Case Bianche a sorpresa

La volta che ho scambiato la Casa Bianca per un edificio governativo qualsiasi ero sorprendentemente (SARCASMO!) a Washington DC, negli Stati Uniti.

A mia discolpa: vista dalla facciata nord sembra davvero un edificio governativo qualsiasi!

US Capitol, Washington DC
Suggerimento: questa non è la Casa Bianca.

Era aprile. Erano mesi che stavo rinchiusa a Orlando, nel centro della Florida, a dispensare sorrisi e arcobaleni nel parco di Walt Disney World. Avevo bisogno di una vacanza, di staccare da tutta quella magia e da tutta quella fantastica finzione e respirare un po’ di realtà. Avevo quindi pianificato un viaggio di sei giorni che mi avrebbe portata nella capitale degli Stati Uniti e in una delle città nordamericane che più desideravo vedere.

Tra Washington DC e Boston avrei fatto tappa anche a Philadelphia, dove una scommessa in corso tra me e uno dei miei compagni di viaggio l’avrebbe portato a salire la scalinata di Rocky di corsa per poi urlare ADRIANAAAAA. Ma questa è un’altra storia.

La prima tappa era Washington DC. Dopo una serie di settimane di fuoco e al termine di una festa di addio (un leaving party per un collega che aveva terminato il contratto con Disney), ho avuto giusto il tempo di tornare al mio appartamento, prendere il trolley e fiondarmi al taxi che attendeva me e il mio compagno di viaggio per portarci all’aeroporto. Il nostro volo era all’alba. Avevamo organizzato tutto in modo da sfruttare ogni secondo del tempo a nostra disposizione.

L’itinerario era il seguente.

Giorno 1
  • Partenza all’alba da Orlando
  • Arrivo a Washington DC attorno alle civilissime 8 del mattino
  • Check-in in albergo
  • Visita in centro: White House, memorial vari
Giorno 2
  • Sveglia al mattino
  • Ritorno in centro per visita allo Smithsonian Museum
Giorno 3
  • Sveglia ancora prima dell’alba per andare a prendere il bus per Philadelphia
  • Incontro in stazione col terzo compagno di viaggio
  • Giro per il centro di Philadelphia, tappa alle scale di Rocky
  • In serata, partenza per Boston in bus
Giorno 4
  • Arrivo a Boston prima dell’alba
  • Check-in in albergo
  • Giro in centro: North End, Freedom Trail
  • In serata, reunion col quarto compagno di viaggio
Giorno 5
  • Visita ad Harvard e MIT
  • In serata, pub crawling
Giorno 6
  • Tentativo di recupero sobrietà
  • Giro per il centro: parco
  • Aereo nel pomeriggio e ritorno a Orlando in serata

Al termine dei sei giorni di vacanza, se fossimo stati ancora vivi, avremmo avuto quasi certamente bisogno di un’altra vacanza per riprenderci.

United States Capitol, Washington DC
United States Capitol al tramonto.

L’arrivo a Washington DC non è stato dei migliori, dal momento che il mio compagno di viaggio non faceva che addormentarsi ripetutamente su ogni superficie disponibile. Oltre a cercare di stare sveglia, dovevo quindi anche tenere sveglio lui, o almeno svegliarlo quando c’era da fare uno spostamento, tipo scendere dalla navetta per l’albergo. Non mi soffermerò troppo sull’albergo, che dal sito non mi era sembrato così simile a un motel a ore, né sulla zona dall’aria periferica e desolata nella quale si trovava, né sul moto di compassione che deve aver avuto il gentilissimo signore alla reception quando ci ha lasciato mettere le mani sulla colazione che stavano per sparecchiare nella piccola hall. Passiamo oltre. Dopo un’ora di riposo, durante la quale abbiamo cercato di recuperare le energie necessarie ad affrontare la giornata, siamo partiti alla volta del centro città.

Washington DC è stata creata a tavolino con lo scopo di essere la capitale dei neonati Stati Uniti d’America. Il luogo dove venne costruita fu scelto dall’allora presidente George Washington (primo Presidente degli Stati Uniti d’America): si trattava di un pezzo di terra donato in parte dal Virginia e in parte dal Maryland. Questa fettina di territorio americano prese il nome di District of Columbia.

Il Presidente Washington commissionò la progettazione della città all’architetto franco-americano Pierre Charles L’Enfant, che si ispirò alle capitali europee e disegnò nel cuore della città un viale alberato lungo circa un chilometro e mezzo e largo 120 metri. Una cosetta da nulla, insomma. Questo “viale alberato” è oggi conosciuto come il National Mall: una distesa immensa di prato verde punteggiata da memorial sulla quale si affacciano i vari edifici dello Smithsonian Museum, il complesso museale più grande al mondo (dove io morivo dalla voglia di mettere piede).

wp-1461569860415.jpg
Lo Smithsonian Institution Building, conosciuto anche come Smithsonian Castle.

