Sydney cinese e multiculturalità

La volta che sono arrivata in una città e ho pensato di aver sbagliato contintente ero a Sydney, in Australia. Anche se per un attimo ho seriamente creduto di aver varcato senza volerlo un varco spazio-dimensionale e di essere finita in Cina.

Porta tonda, giardino cinese a Sydney
Tipica porta tonda in un tipico giardino cinese. In centro a Sydney.

Secondo Wikipedia, nel 1790, quando la colonia del New South Wales era appena nata, tale Tenente William Dawes disegnò un piano regolatore per Sydney. Questo piano regolatore venne però totalmente ignorato dai leader della colonia, e i risultati sono ora visibili nella struttura della città. L’area metropolitana di Sydney è formata da 658 suburbs (sobborghi), 33 dei quali, chiamati inner suburbs, sono sotto la diretta responsabilità della città di Sydney e si trovano appena fuori dal distretto commerciale (Sydney CBD, Central Business District).

Sydney CBD si estende per circa tre chilometri. Appena fuori ci sono i primi inner suburbs, quartieri spesso molto diversi tra loro: a nord Millers Point e The Rocks, che ha la fama di essere una delle aree più storiche della città; Pyrmont e Ultimo a ovest, oltre Darling Harbour; a sud Darlinghurst e Surry Hills, noti per lo stile architettonico vittoriano delle case; a est Potts Point e (wait for it) Woolloomooloo, che è in assoluto il suburb dal nome più bello, migliore addirittura di Parramatta (nella Great Western Sydney, quindi un po’ lontano dal centro e a ovest).

Sydney Opera House
L’Opera House vista da molto vicino.

La città di Sydney offre molto da vedere. A partire dall’Opera House, famosa in tutto il mondo per le sue “vele” bianche, passando per l’Harbour Bridge, che attraversa la baia e collega Sydney CBD a North Sydney, per finire a Darling Harbour, area ricca di locali e spesso palcoscenico per eventi e attività. Senza dimenticare Hyde Park e il Royal Botanic Garden, un parco immenso e stupendo aperto a tutti e perfettamente curato. Nel cuore della CBD ci sono invece la Town Hall, sede del comune (che sotto Natale si illumina con proiezioni e giochi di luci… nel 2014 anche grazie alla sottoscritta!), e accanto a lei il Queen Victoria Building (per gli amici, QVB), centro commerciale in stile vittoriano e neoromanico, collegato naturalmente agli altri enormi centri commerciali (Westfield e David Jones). Spostandosi verso la parte sud-ovest della CBD si incontra Chinatown, e subito dopo Haymarket con il suo Paddy’s Market, un gigantesco mercato coperto che vende praticamente di tutto.

Andiamo fuori città: a mezz’ora dal centro di Sydney si trova una delle spiagge più famose e frequentate di tutta l’Oceania: Bondi Beach. È molto bella e molto australiana e molto frequentata dai surfisti e tutto, ma io ho sempre preferito le spiagge più piccole, e la costa da quelle parti è piena di angolini per tutti i gusti. Da Bondi Beach parte inoltre una passeggiata costiera, la Bondi To Coogee Walk, che segue la linea della costa e attraversa più di una spiaggia, fino ad arrivare a Coogee Beach, a circa 6 km da Bondi. La passeggiata è quindi breve e molto piacevole, in qualsiasi momento della giornata.

Queen Victoria Building, Sydney
L’interno del Queen Victoria Building addobbato per Natale. Quella specie di lampadario dalla sobria forma a castello medievale è un carillon che suona ogni ora.

L’atmosfera a Sydney è frizzante. Ci sono arrivata attorno alle otto del mattino, dopo un viaggio di 24 ore dall’Europa e un treno velocissimo e costosissimo dall’aeroporto (circa 12$ per neanche un quarto d’ora di viaggio… quasi 1$ al minuto!). Dopo aver lasciato la mia roba in ostello, mi sono costretta a camminare per la città alla ricerca di una SIM card che mi permettesse di far funzionare il mio cellulare, ma sopratutto mi sono costretta a camminare per la città per non addormentarmi e restare così sballata dal fuso orario per giorni.

La mia primissima impressione di Sydney è stata molto asiatica. O meglio: molto cinese. Mentre mi arrampicavo su per Pitt St dalla stazione dei treni in direzione Circular Quay (quindi verso nord: Circular Quay si trova dove c’è il porto, in una piccola insenatura tra l’Opera House e The Rocks chiamata Sydney Cove), ricordo distintamente di aver pensato di trovarmi in Cina. La parte bassa di Pitt St si trova infatti molto vicino a Chinatown, e ne subisce l’influenza con una serie di negozietti e ristoranti cinesi. Le strade, poi, pullulavano di asiatici, il che non faceva che rendere più forte la mia sensazione di trovarmi in Asia.

Capodanno Cinese a Sydney
Shanghai? No, Sydney!

Sydney ospita infatti una folta popolazione di asiatici, prevalentemente cinesi, coreani e vietnamiti. I miei mesi a Sydney li ho vissuti nella parte alta di Koreatown, in pratica, in un palazzo talmente ricco di asiatici che quando trovavo occidentali in ascensore ci restavo quasi male.

Ma Sydney non è casa solo per gli asiatici. Basta fare due passi nella CBD per sentir parlare un po’ tutte le lingue, una tra queste l’italiano. Gli italiani sono moltissimi, sia residenti che studenti che backpacker. E con loro anche francesi, tedeschi, inglesi, irlandesiolandesi, norvegesi. Mezza Europa, in pratica. E non solo: anche l’America Latina è ben rappresentata, così come buona parte dell’Asia del sud.

Gli abitanti di Sydney vengono chiamati sydneysider, e i sydneysider australiani tendono a vivere nei quartieri più esterni, verdi e tranquilli, lasciando il caotico (??) centro agli immigrati e ai backpacker. Camminare per Sydney CBD o per uno degli inner suburbs è quindi come passeggiare per il mondo.

Pyrmont Bridge a Darling Harbour, Sydney.
Pyrmont Bridge collega Sydney CBD al quartiere di Pyrmont.

Durante il mio soggiorno a Sydney non sono mai riuscita a mettere bene a fuoco la città. Mi piaceva ma non mi faceva impazzire, e non capivo cosa fosse quella cosa che continuava a mancare. Un giorno ne stavo parlando con una ragazza europea e lei stessa pensava che a Sydney mancasse qualcosa, e secondo lei questo qualcosa era un’anima. Le ho dato ragione, perché era proprio quello che mancava alla città.

Ripensandoci però, penso che sia sbagliato dire che Sydney è una città senza anima. Ce l’ha, eccome, ma io la cercavo nel posto sbagliato. Sydney non è affatto come le città europee: non ha una lunga storia, non ha una cultura particolarmente vecchia, non ha un patrimonio artistico massiccio come quello europeo. Però non è necessariamente questo che fa una città, anzi. L’anima di Sydney è nelle persone che la abitano, nel mix di culture e colori, nel minestrone di lingue diverse, nel mosaico delle specialità culinarie di praticamente ovunque.

L’anima di Sydney è la sua multiculturalità.


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