Visitare Washington DC, Philadelphia e Boston in sei devastanti giorni

La volta che sono uscita dalla bolla di magia e arcobaleni made by Disney e ho finalmente viaggiato dopo mesi di fatine e sorci in bermuda rosse, mi sono naturalmente imbarcata in un devastante viaggio di sei giorni sulle orme della storia degli Stati Uniti come li conosciamo ora: Washington DC, Philadelphia e Boston.

Ricordo di aver scritto le prime bozze di itinerario nelle pause al lavoro, sul retro dei biglietti che usavamo per registrare i danni alla merce. Dato il poco tempo a disposizione, sei giorni, io e i miei compagni di viaggio avremmo dovuto sfruttare ogni minuto. Ed è stato esattamente con l’idea dell’ottimizzazione estrema dei tempi che ho scelto itinerario e punti di interesse.

Giorno 1
Washington DC

Visita al Mall con tappa alla Casa Bianca e giro dei vari memorial concludendo a Capitol Hill.
Giorno 2
Washington DC

  Visita a uno o due dei musei dello Smithsonian Museum.
Giorno 3 🚌
Washington DC → Philadelphia

  Visita alle Scale di Rocky, alla Liberty Bell e alla Independence Hall.
Giorno 4 🚌
Philadelphia → Boston

Freedom Trail dal centro fino a Bunker Hill, attraversando North End.
Giorno 5
Boston

Visita ai poli universitari: Harvard University e MIT (Massachusetts Institute of Technology).
Giorno 6
Boston

Relax a Boston Common, il parco nel centro cittadino.
Capitol of the USA, Washington DC.
Capitol of the USA, Washington DC.
Dove prenotare il volo?

Noi si partiva da Orlando, Florida, quindi non c’era nessun volo transoceanico da prendere.

Per chi parte dall’Italia, invece, di voli diretti per Washington DC non ce ne sono: è necessario fare scalo in Europa (Londra o Amsterdam di solito, ma dipende dalla compagnia aerea), oppure negli Stati Uniti (New York o Newark, sempre a seconda della compagnia aerea).

A Washington DC ci sono tre aeroporti: uno nazionale, il Ronald Reagan Washington National Airport, e due internazionali, il Washington Dulles International Airport e il Baltimore/Washington International Thurgood Airport. Gli aeroporti sono ben collegati con il centro città, sia via metro (Ronald Reagan Airport) sia via shuttle bus (Washington Dulles Airport).

Per il ritorno da Boston, anche qui è d’obbligo lo scalo per chi vola verso l’Italia. L’aeroporto è però solo uno, il Logan International Airport, ed è talmente vicino al centro della città che il viaggio in bus dall’aeroporto alla South Station è gratis.

Case Bianche a sorpresa

Trattandosi solo di sei giorni, è plausibile pensare di inserire questo itinerario in uno più ampio che comprenda anche New York, per dire una città a caso. La tratta New York City – Washington DC è servita da molte compagnie aeree locali e il volo dura circa un’oretta e un quarto. La tratta Boston – New York City è più o meno uguale.

Un’alternativa più pratica e quasi sempre più economica a un volo così breve è l’autobus. Negli Stati Uniti sono due le principali compagnie di bus per viaggi di lunga percorrenza: Greyhound e Megabus. Greyhound è una potenza, ma ha il brutto vizio di avere stazioni in aree vagamente malfamate; Megabus ha invece il bellissimo vizio di svendere i biglietti se li si prenota con il giusto anticipo (qualche settimana, meglio se qualche mese prima della partenza).

Viale alberato.
Un viale alberato a Philadelphia, Pennsylvania.
Che vaccinazioni fare?

Quella contro l’obesità.

Scherzi a parte: non c’è nessuna vaccinazione obbligatoria per chi viaggia negli Stati Uniti. Resta una buona idea controllare di aver fatto l’ultimo richiamo dell’antitetanica.

