L’eterna dicotomia: turista o viaggiatore?

A partire dal XIX secolo, il mondo ha potuto assistere, non senza una certa dose di crescente e tutto sommato motivata preoccupazione, alla nascita del turismo e alla sua conseguente quanto inesorabile trasformazione in quello che oggi chiamiamo turismo di massa.

Sempre più persone hanno ora accesso al viaggio inteso come momento di svago e scoperta dell’altro e di sè. Alcuni riescono a dedicare al viaggio molto tempo, altri meno; alcuni raggiungono mete molto lontane da casa, altri preferiscono scoprire le piccole e grandi gemme che si possono trovare poco oltre il proprio giardino.

Triulza, Expo Milano 2015.
Quando si dice turismo di massa.

Gradualmente e curiosamente, sempre più persone sembrano determinate a distanziarsi quanto più possibile dalla definizione di turista, prediligendo la sempre più frequente e oltremodo affascinante etichetta di viaggiatore o viaggiatrice.

Tra le molteplici tipologie di persona che si muove nello spazio (nomade, migrante, viandante, vagabondo), turista e viaggiatore sembrerebbero a prima vista sovrapporsi. Viaggiatore non è colui (o colei) che intraprende un qualsiasi viaggio? Secondo questa logica, un turista sarebbe quindi un viaggiatore, giusto?

La distanza tra le due specie è tuttavia più ampia di quanto si possa immaginare.

Questo cestino manda messaggi confusi: è per turisti perché lo devono usare loro o perché bisogna metterli lì invece che, per dire, nell’umido?

Habitat

Turista

Il turista si trova notoriamente a proprio agio in un villaggio vacanze, in un albergo che serve colazione continentale o comunque il più simile possibile a quella di casa, a bordo di un bus a due piani per vedere la città senza dover camminare.

Il turista viaggia per rilassarsi, ma anche per andare a vedere quello che c’è scritto sulla guida e che ha visto in TV; quindi si sistema pazientemente al fondo della chilometrica coda per entrare al Louvre, perché non puoi lasciare Parigi senza aver visto la Gioconda.

Il turista si sente al sicuro quando è circondato da suoi simili, perché questo significa che si trova nel posto giusto, e soprattutto che le probabilità di entrare seriamente in contatto con un locale si abbassano precipitosamente.

Viaggiatore

Il viaggiatore generalmente snobba l’albergo troppo patinato e predilige l’ostello o, quando si sente particolarmente danaroso, il pratico appartamento Airbnb, che assicura un contatto ancora più vicino con la vera vita locale.

In ostello il viaggiatore è comunque nel suo elemento: cucina comune dove perdere per sempre la propria spesa nel frigorifero, bagni comuni dove attendere invano che si liberi una doccia, dormitori comuni dove apprezzare appieno l’usanza asiatica di lasciare le scarpe fuori.

Il viaggiatore non è a proprio agio quando ha l’impressione di trovarsi in un luogo troppo affollato di altri viaggiatori o, peggio ancora, turisti. Si sente invece veramente se stesso quando ha la percezione di avere a che fare con la genuinità del posto che sta visitando; che sia vera o abilmente adattata alla sua sete della stessa, il viaggiatore non è sempre in grado di capirlo.

Capsule Hostel, Siem Reap
Piccoli spazi molto comuni in ostello.

Vestiario tipico

Turista

Il turista è generalmente riconoscibile a distanza di qualche chilometro grazie alla sua scelta di vestiario, la quale riesce a comprendere un indumento per ogni reparto Decathlon, dalla punta delle scarpe da ginnastica all’orlo del cappuccio del giacchino anti-pioggia-anti-vento-anti-tutto.

Nei lughi caldi e particolarmente assolati, l’outfit include l’immancabile bandana o cappellino con visiera, oppure un cappello di paglia per ripararsi dai raggi solari.

