Megaliti in riunione e colonne a disagio

La volta che mi sono esaltata come un bambino che vede Gardaland dall’autostrada (cosa impossibile, ma io ci credevo sempre quando ero piccola), ero in Inghilterra e sul lato della superstrada non c’era un parco di divertimenti ma un gruppo di sassi messi a cerchio: Stonehenge.

Stonehenge con corvo
Stonehenge.

Stonehenge non era nei piani. Nei piani c’erano Oxford, l’Oxfordshire e le Cotswolds. Ma i piani erano fumosi e flessibili, e l’auto si lasciava guidare bene, e Google Maps diceva che il sito archeologico più famoso del Regno Unito si trovava ad appena una settantina di miglia da Oxford. Un’ora e mezza di viaggio. Potevamo non approfittarne?

No, io e le mie compagne di viaggio non potevamo certo lasciarci sfuggire quest’occasione. Eravamo a Oxford per cinque giorni; una breve vacanza per staccare, vedere posti nuovi, mangiare cibo burroso (e noodles pronti), e rilassarci. E cosa può esserci di più rilassante del partire alle sette del mattino per arrivare a Stonehenge prima dell’apertura, visitare il sito, spostarsi su Salisbury che tanto è vicina, visitare la cittadina e la sua famigerata cattedrale, andare a Bath che non è esattamente dietro l’angolo ma già che ci siamo tanto vale vederla, visitare il suo centro e vedere il suo caratteristico ponte, e poi tornare a Oxford verso le dieci passate di sera? Relax puro.

Megaliti a Stonehenge
Sempre Stonehenge.

Stonehenge effettivamente non dista molto da Oxford, e infatti abbiamo raggiunto l’ingresso al sito archeologico ben prima dell’apertura della biglietteria dove avremmo potuto ritirare i biglietti acquistati online (£17.50 a persona).

Per strada abbiamo incontrato un po’ di nebbia mattutina. E tra la nebbia, a pochi chilometri dall’ingresso del parcheggio della nostra meta, è improvvisamente spuntato un gruppo di enormi sassi disposti a cerchio. L’entusiasmo era palpabile, anche perchè finalmente si scorgeva qualcosa di degno di nota dopo miglia e miglia di campagna secca e gialla, bellissima ma dopo un po’ tendente al già visto.

Il sito di Stonehenge è visitato ogni giorno da migliaia di persone. Arrivarci prima dell’apertura della biglietteria ed entrare subito è stata una mossa vincente, perché già in tarda mattinata il parcheggio era pieno e i visitatori più che raddoppiati.

Strada per Stonehenge
In cammino verso i sassi.

Dopo aver recuperato i biglietti, io e le mie compagne di viaggio ci siamo fatte dare tre audioguide, abbiamo snobbato le navette e ci siamo incamminate lungo la strada che taglia i campi per raggiungere il cerchio di megaliti più famoso al mondo. Per essere le nove e mezza del mattino nella campagna inglese faceva piuttosto caldo, anche per il mese di luglio.

Avevamo già avuto un’anteprima del cerchio di sassi dalla superstrada, ma nonostante il trailer, vedere dal vivo i megaliti di Stonehenge appoggiati su un prato verdissimo e dal profilo molto dolce è stata un’emozione particolare. Però, mi sono detta, fa molta scena per essere di dimensioni così contenute. Sì, perché i megaliti saranno anche mega, ma il cerchio di per sè non è che sia uno stadio. Non so, dalle foto mi era sembrato più grande, più vasto, più imponente.

Stonehenge e la gente
L’orda.

L’audioguida spiegava che percorso seguire camminando lungo il vialetto che abbraccia il cerchio di megaliti a una discreta distanza di sicurezza. Il fatto che i sassi siano ancora parzialmente in piedi dopo più di tremila anni (con qualche aiuto qui e là, soprattutto a partire dall’Ottocento) non significa che non possano cascare in testa a un visitatore senza prima avere la decenza di avvisare. Cosa ancora peggiore: negli ultimi decenni si è reso necessario impedire ai visitatori di avvicinarsi troppo alle pietre perché stavano cominciando a verificarsi troppi casi di vandalismo.

Vandalismo. La mia povera mente ci ha provato, a concepire come un’altra povera mente possa partorire e reputare buona l’idea di incidere cose, portare via pezzi, in soldoni rovinare e deturpare un bene archeologico vecchio più di tremila anni; ma non ci è riuscita. Sarà un suo limite.

Chapter House, Cattedrale di Salisbury
Questa non è Stonehenge (ma dai?), ma la Chapter House accanto alla cattedrale di Salisbury.