Restando nell’ambito salute, è caldissimamente consigliato munirsi di un’assicurazione di viaggio che ci copra contro infortuni e malattie durante la nostra permanenza su suolo statunitense. Tutte le principali compagnie assicurative offrono polizze pensate appositamente per i viaggi negli USA. In questo modo saremo sicuri di non dover sborsare migliaia di dollari per una visita al pronto soccorso.

Scale e campane rotte

Serve il visto?

Esistono due diversi visti turistici per recarsi negli USA: il Visitor Visa (categoria B2) e l’ESTA.

Il Visitor Visa è per chi intende recarsi negli USA per turismo e restare su territorio statunitense per più di 90 giorni consecutivi. Per richiedere questo visto è necessario prendere un appuntamento presso l’Ambasciata o il Consolato degli Stati Uniti d’America.

L’ESTA è una specie di eVisa, un visto non visto che i cittadini dei Paesi che rientrano nel Visa Waiver Program possono richiedere e ottenere direttamente online, senza bisogno di recarsi in Ambasciata o in Consolato. Inoltre, per richiedere l’ESTA è necessario essere in possesso di un passaporto elettronico, avere in progetto di fermarsi negli Stati Uniti per non più di 90 giorni, non avere la doppia cittadinanza con uno dei Paesi nella lista nera (Iran, Iraq, Libia, Siria, Somalia, Sudan e Yemen), non essersi recati in uno dei Paesi nella lista nera dopo marzo 2011.

Se si risponde a tutti questi requisiti, allora si può richiedere l’ESTA (che altro non è che un’autorizzazione elettronica a entrare negli USA) sull’apposito sito. Costo: $14.

Nota dal sito dell’Ambasciata statunitense in Italia: se si ha mai denunciato lo smarrimento o il furto di un passaporto che è stato poi ritrovato, non bisogna utilizzare tale passaporto per viaggiare negli USA; inserire i dati di questo passaporto nella richiesta ESTA ne provoca l’annullamento.

Boston Common.
Boston Common.
Quale valuta è in uso negli stati uniti?

Negli Stati Uniti è in uso la valuta con le banconote più scomode e brutte della storia: il dollaro americano (qui il cambio attuale).

Le banconote sono tutte troppo lunghe per stare comodamente nel portafogli, sono quasi sempre vecchie e unte e, cosa peggiore di tutte, sono tutte uguali. Quando sono nuove hanno tonalità di verde-giallo diverse, ma basta che stiano in un portafogli per più di cinque minuti per trasformarsi magicamente in stropicciati pezzetti di carta verde. L’unica cosa che può aiutarci a distinguere un cinque dollari da un cinquanta, oltre allo zero, sono le facce: ogni banconota è dedicata a una diversa delle personalità che hanno contribuito alla fondazione degli Stati Uniti. Ci sono quindi gli immancabili Lincoln e Washington, naturalmente; ma il mio preferito è sempre stato Hamilton sui $10, che onestamente è quello che ci fa la figura migliore. Il povero Jefferson, che ha scritto la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, è relegato alla ormai rarissima banconota da $2; quindi non lo si vede più in giro.

I devastanti effetti dell’ottimizzazione del tempo

Tra le monete, il colpo di genio è il quarto di dollaro: una moneta da ¢25, che risulta essere molto più utile di quello che sembra.

Negli USA gli sportelli bancomat per prelevare (ATM) non si contano, quindi risulta praticissimo prelevare i dollari direttamente in aeroporto all’arrivo. O non prelevarli affatto: praticamente ovunque sono accettati pagamenti di qualsiasi cifra in carta di credito e prepagata (meglio verificare con la propria banca riguardo il bancomat: non tutti sono abilitati all’estero).

Il campus di Harvard a Boston.
Il campus di Harvard a Boston.
Quali mezzi di trasporto è meglio usare?

Come già accennato, per gli spostamenti via terra risulta molto pratico ed economico affidarsi alle due principali compagnie di autobus per viaggi di lunga percorrenza: Greyhound e Megabus.

