Chiacchiere e iguane preistoriche

La volta che ho inventato una storia con rovine Maya, apocalissi e bestie preistoriche ero a visitare le rovine Maya di  Tulum in Messico.

Tulum, Messico
Rovine Maya su una scogliera a strapiombo sul mare caraibico.

Avevo da poco finito di lavorare per la Disney, con tutto il disagio mentale che la fine di un’esperienza di quel tipo poteva causarmi, e prima di tornarmene in Europa avevo pensato di fare un breve viaggio nel continente americano. Nulla di esoso, giusto un paio di tappe: prima California, per vedere i parenti, e poi Messico, dove ero stata invitata da ben due amiche Disney, una delle quali mia coinquilina in Florida.

Le città messicane dove sarei stata erano Mérida, capitale dello stato dello Yucatán, e Cancún, capitale del Quintana Roo. Non mi andava male per niente.

Sono rimasta a casa della mia coinquilina Disney poco più di una settimana, ma è stato sufficiente a farmi innamorare di Mérida, una città dall’aria molto rilassata e placida, con la quale sono entrata subito in sintonia, soprattutto quando ho imparato a sdraiarmi correttamente su un’amaca. I genitori della mia amica Pau mi hanno vista quasi più spesso addormentata che sveglia.

Tulum, Messico
E a breve nemmeno Tulum ne avrebbe avuti.

La stanchezza accumulata in un anno di lavoro senza sosta (se non per fare viaggi dai ritmi disumani) mi è infatti precipitata addosso non appena ho avuto modo di rilassarmi. Non che Pau fosse molto più energica di me: le nostre giornate non cominciavano mai prima di mezzogiorno, ora in cui generalmente aprivamo gli occhi.

L’idea di lasciare Mérida per la molto meno rilassante Cancún non mi faceva esattamente brillare gli occhi, ma c’erano cose da vedere e cibi nuovi da assaggiare, oltre che un aereo per Madrid da prendere, e non potevo certo tirarmi indietro. Ho salutato Mérida il giorno in cui io e Pau siamo andate a visitare Chichén Itzá, e ho salutato Pau, la mia coinquilina Disney, quando al termine della giornata ho caricato tutti i miei averi su un bus diretto a Cancún.

A Cancún c’era Violeta, per gli amici Vio. Avevo conosciuto Vio tramite Pau: lavoravano assieme, e un giorno dopo il turno erano venute a casa nostra per bere un . Pau si era assentata solo per cinque minuti e al suo ritorno aveva trovato me e Vio immerse in una fittissima conversazione sui nostri libri preferiti, conversazione alla quale aveva cercato invano di partecipare. Da quel giorno io e Vio siamo diventate compagne inseparabili e piuttosto esaltate di gite al Wizarding World of Harry Potter agli Universal Studios. Il castello di Hogwarts non aveva segreti per noi.

Tulum, Messico
Brutto il mare da queste parti.

Inutile dire che quando io e Vio ci siamo ritrovate a Cancún siamo andate avanti a chiacchierare come se non fosse passato almeno un mese dall’ultima volta che ci eravamo viste. I suoi genitori parlavano solo spagnolo messicano, il che significava che dovevo sfoggiare le mie incredibili abilità linguistiche. Fortunatamente gli ispanici (e i messicani in particolar modo) sono spesso entusiasti della vita, quindi bastano poche parole per farsi dare della madrelingua.

E così è stato.

“Estudié el español a la Universidad, pero nunca lo práctico y entonces no lo hablo muy bien…”

“Hablas como mexicana, ¡qué rico!”

Cancún è una città molto grande e che subisce una grande influenza dai vicini Stati Uniti. È anche una delle mete di vacanza preferite dei nordamericani, quindi è piena zeppa di resort e alberghi di lusso. Mi era stato consigliato di visitare Playa del Carmen, ma dal momento che la frase immediatamente successiva al consiglio era stata “Ci sono un sacco di bar!”, avevo quasi subito deciso di sacrificare una meta che tutto sommato non mi interessava in favore di una visita alle rovine Maya di Tulum. Ho la fissa per i siti storici e archeologici, non posso farci niente; neanche la promessa di margarita e tequila a basso costo riesce a distogliermi.

Tulum, Messico
Le rovine di Tulum.

Tulum era quindi la meta che avevo scelto, e a Tulum Vio mi avrebbe portata. I suoi genitori ci hanno accompagnate in auto fino all’ingresso del sito archeologico, a diversi chilometri a sud di Cancún. Per strada ci siamo fermati a pranzare in un posto piccolissimo e spartanissimo che serviva solo pollo allo spiedo da consumare senza posate. Era di una croccantezza incredibile, e i genitori di Vio hanno sicuramente gradito l’entusiasmo col quale l’ho gustato. Io di certo ho gradito il pollo.

Tulum era una città precolombiana cinta da mura e situata sulla scogliera. Fungeva da porto commerciale per la vicina Cobá, e grazie alla sua posizione geografica fiorì notevolmente tra il XIII e il XV secolo. Questa stessa posizione contribuì a farla diventare la prima città Maya avvistata dai conquistadores spagnoli nel 1517. Tulum sopravvisse qualche decennio sotto l’occupazione spagnola, ma finì per morire quando i suoi abitanti la abbandonarono in seguito alle epidemie delle nuove simpaticissime malattie europee (suona familiare?).