Il fascino di Stonehenge è palpabile anche oltre le orde di visitatori armati di macchina fotografica, anche oltre il disappunto di trovarsi un cerchio di megaliti così, come dire, tutto sommato piccolo. Il fascino di Stonehenge è il suo mistero: le ipotesi senza fine degli archeologi sul suo scopo, i loro tentativi di decifrare il perché di quella congrega di sassi giganti portati da lontano proprio lì e messi proprio in quella posizione che ha del perfetto. Ma chi glielo ha fatto fare? Il divino, probabilmente, gli avi. Le case dei vivi erano in legno (come accadeva anche in Cambogia con i Khmer mille e passa anni fa); le case dei morti, le case degli avi, le case degli dei, quelle erano in sasso, in modo da durare nel tempo.

Gli inglesi, le rotatorie e la sindrome di Stoccolma

C’è da dire che Stonehenge è stata costruita con ogni probabilità lungo un arco di tempo lunghissimo; centinaia, migliaia di anni. Prima si trattava di fossati circolari (scavati probabilmente nel 3100 a.C.), ai quali sono stati aggiunti in seguito i megaliti esterni e le pietre più piccole che si trovano all’interno del cerchio (questo probabilmente tra il 2500 a.C. e il 2000 a.C.). La faccia che ha ora Stonehenge non è chiaramente la stessa che aveva quattromila anni fa: alcuni megaliti sono crollati, molti dei superstiti sono stati spostati o restaurati per aiutarli a reggersi meglio in piedi.

La posizione dei sassi è quindi certamente cambiata da com’era in origine. Eppure, ancora oggi, moltissime persone si affollano fuori dal cerchio di Stonehenge per guardare l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno.

Cattedrale di Salisbury
La cattedrale di Salisbury.

La tappa che io e le mie compagne di viaggio avevamo deciso di raggiungere dopo Stonehenge era la vicina Salisbury, ad appena mezz’ora di strada (navigatore che non trova l’ingresso del Park and Ride permettendo). Salisbury è nota soprattutto per la sua cattedrale, che ha la fama di essere tra le più belle del Regno Unito.

Ero molto curiosa di vedere questa tanto decantata cattedrale, e non ho dovuto aspettare molto per scorgere la punta della sua guglia, la più alta del Regno Unito e quindi visibile da qualsiasi angolo della cittadina. Il centro di Salisbury è molto grazioso, e il sabato la piazza del mercato si riempie di bancarelle dove io e le mie compagne di viaggio abbiamo rischiato di fare un acquisto molto British e regalarci dei cappelli (gli inglesi adorano i cappelli).

Bucolicità, inglesità, burrosità!

La cattedrale di Salisbury si trova a sud del centro, oltre un antico arco e adagiata nel centro di un grande prato verde. La mia prima impressione è stata di vedere addirittura della foschia tra me e lei, tanto mi pareva impossibilmente maestosa, quasi fosse una montagna. Le mie lenti a contatto nuove fiammanti (e più forti di quelle vecchie, ahimè) mi hanno permesso di studiare ogni dettaglio del lato della cattedrale e di ammirare il disegno delle sue finestre e della sua altissima e sicuramente pesantissima guglia centrale.

Cattedrale di Salisbury
La navata della cattedrale di Salisbury. E gli origami Instagrammabilissimi.

Non si entra dall’ingresso principale, ma si passa per il chiostro che sta al lato della cattedrale e che, dopo aver attraversato il prato nell’arsura del pomeriggio, ci è sembrato un’oasi di ombra e fresco e colonnine e archi e inquadrature perfette per le mie foto preferite: quelle con i punti di fuga. Dal chiostro si accede alla cattedrale, passando per una biglietteria dove non si fa il biglietto ma si fanno donazioni (donazione suggerita: £7.50 a persona). All’interno, in determinati orari, c’è la possibilità di seguire uno dei tour gratuiti guidati dalle solite volontarie pensionate e volenterose.

Ero già stata in un’altra delle cattedrali più famose d’Inghilterra: quella di Exeter; e mi ero innamorata del suo infinito soffitto a volte. Dopo aver ammirato di nuovo le elaboratissime volte dei soffitti della Divinity School e della cattedrale del Christ Church College, entrambe a Oxford, il soffitto della cattedrale di Salisbury mi ha lasciata un po’ delusa. Insomma, mi sono detta, quello di Exeter era meglio. Poi però è cominciato il tour, e ho cambiato idea nell’arco di due minuti.