Viaggiatore

Anche l’outfit del viaggiatore urla Decathlon, ma generalmente si ferma al primo prezzo tecnico e abbonda di magliette in tessuto traspirante e sintetico, che asciugano più velocemente in ostello. Gli indumenti sono inoltre spesso e volentieri spiegazzati, perchè anche il più esperto backpacker ha difficoltà a evitare che i vestiti si stropiccino nello zaino.

La viaggiatrice è poi sempre munita del versatilissimo foulard: copre dall’aria condizionata, dal sole e dalle zanzare, ed è inoltre l’ideale per quando è necessario coprirsi gambe o spalle se si visita un luogo di culto. Insomma, una specie di asciugamano, ma di classe.

Marta Frigerio - La volta che
Tipico outfit da visita templi: canottiera Decathlon (primo prezzo tecnico), pantaloni dei cinesi, scarpe da trekking leggero, sciarpa, occhiali da sole.

Abitudini alimentari

Turista

Il turista mangia il cibo locale. Ma solo se vede che lo mangiano altri turisti, perché altrimenti non si fida.

Quando si trova all’estero da un po’, ossia almeno un paio di giorni, appena adocchia un ristorante che serve la cucina di casa comincia a provare il folle desiderio di andarci a mangiare. Com’è prevedibile, qualsiasi cosa vi mangerà non sarà all’altezza delle aspettative e non sarà nemmeno lontanamente paragonabile al cibo di casa. L’occasione di esternare a gran voce la consapevolezza della superiorità qualitativa del proprio cibo nazionale gli darà comunque grande soddisfazione, tanta da fargli ripetere lo stesso errore in più viaggi.

Occasionalmente, potrebbe cedere alla tentazione di entrare da McDonald’s.

Viaggiatore

Il viaggiatore vuole solo assaporare la vera cucina locale, quella genuina e che mangiano le persone del posto; aborra i ristoranti per turisti ed evita la calca. Si informa su luoghi meno visitati ma più consigliati, fuori dai percorsi battuti ma noti per la loro qualità.

Spulcia TripAdvisor e la Lonely Planet, e finisce a mangiare spaghettini in brodo di manzo gomito a gomito col suo compagno di dormitorio. Anche lui amante della genuinità vera, evidentemente.

Zuppa di zucca e involtini
Il cibo genuino.

Bagaglio

Turista

Il turista viaggia con la valigia o con il trolley, che gli permette di portare con sé tutto il suo piccolo mondo, compromettendo definitivamente la schiena di chiunque abbia l’ingrato compito di caricare il suo bagaglio su un qualsiasi mezzo di trasporto.

Nella valigia, il turista ha qualsiasi cosa possa anche solo remotamente tornargli utile quando è lontano da casa: oltre a vestiti e calzature, troviamo tutto il necessario per il bagno, incluso il phon da viaggio perché il phon dell’albergo non funziona mai; tutto il necessario per proteggersi dal sole e dalle zanzare, quindi litri di crema solare di tre diversi livelli di protezione, litri di crema doposole, litri di spray antizanzare chimicissimo, litri di lozione dopopuntura; tutto il necessario per curarsi in caso di malattia, quindi l’intero cassetto dei medicinali che c’è a casa; tutto il necessario per il book fotografico con il quale al suo ritorno torturerà ogni povera anima che gli capiterà a tiro, quindi macchina fotografica munita di almeno tre o quattro obbiettivi diversi, borsa per la macchina fotografica, treppiede per la macchina fotografica, batterie di scorta per la macchina fotografica, caricabatterie per la macchina fotografica.

L’unica cosa che il turista riesce immancabilmente a dimenticare di infilare in valigia è l’adattatore di corrente. Lo acquisterà in aeroporto pagandolo il doppio del suo valore, e una volta tornato a casa lo appoggerà assieme agli altri, promettendo a se stesso di ricordarselo la prossima volta.

Valigia pronta.
Il trolley carico di tutto.

Viaggiatore

Il viaggiatore, quello vero, si muove solo con lo zaino, perché vuoi mettere la praticità? Lo zaino è spesso e volentieri talmente grande da poter contenere il viaggiatore stesso, ma comunque vuoi mettere la praticità?

