The place where dreams come true

Da piccola odiavo la bambina dello spot di Disneyland Paris che c’era all’inizio di ogni VHS Disney.

La odiavo con tutto il cuore; perché la invidiavo, perché desideravo andare a Disneyland Paris con tutta me stessa.

Da piccola divoravo film Disney e numeri del Topolino in quantità industriale, conoscevo tutte le canzoni Disney a memoria ed ero preparatissima su qualsiasi personaggio fosse anche solo passato per l’anticamera del cervello del caro vecchio zio Walt.

Cinderella Castle, Magic Kingdom, Walt Disney World.
Il Castello di Cenerentola in tutta la sua bellezza.

Non sono mai stata a Disneyland Paris [NdA: non al momento della stesura di questo articolo! Ci sono stata in seguito]. Ma sono stata a Disneyland ad Anaheim, Los Angeles: il Disneyland originale. E ho lavorato a Walt Disney World a Orlando, Florida.

Walt Disney World (per gli amici WDW) è un mondo fuori dal mondo; un luogo dove tempo e spazio si comportano in modo diverso e dove nessuno può sperare di riuscire a non emozionarsi. Non per niente è the place where dreams come true.

Lo dice chiaramente l’insegna all’ingresso del parco, che però non coincide con l’ingresso a Magic Kingdom. Tu pensi di essere arrivato: stai guidando, ed ecco che ti ritrovi a passare sotto un arco che da solo ha il potere di farti venire le farfalle nello stomaco; roba da avere paura del resto. Sei arrivato, sei a Walt Disney World! Dov’è il castello?

Un po’ di pazienza: ci vuole ancora qualche chilometro per raggiungere Magic Kingdom e il famoso Castello di Cenerentola.

Magic Kingdom Station, Walt Disney World.
L’ingresso di Magic Kingdom.

Quindi tu arrivi, percorri chilometri in auto, poi parcheggi, percorri chilometri a piedi perché i parcheggi sono giustamente immensi, e non appena sei in vista della cima del castello ecco che ti va in pappa il cervello. E faresti bene ad abituartici, all’avere il cervello in pappa, perché più o meno così resterà per tutta la tua permanenza.

Perché lo scopo di WDW è proprio questo: mandarti in pappa il cervello. Così poi hai l’acquisto facile.

Riesci a staccare gli occhi dal castello solo quando varchi l’ingresso di Magic Kingdom e ti ritrovi buttati addosso così tanti stimoli per ognuno dei tuoi sensi che per i primi quindici minuti riesci solo a balbettare frasi senza senso e a sorridere come un ebete. Ogni dettaglio sembra mandarti in visibilio, e ce ne sono così tanti che sembra impossibile riuscire ad andare oltre la Main Street USA per raggiungere il Cinderella Castle e, da lì, il resto del parco.

Main St USA, Magic Kingdom, Walt Disney World
Main Street USA e, sullo sfondo, il Castello di Cenerentola.

Ti ci vogliono appena cinque minuti per tornare ad avere sette anni. Anni per crescere e diventare adulto, e poi basta una manciata di minuti a Magic Kingdom per mandare tutto all’aria. Nessuno scampa: chiunque metta piede a WDW dimentica di avere ormai raggiunto l’età adulta.

D’altronde, come resistere alla costante musica di sottofondo? Al profumato richiamo dei dolci nella vetrina della bakery? Come non fermarsi a fare una foto al castello da questa angolazione? E da quest’altra? E aspetta un attimo: quella non è la banda che suona in Mary Poppins dopo la corsa dei cavalli nel disegno di Bert?

Per chi riesce ad arrivare al cospetto del castello, la permanenza media nel piazzale è di circa mezz’ora. Una mezz’ora intensa, spesa in foto, selfie, urletti di gioia, diti indici puntati a destra e a manca, sospiri da non ci credo, pausa snack al carretto dei gelati.

Mickey and Minnie Mouse, Magic Kingdom Parade, Walt Disney World
La parata!

Poi arriva la parata, ed è la fine. Tutti quei personaggi, tutti assieme. Non riesci a soffermarti su un personaggio solo per più di cinque secondi perché c’è così tanto da guardare, così tanto per cui emozionarsi. La tua intera infanzia (e adolescenza; ma anche età adulta, suvvia) che ti sfila davanti e ti suona nelle orecchie, e tu non lo sai ma stai cantando, e sorridendo; e i tuoi occhi brillano, e il tuo viso si illumina, e la bambina o il bambino dentro di te è la cosa più felice del mondo. E la gente attorno a te è nelle stesse identiche condizioni, se non messa peggio. Tutti col cervello completamente in pappa, tutti regrediti a un’età compresa tra i sei e i nove anni.

Se solo fossi ancora in condizioni di formulare un pensiero logico e di senso compiuto ti renderesti perfettamente conto della meschinità di utilizzare i tuoi dolci ricordi d’infanzia contro di te. Ma il tuo cervello è completamente liquefatto, quindi sei felice e beato mentre cavalchi un destriero sul carosello del Principe Azzurro, o mentre ascolti un armadio parlante nel castello della Bestia; mentre la canzoncina delle vagamente inquietanti bambole di It’s a small world si incide indelebilmente nella tua memoria (ogni tentativo di smettere di cantarla sarà inutile).

It's a small world, Walt Disney World
Le vagamente inquietanti bambole di It’s a small world.

Ma hai il cervello in pappa, e non c’è niente che puoi fare per sfuggire a tutto questo.

L’unica cosa che puoi effettivamente fare è tornare a essere la bambina che odiava lo spot di Disneyland Paris, aspettando e forse anche temendo il momento in cui dovrai lasciare WDW e diventare grande.


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?

4 Commenti

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.