Workshop e mappe

La volta che ho partecipato a un workshop interamente dedicato alla scrittura di viaggio ero a Torino.

Un paio di settimane fa mi sono imbarcata in un viaggio nell’arte dello storytelling, al termine del quale ho potuto mettere in pratica quanto imparato scrivendo (a velocità lampo, per me) un breve reportage.

Si tratta di un viaggio del quale ho già parlato, ma evidentemente la Tasmania mi è proprio rimasta nel cuoricino.

Workshop
Evidentemente mi è rimasta nel cuoricino sì.

Sydney era la mia casa non casa da qualche mese. Mi ci trovavo, ma non mi ci trovavo benissimo. Avevo una mia routine: lavoro, casa, spiaggia, amici, dubbi esistenziali; tutto incastrato in modo un po’ precario, dava sempre l’impressione di essere sul punto di cedere. Ero annoiata.

Un giorno mi arriva un messaggio da mia cugina, in viaggio sulla costa est: Tasmania? La mia reazione è immediata: guardo i voli.

Non fosse che nella foga dell’idea di un nuovo viaggio dimentico un dettaglio non del tutto trascurabile: il secondo part-time appena trovato dopo mesi di ricerca. Legge di Murphy fatta e finita.

Sto riflettendo sui pro e i contro di lasciare due lavori coi quali tutto sommato mi trovo bene (e coi quali soprattutto ci pago la spesa e l’affitto), quando la mia padrona di casa decide di aiutarmi scendendo a un livello ancora più basso nella mia personalissima scala di gradimento. Dall’essere una delle cause principali del mio stress sydneyano, la signora il cui passatempo preferito sembra essere piombarmi in casa senza avvisare e tagliarsi le unghie sulla moquette del salotto riesce a superare se stessa e a reclamare a gran voce il ruolo di Persona Da Me Più Odiata In Assoluto. Molla l’appartamento a qualcun altro e, non contenta, comincia a vendere mobili ed elettrodomestici. È un attimo decidere di partire e preparare la valigia. Quando vende il mio letto è ormai il mio penultimo giorno di permanenza a Sydney, e per fortuna il materasso resta.

Chiudo la mia vita in una valigia e con lei chiudo il capitolo Sydney. I miei progetti per il futuro sono lunghi al massimo due settimane. Un buon inizio.

Costa della Tasmania
Bè, se questo è l’inizio…

Io e mia cugina prenotiamo naturalmente un volo all’alba, perché i voli all’alba sono quelli che costano meno e noi ci divertiamo a fare economia su tutto. Tanto possiamo dormire in aeroporto in attesa del check-in: al terminal internazionale dell’aeroporto di Sydney c’è una sala apposta per chi ha bisogno di passare la notte lì. Ci ricordiamo troppo tardi che la Tasmania tutto sommato si trova ancora in Australia, nonostante venga spesso dimenticata dagli australiani stessi. Il nostro volo parte quindi dal terminal domestico, che naturalmente è chiuso. Per fortuna è aprile e fa ancora quasi caldino, ma il marciapiede davanti all’aeroporto non è comunque il massimo della comodità.

Una volta arrivate in Tasmania ritiriamo la nostra auto, ci procuriamo una mappa e ci scontriamo per la prima volta con la difficoltà di guidare sul lato sbagliato della strada. Realizzo inoltre che forse noleggiare un’auto col cambio manuale perché costava meno non è stata l’idea più brillante degli ultimi mesi. Dopo i primi tentativi di incidente nelle quattro strade in croce del capoluogo della Tasmania, la piccola e ridente Hobart, capiamo due cose fondamentali: io faccio pena a guidare ma sono brava a leggere la mappa, mentre la mia compagna di viaggio fa pena a leggere la mappa ma è brava a guidare. Ci sentiamo quindi pronte per conquistare il mondo.

Leven Canyon, Tasmania
Alla conquista!

La Tasmania è piccolina. La signora all’info point di Hobart ci spiega sorridendo che con un’auto e otto giorni a disposizione possiamo tranquillamente vedere quasi tutto. Ci facciamo consigliare un percorso e lo studiamo nel primo dei campeggi dove decidiamo di passare la notte dormendo in auto.

