Tra luoghi sacri e bicchieri di plastica

La volta che ho mangiato carne di canguro e carne di cammello (o dromedario, non ho capito quale dei due era) ero in un campeggio con vista su Uluru, il sasso rosso più grosso e famoso di tutta l’Australia. Naturalmente, come nella migliore tradizione australiana, si trattava di un barbecue.

Uluru
Un’oasi.

Sto parlando di quel tour di tre giorni nell’Outback che mi ha fatto vivere il brivido del dormire all’aria aperta e l’ebbrezza dell’incagliarsi col pulmino sul ciglio di una strada meno trafficata del deserto del Sahara. Il secondo giorno era il giorno di Uluru. Finalmente.

Ora. Immaginiamo di essere un aborigeno che qualche millennio fa si ritrova a vagare nel deserto australiano assieme alla sua tribù. Il deserto è caldo e secco e piatto e siamo stanchi. Ci spostiamo da tempo, ormai. Un giorno, ecco che avvistiamo qualcosa in lontananza. Nell’Outback l’orizzonte è vastissimo e quasi sempre vuoto. Ma questo giorno vediamo qualcosa di diverso, una sagoma lontana e rossa. Quando finalmente la raggiungiamo (e ci vuole un bel po’), scopriamo un’oasi. Una montagna, alta qualche centinaio di metri, con le pareti stranamente scoscese ma lisce. È ricca di grotte e ombra; ai suoi piedi crescono degli alberi e l’acqua si raccoglie in pozze e stagni. È acqua fresca, limpida: molti animali vengono a berla. Questa montagna offre quindi riparo, acqua, cibo. C’è di più: è incredibilmente bella. Un luogo sacro.

Una pozza d'acqua a Uluru, Australia.
Luce divina che scende dall’alto.

Questo è Uluru per gli aborigeni, un luogo sacro. Lì hanno vissuto per millenni e lì ancora compiono alcuni rituali.

Quando i coloni inglesi esplorarono l’Outback e scoprirono questo sasso lo chiamarono Ayers Rock, dandogli il nome di un governatore. Solo qualche anno fa è stato deciso di ridare a Uluru il suo nome originale, quello aborigeno.

Uluru si trova nel Parco Nazionale Uluru – Kata Tjuta. Questo territorio è di proprietà dello stato australiano, ma è gestito da un consiglio di rappresentanti delle varie tribù aborigene della zona. All’interno del parco c’è un centro informazioni dove viene raccontata la storia di Uluru e di alcune tribù aborigene.

Geologicamente parlando, Uluru è quello che emerge di un grosso blocco di roccia arenaria (in pratica sabbia cementificata), in gran parte sotterraneo. Ere geologiche fa questo enorme blocco è scivolato nell’Outback e si è in seguito inclinato, sotterrandosi quasi del tutto e lasciando in superficie solo un lato di sé. Da lontano sembra quasi liscio e piatto, dall’aria un po’ squadrata. Da vicino si notano curve, caverne e strane formazioni rocciose. Il colore è spettacolare e cambia a seconda della luce e del momento della giornata.

Sentiero per salire sulla cima di Uluru, in Australia.
Perché è meglio non scalare Uluru: agli aborigeni non fa piacere, e poi una volta in cima non ci sono bagni né cespugli dietro i quali nascondersi. E tutto finirebbe nelle pozze ai piedi della montagna e farebbe schifo. Davvero.

Dopo aver amabilmente passeggiato attorno a Uluru e dopo esserci ripetutamente stupiti delle forme fantastiche che assumeva in certi punti la roccia (“Ma quello è un orecchio!”), abbiamo costretto i nostri piedi ormai piatti e consumati a compiere un ultimo sforzo e a trascinarci nel punto dove avremmo assistito al gran finale della giornata: il tramonto.

Se durante il giorno l’arenaria è giá bella rossa (in superficie), al calare del sole la montagna sembra proprio andare a fuoco.

La postazione panoramica scelta dalla nostra guida offriva una vista perfetta. Infatti era stata scelta anche da tutte le altre guide di tutti gli altri tour. Ma noi eravamo i più fighi, perché eravamo gli unici a bere spumante economico nei bicchieri di plastica. È da sfigati bere spumante nel flute, lo sanno tutti.

In realtà il tramonto mi sa che ce lo siamo un po’ perso, perché eravamo tutti presi, oltre che dai nostri bicchieri di plastica e dalle patatine, dagli innumerevoli tentativi di fare un selfie decente che comprendesse tutti i membri del tour più Uluru sullo sfondo. Morale: quando siamo stati mediamente soddisfatti del risultato il sole era tramontato da un pezzo. E lo spumante pure era tramontato da un pezzo. Però avevamo una seria infinita di selfie che immortalavano le varie sfumature di colore della roccia, oltre che delle nostre espressioni stravolte e sempre meno sobrie.

Uluru, Australia
Uluru.

Come anticipato, la cena che ci attendeva in campeggio comprendeva hamburger di cammello e bistecche di canguro. Il cammello non mi ha entusiasmata, il canguro invece l’ho trovato molto buono. Purtroppo per lui.

Il cielo stellato era sempre più bello e luminoso e le creaturine mordicchianti che vivevano nello swag del mio amico erano sempre più agguerrite. Probabilmente c’erano serpenti e ragni velenosi a pochi metri da noi, ma tra tutti eravamo così stanchi che avremmo dormito in piedi.

L’indomani ci saremmo dovuti alzare ancora prima dell’alba per poter vedere Uluru al sorgere del sole.


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