Entrambe le compagnie offrono viaggi in partenza ogni giorno, in più momenti della giornata. Una tattica da veri risparmiatori è viaggiare di notte per evitare di pagare l’hotel o l’ostello, ma la cosa non è fattibile con tutte le tratte (tra Washington DC a Philadelphia, per esempio, la tratta è troppo breve: tre ore circa; già più fattibile tra Philadelphia e Boston: cinque ore circa).

Ogni grande città statunitense è ben servita da mezzi di trasporto urbano solitamente efficienti e non eccessivamente cari. Esistono biglietti giornalieri o abbonamenti da più giorni, ma spesso vale la pena cercare di camminare il più possibile e utilizzare i mezzi solo per spostarsi fuori città o in zone distanti dal centro.

I centri di Washington DC, Philadelphia e Boston sono facilmente percorribili a piedi. Per raggiungere Harvard e il MIT a Boston si può considerare di prendere la metro, perché entrambi i poli universitari si trovano a nord-ovest del centro cittadino.

A collegare Washington DC, Philadelphia e Boston esiste anche una rete ferroviaria rapida ed efficiente; l’Amtrak. L’opzione treno risulta però decisamente più cara del bus.

Sheldonian Castle, Washington DC.
Sheldonian Castle, Washington DC.
Dove si può dormire?

C’è solo l’imbarazzo della scelta: tra hotel, motel, ostelli e Airbnb, chiunque può trovare la soluzione che meglio si concilia con le proprie finanze e le proprie esigenze.

Se si vuole tentare il risparmio estremo unito a un’estrema ottimizzazione del tempo, si può considerare di viaggiare di notte e quindi dormire in bus o in aereo. Non è consigliato farlo per troppi giorni consecutivi, perché a un certo punto la privazione di sonno e l’impossibilità di farsi una doccia cominciano a farsi sentire.

Washington DC, Philadelphia e Boston sono posti pericolosi?

Tutte le grandi città possono essere pericolose: come sempre, è necessario prestare attenzione a dove si va e a come ci si muove. Nulla di diverso dal muoversi nella propria grande città!

Philly Cheese Steak Sandwich.
Il Philly Cheesesteak Sandwich.
Cosa mangiare?

Sfatiamo questo mito: non tutta la cucina statunitense fa schifo, anzi.

Tipico di Piladelphia è il buonissimo e formaggiosissimo Philly Cheesesteak Sandwich: un panino ripieno di straccetti di manzo affogati nel formaggio fuso. Non esattamente un pasto leggero, e di certo il rischio di compromettersi le papille gustative al primo morso è tangibile, ma ne vale assolutamente la pena.

Boston è poi famosa per la sua North End, quartiere italiano ricco di ristorantini italiani, pizzerie che servono la pizza più vicina all’originale che si possa trovare negli Stati Uniti, oltre a salumerie e panetterie da far venire l’acquolina in bocca. Ok: questa tecnicamente non conta come cucina statunitense, però quasi tutto quello che si trova a North End è assolutamente commestibile e molto, molto soddisfacente.


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6 Commenti

    1. Delle tre, Philly è stata quella che mi ha colpita di meno! Forse perché ci ho passato poco tempo…
      Boston è magica, è una di quelle poche città statunitensi che ho visitato che secondo me hanno un’anima e un qualcosa di speciale e diverso da tutte le altre. Ci tornerei più che volentieri!

    1. Sei giorni in effetti sono un po’ un mordi e fuggi, ma era il massimo che potevo prendere al lavoro, quindi me li sono fatti bastare e ho visto che è fattibile… a patto di sacrificare qualche ora di sonno! Inutile dire che al ritorno avrei avuto bisogno di un’altra vacanza per riprendermi. Aggiungendo una tappa a New York si avrebbe un bel quadro degli Satati Uniti nord-orientali! Fossi in te un pensierino ce lo farei, se non sei mai capitata da quelle parti! 😉
      Negli USA si può vivere tranquillamente senza contanti; nessuno ti guarda male se vuoi pagare $2 con la carta di credito: il sogno!
      Grazie per avermi letta e per aver trovato il tempo di lasciarmi un commento! 😀

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