La cosa più bella di Milano è il treno per Roma, dicono

L’ultima volta che sono stata a Roma era il Capodanno tra il 2001 e il 2002, quando l’Euro ha cominciato a circolare. Non era tanti anni fa, era tantissimi anni fa. Era ora di tornare.

Colosseo, Roma
Il Colosseo.

Dopo aver mal digerito il pranzo del giorno prima della partenza e dopo aver faticato a prendere sonno e a mantenerlo per tutta notte, mi alzo all’alba che sembro una comparsa di The Walking Dead e mi metto in viaggio alla volta di Milano, dove tradisco il Frecciarossa, compagno di tante traversate dello stivale, con Italo Treno, a bordo del quale non sono mai stata.

È presto. Ho sonno. Però Milano la domenica mattina alle 8 è di una bellezza tutta sua, Piazza Duomo è deserta e in Galleria c’è solo un gruppo di turisti che parlano una lingua sconosciuta e che non capiscono che se sto puntando la fotocamera del cellulare nella loro direzione è perché sto aspettando che escano dall’inquadratura.

In treno cerco di recuperare un po’ di sonno ma finisco con lo squadrarmi il lato del cranio contro la parete. Il panorama fuori dal finestrino è molto assolato e promette arsura e litri di sudore. Non vedo l’ora di togliermi dall’aria condizionata e dal fiato non proprio profumato di qualcuno seduto nella mia stessa carrozza.

Galleria, Milano
Sì, sono loro i turisti incomprensibili.

Non ho pianificato molto di questo viaggio: so solo che ho una lista di amici da vedere che farebbe invidia a una visita papale. Voglio evitare la massa di turisti (misantropia made in Expo), quindi cercherò di andare a vedere gli angolini di storia e arte meno frequentati. Roma trabocca di storia e arte, non penso mi sarà difficile trovare qualcosa di non eccessivamente affollato.

Non avrò pianificato molto ma ho prenotato per dormire in un ostello in zona Termini, perché l’atmosfera da ostello mi piace e perché così mi sento più backpacker anche se sono in giro col trolley che è più comodo. Arrivo naturalmente troppo presto per il check-in, ma decido di aspettare pazientemente che la camera venga pronta perché fuori il sole minaccia di carbonizzarmi. Non fa caldo: di più.

Bracciale The Yellow
SPOILER: graffia un sacco quando ti fai la doccia.

Al check-in mi danno un braccialetto da tenere al polso per dimostrare che sono ospite dell’ostello. Assomiglia un po’ a quelli dell’ospedale, non capisco se è possibile toglierlo senza distruggerlo e quindi lo lascio dov’è. Noto poi che tutti gli altri ospiti hanno lo stesso braccialetto, quindi sembriamo tutti pazienti di un ospedale psichiatrico. Siamo bellissimi. Smetto quasi subito di pensarci, perché mi giunge voce di un barbecue gratis sulla terrazza sul tetto, al quale il mio stomaco si dimostra immediatamente interessato.

Dolcemente appesantita dal cibo gratis, e dopo aver amabilmente chiacchierato con canadesi e inglesi (tutti ingegneri e fan delle auto che si guidano da sole), mi incammino verso quello che dovrebbe essere un giretto da poco, un due passi digestivi. Certo.

Do retta alla mia pigrizia solo quando prendo la metropolitana per raggiungere il Colosseo, poi mi sa che anche lei si perde via ad ammirare il panorama. Partendo dal presupposto che sono venuta a Roma prevenuta sulla sua rete di mezzi di trasporto pubblico, il mio primo viaggio in metro non è per niente traumatico. Certo, devo ancora abituarmi a non trovare una fermata dietro ogni angolo come a Milano (dove ci vuole meno tempo a camminare tra Duomo e Cordusio che a prendere la metro), ma c’è da dire che Milano non giace su metri di rovine romane. Non ha senso fare paragoni, quindi smetto quasi subito.