Per raggiungere il centro della città abbiamo preso la metropolitana, che ci ha portati a due passi dal Mall, sul lato nord. Stavamo giusto cercando di capire in quale direzione muoverci quando la nostra attenzione è stata attirata da un nugolo di persone che fotografava quello che aveva tutta l’aria di essere un edificio governativo di una certa importanza. Abbiamo dato un’occhiata alla mappa, ma vuoi la notte insonne, vuoi la stanchezza, vuoi il rincoglionimento generale, non siamo proprio riusciti a capire che razza di edificio governativo fosse. Però tutti insistevano a fotografarlo. Un dubbio ci è venuto: sarà mica la Casa Bianca? Ma io avevo letto che aveva cinque o sei piani, mentre la struttura che avevamo di fronte ne aveva meno, e in più non era decisamente la stessa Casa Bianca che mostrano sempre in TV. Non poteva essere lei. Quindi cos’era? La mappa non ci aiutava, ma c’era un poliziotto dall’aria affidabile. Ci siamo quindi avvicinati.

“Hello!”

“Hello.”

“Uhm… what is this building?”

“That’s the White House!”

Inutile dire che ci saremmo sotterrati molto volentieri.

Lincoln Memorial, Washington DC
“E avreste fatto bene.” [Cit. Abe Lincoln]
La figura di merda ci ha però aiutati a svegliarci, e per tutto il resto della giornata siamo riusciti a goderci buona parte dei riferimenti alla storia statunitense che abbiamo trovato, e a Washington DC ce ne sono a barili.

Il National Mall di Washington DC è, se non fosse chiaro, immenso. Proviamo a immaginarlo come un lunghissimo e larghissimo corridoio verde, posizionato in modo che i lati più corti guardino verso ovest e verso est, mentre i lati più lunghi guardano a nord e a sud.

A ovest abbiamo l’imponente Lincoln Memorial, quello con la gigantesca statua di Abraham Lincoln che ammira la Reflectin Pool dove Martin Luther King Jr tenne il suo famoso discorso I have a dream nel 1963. A nord della Reflectin Pool c’è il Vietnam Veterans Memorial, che ricorda coloro che hanno combattuto nella guerra in Vietnam; a sud della Reflection Pool ci sono altri memorial di guerra, il Korean War Veterans Memorial e poco più avanti il District of Columbia War Memorial. A est della Reflection Pool, di fronte al caro vecchio Abramo, il World War II Memorial. Uno spasso.

Percorrendo più o meno un terzo del lato lungo del National Mall da ovest verso est ci troviamo al cospetto del Washington Monument, che è quell’obelisco altissimo e onnipresente in ogni rappresentazione della città. A proposito del Washington Monument, vale la pena soffermarsi un attimo su alcune delle prime righe di descrizione che dà Wikipedia:

[…] the monument, made of marble, granite, and bluestone gneiss, is both the world’s tallest stone structure and the world’s tallest obelisk, […] It is the tallest monumental column in the world if all are measured above their pedestrian entrances, but two are taller when measured above ground, though they are neither all stone nor true obelisks.

Traduzione:

[…] il monumento, in marmo, granito e gneiss, è sia la struttura in muratura più alta del mondo che l’obelisco più alto al mondo, […] È la colonna monumentale più alta al mondo, contando di misurarle tutte da sopra gli ingressi, ma due sono più alte se misurate da terra, nonostante non siano né interamente in muratura né obelischi.

Tecnicamente ci sono due colonne monumentali più alte del Washington Monument, ma quelle non contano perché non sono interamente in muratura, né sono obelischi. Quindi il Washington Monument resta il più figo, cicca cicca.

Washington Monument and Reflection Pool, Washington DC
Sì, sei la nostra struttura in muratura più alta al mondo preferita e il nostro obelisco più alto al mondo preferito.

Tornando al National Mall, esattamente a nord del Washington Monument c’è la White House, la Casa Bianca. A est dell’obelisco comincia invece la lunga distesa di verde incorniciata dagli edifici dello Smithsonian Museum. Sull’estremità orientale del National Mall sorge lo United States Capitol, la sede del Congresso degli Stati Uniti.

Nella nostra prima giornata di visita, dopo non aver riconosciuto la Casa Bianca, siamo inspiegabilmente riusciti a percorrere tutto il National Mall da ovest a est, per poi crollare di fronte al Capitol, esausti. Bonus: detour di un paio di chilometri per andare a cercare qualcosa da mangiare. Siamo tornati in hotel strisciando.

L’indomani abbiamo avuto la bella pensata di noleggiare un tandem e tentare di farci investire dal traffico che circola appena fuori dal National Mall. In una mattina siamo però riusciti a fare un ripasso dei memorial di guerra che il giorno prima avevamo visto di sfuggita; abbiamo poi sfruttato il mezzo per raggiungere i (leggermente) più lontani Martin Luther King Jr. Memorial e Jefferson Memorial, entrambi a sud del National Mall.

