presentare il geyser e poi versare nel suo cono quello che poteva benissimo essere detersivo da bucato in polvere (e di fatto in un certo senso lo era). Così, con nonchalance.

Il geyser è quindi eruttato, certo, ma come erutterebbe una bottiglia di Coca Cola dopo averci infilato delle Mentos.

Wai-o-tapu Thermal Wonderland, Nuova Zelanda
Benvenuti all’Inferno!

Il Lady Knox Geyser funziona così: bisogna aiutarlo a eruttare, perché da solo non ce la fa. Ed è per questo motivo che sono stati gli inglesi a scoprirlo; si trattava infatti di un gruppo di detenuti (anche la Nuova Zelanda è stata colonia penale inglese; un vero postaccio!) intenti nel fare il bucato: pensavano di poter lavare tranquillamente i panni in una delle pozze calde della zona, ma il sapone che usarono causò una reazione inaspettata. Resta ancora da capire perché abbiano deciso di dare a un geyser il nome della seconda figlia di quello che era il governatore neozelandese; forse alla prima era già stata dedicata una pozza di fango?

Devil's Bath, Wai-o-tapu Thermal Wonderland, New Zealand
Questa pozza verde si chiama, abbastanza comprensibilmente, Devil’s Bath.

La mia delusione inziale di fronte al geyser che erutta a comando si è però fatta sotterrare come niente non appena ho varcato l’ingresso dell’effettivo sito geotermale e ho avuto la netta sensazione di aver sbagliato strada e di essere finita per caso in un inferno dantesco. Vapori, odore di zolfo, terra gialla e secca, pozze da colori assurdi, fumi, nebbiolina… mancavano solo i dannati e l’occasionale mancamento dell’Alighieri (che, come diceva la mia prof. di lettere del liceo, ogni tanto quando non sapeva come passare da un cerchio all’altro si dimenticava per un momento che Virgilio era incorporeo e ci si faceva portare in braccio svenuto).

Io e le mie compagne di viaggio non abbiamo incontrato né Virgilio né Dante, ma abbiamo passeggiato amabilmente tra i fumi sulfurei chiedendoci se i nostri vestiti e i nostri capelli si sarebbero mai sbarazzati di tale aroma. Intorno a noi pozze di fango, vapori roventi, e gli immancabili laghi di acido dai molti colori.

Champagne Pool, Wai-o-tapu Thermal Wonderland, New Zealand
I colori sobri della Champagne Pool.

Una delle attrazioni del Wai-o-tapu Thermal Wonderland è la Champagne Pool, nome che certamente non ne definisce né il colore né il sapore. Si tratta infatti di uno spettacolare e super instagrammabile lago di acqua termale leggermente acida (pH 5.5) ma abbastanza calda (73°C – 75°C), molto verde al centro e molto arancione vicino alla riva. Perché Champagne Pool allora? Perché fa le bollicine.

Dopo aver visto gli effetti della caldera di Rotorua, io e le mie compagne di viaggio siamo passate a godere degli effetti della caldera di Rotorua: ci siamo regalate una serata in una delle tante spa della città. Abbiamo ammirato i colori del tramonto sul lago dal caldo relax delle piscine all’aperto, ognuna di una temperatura diversa e alcune talmente bollenti da darti la spiacevole sensazione di sapere esattamente come deve sentirsi una patata lessa.

Lake Rotorua, New Zealand
Lake Rotorua al tramonto.

Quando abbiamo lasciato Rotorua per dirigerci a sud, verso il gigantesco Lago Taupo e poi in direzione Tongariro, l’odore di zolfo dono della caldera ci ha accompagnate per qualche chilometro, ma ormai non lo sentivamo già più.


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