Il Working Holiday Visa (australiano)

NOTA: questo articolo contiene un aggiornamento aggiunto nel dicembre 2016, a distanza di circa due anni dalla pubblicazione.

Negli ultimi anni in Italia è nata quest’idea dell’Australia come una specie di El Dorado, una nuova America, una nuova terra delle possibilità. Chi parte non torna, chi torna è ricco sfondato e in linea generale la vita Down Under è fantastica e meravigliosa. Dopotutto, come potrebbe andare male in Australia? Un paese dove fa sempre caldo, dove il Natale si festeggia con un barbecue in spiaggia, dove i ragazzi sono tutti alti, biondi, abbronzati, fighi e surfisti. Uno stato che funziona, dove la meritocrazia non è solo una parola dall’arcano significato; un mondo del lavoro dinamico con 16$ come paga oraria minima. Il paradiso. Che ci facciamo ancora tutti in Italia?

Spiaggia a Balmoral Beach, Sydney
Balmoral Beach, Sydney.

Il WHV si può richiedere solo una volta nella vita. Possiamo però richiederne un secondo se dimostriamo di aver svolto, durante il primo visto, determinati lavori per almeno 88 giorni in particolari zone del paese (generalmente nelle famose farm, le fattorie o mega piantagioni di frutta o verdura). Gli 88 giorni devono essere giorni effettivi di lavoro, non si sgarra. Il governo australiano valuterà se i giorni sono validi per il rilascio del secondo visto. Ma dopo il secondo visto si torna per forza di cose a casa (a meno che non si voglia restare con un visto da studente, o che non si abbia trovato un datore di lavoro disposto a pagare per uno sponsorship, un visto lavorativo apposta per lavorare per lui; c’è chi cerca di diventare residente).

EDIT: nel 2016 il Governo Australiano ha preso in considerazione la possibilità di estendere l’età massima per poter richiedere il WHV, da 30 anni a 35 anni. La modifica non è ancora confermata, ma, come riporta il sito governativo australiano, “the Government is considering options for expanding the upper age of eligibility from 30 to 35 years, including timeframes, legislative requirements and engagement with partner countries. Reciprocity of arrangements for Australian citizens remains a key feature of the programme. The current age of eligibility (18 to 30) will remain in place for the time being“.

Come si ottiene il Working Holiday Visa australiano?

Ottenere il WHV è molto semplice: si va sul sito del governo australiano, si inseriscono i propri dati, si risponde a qualche domanda di rito (hai mai avuto parte in genocidi? Hai intenti terroristici? Sei un alieno?) e si paga una somma che generalmente aumenta di un po’ ogni anno, quindi è bene informarsi prima. Dovrebbe essere sui 200/300€ comunque. Il form online è veloce da compilare e alla fine un messaggio annuncia che la risposta arriverà entro 48 ore via e-mail. Nella maggior parte dei casi arriva molto prima. La mia è arrivata dopo meno di un’ora. Non c’è nulla da mettere sul passaporto perché è tutto informatizzato: una volta alla dogana australiana il passaporto verrà fatto passare sotto un lettore che verificherà che a quel documento sia effettivamente collegato un visto.

Dal momento in cui ci viene rilasciato il Working Holiday Visa, abbiamo un anno di tempo per partire e andare in Australia. Se entro quest’anno non ci facciamo vivi alla dogana australiana, abbiamo perso il visto per sempre. Dal momento in cui mettiamo piede in Australia il visto entra in azione e ci dà un anno di tempo, allo scadere del quale dovremo lasciare il paese (o, se abbiamo fatto le farm, avanzare richiesta per un secondo visto che dovrà però cominciare quando il primo scade).

Canguro.
Tipica fauna australiana.

Copiaincollando spudoratamente dal sito governativo australiano, il WHV è un programma ideato per “encourage cultural exchange and closer ties between countries, by allowing young people to have an extended holiday, and supplement their funds with short-term employment. The programme has a special focus on helping employers in regional Australia to meet short-term employment needs.”

Translation: il WHV è un programma creato per incoraggiare lo scambio culturale e i rapporti tra paesi, permettendo ai giovani di trascorrere una lunga vacanza e integrare i propri risparmi con il guadagno derivante da lavori a tempo determinato. Il programma si concentra specialmente sull’aiutare i datori di lavoro dell’Australia regionale a soddisfare il bisogno di lavoratori a tempo determinato.

Le parole in grassetto sono il succo del discorso: il governo australiano ci tiene a precisare che si tratta di una lunga vacanza e che è possibile mantenersi con dei lavori di pochi mesi. Onde evitare fraintendimenti, quando si fa la richiesta per avere il visto ci viene detto chiaramente che il motivo della nostra permanenza in Australia deve essere principalmente il turismo; possiamo pagare i nostri viaggi lavorando un po’ in giro, ma non più di sei mesi per lo stesso datore di lavoro. Non ci vengono promesse ricchezze, non ci viene promesso un lavoro, non ci viene promessa la residenza. Ci viene però richiesto di partire alla volta dell’Australia con già un po’ di risparmi da parte, sufficienti almeno per le prime settimane di permanenza e per l’acquisto di un biglietto aereo che ci porti fuori dal paese.

Alba sul mare a Sydney.
La prima alba del 2014 a Sydney.

Penso che, quando si parte per l’Australia con un WHV, sia bene ricordarsi di quanto siamo fortunati a poter usufruire di questo visto. Lo stato australiano ci dà la possibilità di vivere un’esperienza unica. Poter vivere per un intero anno in un paese straniero, e poter lavorare per pagarsi cibo, alloggio e spostamenti vari è un lusso che non tutti gli stati del mondo concedono a tutti i cittadini degli altri paesi. Certo, lo stato australiano beneficia da quest’onda enorme di forza lavoro disposta a fare i mestieri più umili alle paghe più misere; ma non c’è nessun motivo per il quale non dovrebbero beneficiarne anche tutti i backpacker che decidono di imbarcarsi in un’avventura del genere.

Purtroppo però ho notato che non tutti questi backpacker sembrano rendersi conto dell’enorme occasione offertagli. Io stessa nei momenti difficili mi sono ritrovata a pensare che il Working Holiday Visa fosse un visto inutile, e mi sono lamentata. In realtà è inutile solo se non lo si sfrutta come si deve, traendone il massimo in ogni situazione.

C’è chi trova la sua strada e resta (si spera legalmente), chi rimane deluso e torna a casa sputando veleno sull’Australia e gli australiani. Chi torna soddisfatto dell’esperienza e una volta a casa l’unica cosa che si sente dire è: “Ma chi te l’ha fatto fare di tornare?”. In realtà vivere nel Working Holiday Visa non è mai facile come ci si aspetta, e sempre più difficile di quanto pensa chi resta a casa.

Piedi sull'autobus nell'Outback
On the road.

Io non sapevo cosa pensare di questa Australia. Sentivo cose che mi sembravano troppo belle per essere vere, e altre che mi parevano troppo negative. Quindi mi sono detta: perché non vado io stessa a vedere com’è? Perché non farmi un’idea solo mia vivendo il tutto sulla mia pelle?

Ho sempre ammirato le persone abbastanza coraggiose da mollare tutto e partire per farsi una vita in terre nuove e sconosciute, magari dall’altra parte del mondo. Perché non provarci io stessa, perché non diventare io stessa una di quelle persone che ammiro tanto?

Partire per un’esperienza del genere è una sfida contro se stessi, ed è proprio per questo che lo facciamo.

Il WHV: guida pratica al pre-partenza


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