Inizialmente ero scettica. Temevo che Washington DC, con tutti i suoi memorial e i suoi monumenti celebrativi, mi avrebbe portata alla nausea per il troppo patriottismo, una cosa alla quale noi italiani non siamo esattamente abituati. Memore delle parate per il 4 luglio, generalmente trionfo del kitsch e della fantasia a-stelle-e-strisce, sono rimasta invece sorpresa nel trovare un modo molto posato e composto di celebrare la storia di un Paese che raramente si distingue per la propria eleganza o pacatezza. I memorial del National Mall sono puliti, ordinati, in marmo bianco quelli dedicati alle grandi figure storiche (Abraham Lincoln, George Washington, Thomas Jefferson e Martin Luther King Jr su tutti), neri e lucidi nel caso dei memorial commemorativi delle guerre (II Guerra Mondiale, Vietnam e Corea). Il tutto a contrasto col verde del prato curatissimo e dei numerosi alberi.

Freedom Wall, National World War II Memorial, Washington DC
World War II Memorial: il Freedom Wall contiene 4.048 stelle dorate, ognuna rappresenta 100 americani morti durante la Seconda Guerra Mondiale.

I memorial delle guerre mi hanno toccata molto, nonostante io non sia una fan della tipica idolatria degli americani per i loro veterani. I War Memorial sono lì per ricordare chi ha combattuto ma anche, evidentemente, per sfiorare la coscienza e il senso patriottico del visitatore, che non può non sentirsi atterrito di fronte a tutti quei nomi messi in fila. Come i nostri monumenti ai caduti, ma diversi: non polverosi, né ignorati, anzi. Costruiti in modo da coinvolgere, e i fiori occasionali lasciati da parenti e amici stanno a indicare che i cittadini non dimenticano i loro caduti. La cosa che più mi ha colpito sono stati i disegni di bambini che della guerra hanno solo sentito parlare, ma ai quali viene insegnato a rispettare ed essere grati ai veterani, per i quali scrivono lettere da lasciare accanto a nomi sconosciuti.

Invece di criticare il patriottismo americano, che io non sono mai riuscita a digerire del tutto, mi sono ritrovata ad ammirare il senso di appartenenza di un popolo a una nazione, il suo orgoglio. E ho decisamente apprezzato la delicatezza con la quale gli USA sono riusciti a commemorare alcuni punti cardine della propria storia. Viene quasi da parteggiare per loro sempre e comunque, e naturalmente quello è lo scopo dei War Memorial: ricordare i caduti, sì, ma allo stesso tempo mostrare la grandezza degli Stati Uniti, pura e bella come viene insegnata nelle scuole.

Un vago lavaggio del cervello.

Korean War Veterans Memorial, Washington DC
Korean War Veterans Memorial.

Tornando al tandem, con un mezzo così è stato un attimo raggiungere il Martin Luther King, Jr. Memorial, ricco di bellissime citazioni e molto interessante come concept (la figura di MLK esce da un blocco di marmo, con un malloppo di fogli in mano con i suoi discorsi). Oltre il memorial dedicato al leader del Movimento per i Diritti Civili degli Afro-Americani c’è un laghetto artificiale e tondo, nel quale si specchia il Jefferson Memorial, che consiste in un tempietto dall’aria greca con una statua del Presidente Thomas Jefferson, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America e autore della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776.

Certo, sarei stata più contenta se per raggiungere il Jefferson Memorial avessimo usato la strada normale invece di pedalare a bordo vasca, rischiando di schiantarci contro rami bassi o di finire a mollo nel lago, ma non si può avere tutto nella vita. Se non altro siamo sopravvissuti.

Il nostro giro a Washington DC, dopo gli innumerevoli memorial, è terminato con una visita altamente culturale allo Smithsonian Museum. Dal momento che il tempo a nostra disposizione era abbastanza limitato, mentre il museo comprendeva una serie infinita di edifici e argomenti e periodi storici, ne abbiamo scelto uno dall’aria interessante e abbiamo varcato la soglia dell’Air and Space Museum (che tra parentesi è dove hanno girato parte di Una Notte al Museo 2).

A fine giornata ci fumavano le meningi e la materia grigia ci colava fuori dalle orecchie.

Il viaggio non era però che iniziato. Il giorno dopo, ben prima dell’alba, ci aspettava un bus per Philadelphia, città natale di un personaggio storico che ha plasmato un’intera generazione: Willy, il Principe di Bel-Air.


Se non vuoi perderti neanche un articolo, iscriviti alla newsletter! Non dimenticare di seguirmi anche su Facebook e su Instagram! E se ti è piaciuto questo articolo, perché non condividerlo?

Cosa ne pensi?