Non entro al Colosseo, perché fa caldo e c’è coda e l’idea di tutto quel sole a picco sulla testa e di tutta quella gente che mi respira addosso mi fa un attimo desiderare di essere altrove. Vado quindi altrove, seguendo una reminescenza dell’ultima volta che sono venuta a Roma, quando ho visitato i Fori senza pagare il biglietto (o l’hanno pagato i miei e non me lo ricordo?). Solo che adesso per entrare ci vuole il biglietto, e io volevo solo attraversarli per andare all’Altare della Patria e poi al Pantheon, quindi niente.

Fori Romani, Roma
Però li ho visti da fuori. Ah ah. I Fori da fuori.

A dire la verità non trovo moltissima gente in giro. Mi aspettavo folle oceaniche, ma in effetti è agosto, fine agosto, e più di un locale mi dice che non c’è mai molta gente in questo periodo. Qualcun altro invece mi dice che c’è meno gente del solito.

Cammina cammina, raggiungo l’Altare della Patria, guardo le bandiere, faccio un paio di foto e immancabilmente in ogni foto c’è qualcuno in posa per un altro fotografo. Ma non mi soffermo troppo su queste sottigliezze. Sono diretta al Pantheon e alla sua promessa di frescura.

Il Pantheon non delude, naturalmente. È come lo ricordavo, e in effetti dubito che possa essere cambiato molto nell’ultima decina di anni. È deliziosamente fresco. Una vera goduria.

I turisti tentano però in tutti i modi di essere più interessanti del foro tondo sul soffitto. Dal soggetto che dice beep beep dietro di me all’ingresso, probabilmente sentendosi simpatico e rallentato dal mio fermarmi per scattare una foto (per poi fermarsi lui stesso a chiacchierare con i suoi compagni di visita), fino alla signora che appoggia il cellulare sul pavimento per farsi un selfie esattamente sotto il foro. Sono affascinata.

Pantheon, Roma
Ho scattato questa foto stando in piedi.

Dopo il Pantheon è un attimo convincere i miei piedi a fare un ultimo sforzo: Piazza Navona è praticamente dietro l’angolo. Neanche ho bisogno di seguire la mappa: basta seguire la gente. Poi però seguo la gola e mi  ritrovo a comprarmi un gelato. Riesco così a convincere i miei piedi a fare un altro ultimo sforzo: a due passi da Piazza Navona c’è Castel Sant’Angelo, vuoi non andare?

Il Lungotevere è molto bello, e il sole si sta facendo sempre più vicino all’orizzonte. Quando arrivo a Castel Sant’Angelo sto procedendo ormai per inerzia. Mi guardo attorno e vedo la cupola di San Pietro poco distante. Talmente poco distante che sarebbe un vero peccato non andarci.

I miei piedi perdono del tutto le speranze.

San Pietro stramazzo con decisamente poca grazia sui gradini del colonnato e passo dieci minuti buoni ad assaporare l’aria e il colore del tramonto sulla piazza davanti a me. C’è incredibilmente poca gente, per essere San Pietro.

Quando mi sento finalmente pronta a lasciare l’ombra del colonnato, mi alzo e mi metto in coda per entrare: i controlli all’ingresso rallentano un po’ il flusso, ma c’è talmente poca gente che mi ritrovo davanti alla Pietà di Michelangelo quasi senza accorgermene. È bella, molto bella. Non che il resto della chiesa sia del tutto da buttare. È sempre molto impressionante da vedere, il pavimento è pieno di menti di gente stupita; il baldacchino, poi, non è per niente intimidatorio. Mi riempio gli occhi di arte e i polmoni di incenso, poi esco e mi incammino verso la stazione della metro più vicina.

San Pietro, Roma
Questa foto mi fa venire in mente una scena di Trainspotting.

 

La giornata si conclude con un tuffo carpiato sul letto e un finalmente sospirato dai miei esasperati piedi.


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