Formuliamo un piano: fare il giro dell’isola in senso antiorario e decidere di giorno in giorno dove fermarci per la notte, rigorosamente in campeggio, in modo da risparmiare sull’alloggio avendo comunque le discutibili comodità di un bagno comune e di una cucina da campo. Dopo una vita di agi, è giusto provare a fare le backpacker ruvide.

Dormire in auto è esattamente come ci si aspetta: scomodo. Solo dopo qualche giorno riusciamo a trovare la giusta combinazione tra inclinazione del sedile e posizione delle gambe. In un certo senso è come giocare a Tetris: tu metti la testa qui, così io posso mettere i piedi lì. È ormai troppo tardi quando mi ricordo della brutta abitudine di muoversi nel sonno che ha mia cugina. Peccato non poter disattivare il clacson.

Dove Lake e Cradle Mountain, Tasmania
Dove Lake e Cradle Mountain.

Siamo al terzo giorno di viaggio quando ci imbattiamo in una verità che forse avremmo potuto intuire prima: le strade segnate sulla nostra mappa sono tutte le strade tasmane. O meglio: le strade segnate sulla nostra mappa sono le uniche strade tasmane. Una scorciatoia che “ma sì, perché passare di là quando c’è questa strada appena più piccola che taglia dentro di qui e ci dimezza il percorso” diventa trenta chilometri di strada sterrata in mezzo ai campi e senza un solo accenno di vita umana. Impariamo quasi subito a restare sulle vie più battute e soprattutto più abitate.

Impariamo anche a fermarci non appena vediamo più di un’auto sul ciglio della strada. Più di un’auto sul ciglio della strada generalmente significa una cosa: panorama mozzafiato. Se la gente si ferma, è perché c’è qualcosa da vedere, no? Che sia un tratto di costa addirittura più bello degli altri, una formazione rocciosa terribilmente simile a un pavimento, una distesa di campi e vigneti a perdita d’occhio o uno specchio che si spaccia per lago, più di un’auto sul ciglio della strada generalmente significa panorama mozzafiato.

Tasman Peninsula, Tasmania
Tipo questo (che abbiamo visto perché c’erano delle auto sul ciglio della strada).

La bellezza del luogo dovrebbe suggerire la pace dei sensi, ma la convivenza forzata unita a troppe notti insonni e a una dieta a base di riso pronto, piselli in scatola e tonno sott’olio finisce per pesare sui miei nervi, ma anche su quelli della mia compagna di viaggio. Lei ha appena finito la triennale di psicologia e cade nella brutta abitudine di psicanalizzarmi a tradimento. Io, non esattamente fresca e riposata, fatico a gradire la cosa e soprattutto reagisco non proprio pazientemente. Siamo cugine, siamo cresciute assieme. Le cose non ce le mandiamo esattamente a dire. Ce le diciamo, eccome se ce le diciamo.

Però dirci le cose aiuta. Raggiungiamo un equilibrio tra di noi ma anche in noi stesse. I nostri sorrisi nelle foto sono stanchi ma si fanno sempre più luminosi. Raggiungiamo la pace interiore quando ci troviamo sulle rive di Dove Lake, al cospetto di Cradle Mountain, la montagna più famosa e visitata della Tasmania. Incontriamo una coppia di anziani giapponesi che non spiccicano una sola parola di inglese e ci offrono frutta secca e una dolcissima immagine di amore.

Mappa della Tasmania
Tutte le strade della Tasmania.

Al termine del nostro viaggio siamo provate. Le nostre schiene hanno ormai assunto la forma dei sedili della nostra auto, ma ci sentiamo bene dentro. L’abitudine di tenere un diario di viaggio giornaliero nel quale scrivere ogni sera le tre cose positive della giornata sta dando i suoi frutti (oltre a una serie di ricordi su carta). Primo tra tutti: vivere il presente, giorno per giorno.

Quando torniamo a Sydney sentiamo che la comodità di un letto ha acquisito tutto un altro valore. Ci fermiamo solo una notte, perché l’indomani prendiamo il solito volo all’alba per andare ad Alice Springs, nel cuore del centro rosso australiano. È ora di aprire un nuovo capitolo.

Però la mappa della Tasmania teniamola che non si sa mai, dopotutto è completa di tutte le strade.


Questo racconto è stato pubblicato anche sul blog di InkEdit, che ha organizzato il workshop Storytravelling in collaborazione con add editore. Lo trovi qui, accanto ad altri racconti!

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