Il viaggiatore porta con sé solo l’essenziale, ma l’essenziale vero.

Ogni indumento, per poter avere accesso allo zaino e quindi al viaggio, deve avere i seguenti requisiti: essere in tessuto leggero, traspirante e che si asciuga velocemente; poter essere utilizzato in più occasioni, dall’escursione all’uscita serale; poter essere abbinato con qualsiasi altro indumento nello zaino; potersi trasformare, all’occorrenza, in pigiama (perché il pigiama naturalmente non si porta).

A differenza del turista, il viaggiatore si vede costretto a portare con sé due cose essenziali per la vita in ostello: un asciugamano (di solito in microfibra, leggero e dall’asciugatura rapida, ma che alla prima goccia d’acqua comincia a puzzare di procione morto) e un sacco lenzuolo (di seta, perché così pesa meno e occupa meno spazio).

Il viaggiatore non carica lo zaino di prodotti per il bagno: porta con sé solo l’essenziale e accetta stoicamente la possibilità di arrivare a lavarsi poco pur di risparmiare sul sapone. Poi però infila nella tasca superiore dello zaino la Lonely Planet da 500 pagine, ma il peso della cultura è più importante del peso dell’igiene personale, anche quando condividi gli spazi vitali con altra gente.

Zaini pronti per la partenza
Il bagaglio del backpacker.

Comportamento in territorio sconosciuto

Turista

Il turista esplora un territorio sconosciuto con cautela e stupore, prediligendo i percorsi più sicuri e battuti ed evitando di infilarsi in situazioni che lo facciano sentire gli unici estranei.

Si fida ciecamente della guida e la segue fedelmente passo a passo, cercando di non pensare troppo spesso all’eventualità di perdersi.

I suoi contatti con la popolazione locale sono sporadici e dettati dalla necessità di procurarsi del cibo, di acquistare prodotti locali, di assicurarsi un trasporto sicuro verso la propria meta e di accertarsi che la propria camera in albergo sia provvista di phon (anche se non funziona mai; e infatti ha pronto il phon da viaggio).

Viaggiatore

Il viaggiatore, al contrario, ricerca quasi con ossessione il contatto con la popolazione e la cultura locali. Attacca bottone con il personale dell’ostello, con l’autista del tuk tuk, con la ragazza dell’info point, con la guida dei tour a offerta libera che popolano i centri principali. Vuole vivere, toccare e respirare il posto che sta visitando; a tutti i costi.

Rifugge i suoi simili andando alla ricerca dei percorsi meno battuti e dei luoghi meno turistici, ma finisce inevitabilmente per trovarsi circondato da altri come lui. Il suo caratteristico comportamento lo porta però a non riconoscere i suoi simili per quello che sono, bensì a bollarli come turisti; questa strategia gli assicura di continuare nella sua convinzione di essere l’unico vero viaggiatore.

eBook Lonely Planet
“La Lonely Planet mi condurrà sicuramente in un luogo poco conosciuto… ma quanta gente la legge?”

Le differenze tra turista e viaggiatore sono quindi molteplici e sicuramente molto più profonde e complesse di quanto siano state qui riassunte. Esiste però un fattore che accomuna entrambe le tipologie di persona che si muove nello spazio.

Nessuna delle due esiste nella realtà.

Turista e viaggiatore altro non sono che due etichette che amiamo assegnare a noi stessi o agli altri, ma queste etichette sono vuote di significato.

Viaggiare e muoversi nello spazio sono azioni talmente vaste e intrinsecamente complesse nella loro estrema semplicità che non possono certo sottostare a regola o definizione alcuna.

Non esistono turisti e viaggiatori, esistono solo persone che viaggiano.

On the road, Hue
Persone che viaggiano.

Voi sotto quale etichetta viaggiate per il mondo? Vi sentite turisti o viaggiatori? Entrambi o nessuno dei due?

Io credo di essere entrambi contemporaneamente. Nel dubbio, viaggio e basta.


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