Di pavimenti e fantasmi

La volta che sono quasi stata in uno dei luoghi più infestati dai fantasmi di tutta l’Australia ero in Tasmania. Ci sono quasi stata perché dopo aver visto il prezzo del biglietto d’ingresso all’ex colonia penale di Porth Arthur io e mia cugina abbiamo deciso di berci un tè e rimetterci in marcia verso la nostra non ancora ben chiara meta per la notte. Erano giorni colmi di incertezze.

Tasman Peninsula, Tasmania
Fermati! C’è della gente che fa foto!

La Tasmania è piccola. Mappa alla mano, l’idea mia e della mia compagna di viaggio (sempre mia cugina) era di girarla in otto giorni, in senso antiorario, partendo da e finendo a Hobart, il capoluogo.

Dopo aver constatato che Hobart è decisamente più piccola di Sydney abbiamo abbandonato la civiltà per addentrarci nelle terre selvagge e disabitate della costa est. Che non sono selvagge e disabitate quanto quelle della costa ovest, ma si difendono abbastanza bene.

Prima meta del nostro road trip era la Tasman Peninsula, a sud-est dell’isola. Un susseguirsi di spiagge, scogliere e strade buttate in mezzo a boschi e colline. Il panorama era mozzafiato.

Ce la siamo presa comoda, tanto non ci correva dietro nessuno. Abbiamo seguito la strada che più ci ispirava (che poi era anche l’unica segnata sulla mappa) e ci siamo fermate a ogni punto d’interesse, o comunque ogni volta che vedevamo auto parcheggiate sul ciglio della carreggiata e schiene di turisti persi ad ammirare chissà quale paesaggio.

La Tasman Peninsula ha una costa molto interessante, ricca di grotte, scogli, buchi strani e pavimenti.

Tessellated Pavement, Tasmania
Il tessellated pavement della costa est (col mare a gradini perché viva le foto panoramiche fatte col cellulare).

Il cosiddetto tesselated pavement è una rara conformazione erosiva generatasi nella roccia sedimentaria piatta che si trova su alcune rive oceaniche. Uno degli esempi più famosi di questa formazione si trova proprio nella Tasman Peninsula. Al termine di una piacevole passeggiata c’era un bel pannello esplicativo che illustrava, con tanto di disegni, come queste strane rocce si erano formate nel corso delle ere geologiche. Dopo il pannello qualche scalino e poi la spiaggia, e il pavement.

Immaginiamo la scena. Le onde del mare, il rumore del vento. Io e mia cugina sulla spiaggia ad ammirare il panorama.

“Certo che è proprio strano.”

“Eh, sì.”

“Insomma: chi è che si è messo a costruire un pavimento proprio qua?”

A nostra discolpa, quello sembrava davvero un pavimento. E il pannello esplicativo era tutto in inglese tecnico e la notte prima avevamo dormito undici ore in posizioni degne di una contorsionista cinese perché la notte prima ancora non avevamo dormito nulla perché eravamo fuori dall’aeroporto di Sydney. Erano giorni colmi di difficoltà.

Blow Hole, Tasmania
Un Blow Hole!

Oltre ai tesselated pavement, nella Tasman Peninsula abbiamo potuto ammirare anche un fantastico Blow Hole. Che abbiamo davvero capito cos’era solo quando ce lo siamo trovato davanti e abbiamo visto le onde dell’oceano che entravano in una specie di grotta sottomarina e poi sbucavano in questa specie di pozza, di buco appunto, dove si infrangevano contro la roccia in mille spruzzi. Molto bello, molto rumoroso, pausa bagno.

Amico del Blow Hole è il Tasman Arch, un arco che si affaccia sull’oceano. Tutte queste formazioni rocciose, e altre, sono concentrate nell’arco degli stessi pochi chilometri. Come in molti altri posti in Australia, ogni sito di interesse era facilmente e comodamente raggiungibile in auto o al massimo dopo una breve e pianeggiante passeggiata. Ogni cosa era segnalata perfettamente e c’erano pannelli esplicativi praticamente ovunque. Noi non li leggevamo, però c’erano.

Uno dei principali punti di interesse della Tasman Peninsula è Port Arthur, ex colonia penale e sito di un drammatico massacro nel 1996. Naturalmente, visto che è stato praticamente un penitenziario dal 1833 al 1877 (per i primi vent’anni di attività era riservato al peggio del peggio, ovvero a tutti i detenuti inglesi che avevano commesso altri reati dopo essere stati spediti in Australia a scontare la loro pena per reati commessi nel Regno Unito; della serie: “Dopo che ti abbiamo mandato dall’altra parte del mondo osi ancora [inserire reato random]? Mo ti mandiamo in Tasmania, che è ancora più sperduta, così vediamo se impari.”); dicevo: visto che è stato praticamente un penitenziario dal 1833 al 1877, e poi un pazzo ha deciso di ucciderci 35 persone perché evidentemente si annoiava, adesso Port Arthur è uno dei luoghi più infestati di fantasmi dell’intera Australia. Che culo, eh?

Che culo sì, perché possono far pagare 30$ per l’ingresso al sito.

Immaginiamo la scena. Tardo pomeriggio, il sole sta cominciando a calare sulle ex-celle dove a breve i fantasmi di centinaia di ex-detenuti o ex-turisti cominceranno ad apparire. Io e mia cugina di fronte alla biglietteria.

Tasman Peninsula, Tasmania
Tasman Peninsula.

“Trenta dollari.”

“Trenta dollari.”

“Oh guarda, c’è il bar.”

“Tè caldo e poi camping?”

“Tè caldo e poi camping.”

Erano giorni di povertà.

In quei giorni di incertezze, difficoltà e povertà sceglievamo volta per volta il posto dove avremmo dormito, in base al luogo che avremmo raggiunto entro il tramonto. Dormivamo in campeggio, in auto, usando i bagni comuni e cenando con cibi pronti come i meravigliosi e deliziosi noodles cinogiappocoreani (non si capiva mai quale cucina cercavano di imitare) o le fantastiche minestre istantanee monoporzione dell’imitazione della Heinz (prendere quelle di marca costava e dovevamo pagarci la benzina!). In realtà non eravamo così povere, ma volevamo provare l’ebbrezza di esserlo. O, semplicemente, volevamo viaggiare il più possibile spalmando i nostri risparmi su quanti più chilometri riuscivamo. Erano giorni da giramondo.

Dopo sole 48 ore di vita così ci sentivamo navigate (e ammaccate) come se avessimo condotto quella vita da anni.


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