Resta un sito archeologico visitato da migliaia di turisti ogni anno.

El Castillo, Tulum, Messico
“E se nel Castillo ci mettessimo un negozio di cupcake?”

E io ero una di quei turisti, armata di macchina fotografica e protezione solare. Io e Vio abbiamo varcato l’ingresso del sito e ci siamo ritrovate in una civiltà vecchia di secoli.

Il sito archeologico di Tulum è bello, veramente bello. Le rovine se ne stanno appollaiate sulla scogliera, alcune in mezzo al prato, altre proprio a strapiombo sulle spiagge di sabbia bianca sottostanti. Ogni angolo che guardavo era una cartolina. C’erano dei turisti, ma non erano le orde che avevo visto a Chichén Itzá, quindi era facile dimenticarsi di essere visitatori e cominciare a immaginare come doveva essere la vita tra le mura di quegli edifici. Alcune costruzioni sono ancora quasi del tutto in piedi, quindi non si deve neanche richiedere chissà quale sforzo alla propria fantasia.

Non che la mia fantasia abbia bisogno di sforzarsi. E non che quella della mia amica Vio sia da meno. Non avevamo ancora nemmeno raggiunto il Castillo, cioè il Castello, l’edificio più importante del sito, e già stavamo inventando saghe intere di storie ambientate a Tulum. C’erano profezie, amnesie di massa, varchi spazio-temporali, apocalissi imminenti, forze aliene, magie oscure e grossomodo tutte le persone che abbiamo conosciuto lavorando a Disney.

Ci muovevamo tra rovine Maya vecchie di secoli, ammiravamo un panorama mozzafiato su un mare caraibico che sembrava dipinto, eppure non riuscivamo a smettere di immaginare: e se…?

Iguana a Tulum, Messico
Quanta beltà.

A rendere le cose ancora più fantasiose c’erano i lucertoloni che ci capitava di incrociare praticamente ogni due metri. La Ctenosaura non sembra un dinosauro solo per il nome, ma anche per le squame e l’aria arcaica. Il sito di Tulum ne è pieno. Questi iguanoni si spostano placidamente da una pozza di sole all’altra, cercando di risucchiare quanti più raggi possibili. Ai miei occhi non potevano che essere dei temili dragoni.

La Ctenosaura non è l’unica creatura fantastica che ha deciso di fare di Tulum la propria casa. Una delle spiagge sotto il Castillo era infatti chiusa al pubblico, transennata e nastrata e tutto, perché piena di uova di tartaruga marina in attesa di schiudersi. Non le abbiamo viste, ma naturalmente le abbiamo immaginate. Ed erano tenerissime. (A parte che già solo l’idea di essere vicino a una spiaggia dove le tartarughe marine vanno a deporre le uova mi faceva sciogliere le ginocchia.)

Gelateria a Tulum, Messico
Frescura e gelato.

Nonostante gli attacchi di ispirazione acuta, nonostante la chiacchiera incessante, nonostante gli arcaici lucertoloni, e nonostante le tenerissime tartarughe marine, io e Vio non potevamo certo sperare di essere immuni al terrificante caldo di quel pomeriggio messicano dei primi di luglio. Nessuno poteva sperare di esserne immune.

L’aria che arrivava dal mare era fresca, e un po’ di ombra qui e là c’era, ma non si poteva certo restare tutto il tempo sul bordo della scogliera o sotto le fronde di un albero: c’erano troppe cose da vedere, rovine da esplorare e lucertoloni da incontrare! Col passare delle ore il caldo e la sete hanno però avuto la meglio, tanto che abbiamo deciso di abbandonare il sito (ormai comunque girato in lungo e in largo; ma quanto è stato difficile salutare quell’atmosfera?) e andare a cercare ristoro in una gelateria nella vicina città di Tulum, prima di prendere il bus che ci avrebbe portate a Cancún.

Tulum, Messico
L’effetto di Tulum sulla sottoscritta: buon umore.

Naturalmente né il percorso tra il sito archeologico e la gelateria, né la pausa gelato, né il lungo viaggio in bus verso Cancún (per la disperazione degli altri passeggeri) sono stati risparmiati dalla continua chiacchiera tra me e Vio. Non solo eravamo nel pieno dell’elaborazione del termine dell’esperienza Disney (ne parlo come se fosse un lutto), ma l’atmosfera sospesa tra cielo e mare di Tulum aveva acceso la nostra immaginazione e risvegliato la nostra ispirazione. Se avessimo potuto scrivere tutto subito penso che ne sarebbe uscito un best-seller. Un best-seller piuttosto strampalato e probabilmente simile a un trip mentale da abuso di acidi, ma comunque un best-seller.

Purtroppo per i milioni di lettori che avremmo avuto, la fantasmagorica storia che io e Vio abbiamo partorito tra le rovine Maya di Tulum è ancora lì, sospesa come il sito archeologico che l’ha ispirata, lasciata a metà.


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