Se fuori mi era sembrata enorme e imponente come una montagna, l’interno della cattedrale di Salisbury non era da meno. Era una gioia per gli occhi, persino per quelli di una che non ci capisce niente né di architettura né di storia dell’arte. Però persino io riuscivo ad apprezzare l’armonia del primo gotico inglese, stile che si mantiene per la maggior parte della cattedrale grazie ai rapidissimi tempi di costruzione (solo 38 anni, tra il 1220 e il 1258).

Cattedrale di Salisbury
Colonne che (si) riflettono.

Nel centro della navata, più o meno a metà strada tra l’ingresso e l’altare, abbiamo incontrato un gigantesco fonte battesimale a forma di croce e pieno del riflesso del soffitto e dei tre livelli della navata. L’acqua sfiorava il bordo del fonte e scivolava via lungo i bracci della croce in quattro rivoletti. L’intera faccenda era dannatamente fotogenica, credo di averci passato come minimo dieci minuti e di aver scattato forse tre foto decenti e senza intrusi.

Sotto l’altissima guglia della cattedrale, aggiunta nel 1320, la nostra adorabile e anziana guida ha diretto la nostra attenzione (catturando anche quella di chi tra noi era caduto nei racconti senza fine dell’altra e ancora più anziana guida, che stava supervisionando i lavori della nuova collega) sulle colonne che hanno l’ingrato compito di sostenere le oltre seimila tonnellate della guglia e della sua torre. Erano storte.

Non appena i lavori per la guglia sono stati terminati, diceva la nostra guida, le colonne hanno cominciato a palesare il proprio disagio nel reggere tale trionfo di architettura. Nei secoli successivi è stato quindi necessario correre ai ripari e aggiungere contrafforti, archi di rinforzo e bretelle di metallo. Questo ha permesso alla guglia della cattedrale di Salisbury di evitare il triste destino che aspettava tutte le sue sorelle nel Paese e di diventare, dopo il crollo della guglia della cattedrale di Lincoln, la guglia più alta del Regno Unito.

La cattedrale di Salisbury ospita anche l’orologio più vecchio del mondo e la meglio preservata delle quattro copie della Magna Carta, ma io ero troppo concentrata sulle linee perfette e bellissime delle sue colonne e dei suoi archi e delle sue finestre per prestarci molta attenzione.

Cattedrale di Salisbury
Geometria.

Io e le mie compagne di viaggio abbiamo lasciato Salisbury dopo esserci rifocillate con un leggerissimo fish and chips e ci siamo dirette a ovest. Abbiamo abbandonato il Wiltshire e ci siamo avventurate nelle stradine tortuose, ripide e preoccupantemente strette del Somerset. Quando abbiamo raggiunto Bath era ormai tardo pomeriggio, e l’autista del bus al quale abbiamo chiesto gli orari delle ultime corse per tornare al Park and Ride sembrava convinto che noi volessimo andare in città per fare baldoria. Abbiamo capito il perché di questa sua convinzione solo quando abbiamo visto la vita notturna che si risvegliava nelle strade del centro di Bath.

Bath deve il suo evocativo nome ai bagni romani, costruiti qui intorno al 66 d.C. e affiancati ad altri bagni curativi dal XVII secolo in poi, quando cominciarono a girare voci sulle proprietà curative dell’acqua locale. Caratteristico della cittadina è il Pulteney Bridge, completato nel 1774, che si estende sul fiume Avon, ospita negozietti e localini ed è molto più bello sul lato meridionale che su quello settentrionale.

Io e le mie compagne di viaggio ci sentivamo poco inclini alla baldoria suggerita dall’autista del bus, quindi ci siamo accontentate di un giretto tra i negozi chiusi o in chiusura del centro prima di arenarci definitivamente in un bar nella piazza della Bath Abbey per dedicarci a un frugale aperitivo. Nel frattempo, studiavamo i gruppi di esponenti della gioventù locale, non sempre ben conservati, che si riunivano per l’uscita serale. Tra di loro, un evidente addio al nubilato a tema Alice nel Paese delle Meraviglie.

Pulteney Bridge, Bath
Pulteney Bridge a Bath, il lato bello.

Il ritorno verso Oxford è stato lungo e avvolto nell’oscurità. L’arrivo al nostro appartamento Airbnb immerso nella campagna è stato accolto con un pesante tuffo carpiato sul divano. La cena non ha avuto la forza di farsi cucinare. Il letto è stato accogliente come non mai.

Il giorno dopo ci attendeva una piacevole scampagnata a caccia di inglesità nelle Cotswolds.


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2 Commenti

  1. Stonehenge è uno di quei luoghi che vorrei tanto visitare perché immerso nella magia, nel mistero e nella notte dei tempi. Mi hai fatto venire in mente la mia visita a Newgrange a nord di Dublino e che ha una storia simile!

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