Zampa’s Family: Honeymoon. A spasso nel Northeast

14 giorni, 3 città, migliaia di facce, di posti, di momenti.

Due settimane in giro a zonzo negli USA, sbarcando come coloni nella pittoresca Boston, per poi spostarci nel simbolo dell’americanità e chiudere il cerchio nei memoriali di una Washington DC malinconica e fiera di ciò che è.

Affrontare un viaggio di nozze con una bambina di meno di due anni potrebbe spaventare e scoraggiare; perché gli affanni ci sono, inutile negarlo, ma ne vale certamente la pena. Dal punto di vista economico è esattamente come viaggiare in due, visto che è tutto gratuito per gli infant, che però di contro non hanno diritto a nulla (niente valigia, niente posto a sedere, niente letto). Quindi bisogna calcolare al milligrammo tutto quelle che deve stare in valigia, perché sicuro come l’oro qualche chilo di souvenir te lo porti a casa!

Ma quando abbiamo consegnato i nostri bagagli, mai e poi mai avremmo pensato di arrivare a Boston e scoprire che le valigie erano da qualche parte, esattamente non si sa dove… tornate tra qualche giorno che la cosa si sistema (due al massimo, I swear — ci siamo sentiti dire).

E che vuoi fare a quel punto? Vuoi startene in camera disperandoti per le tue mutande finite chissà dove?

Ma va!

Milano Malpensa, Zampa incontra Paddington
Milano Malpensa, luogo di strani incontri.

Boston

Gambe in spalla e mappa in mano! Ci sono solo 4 giorni per scoprire quanto è bella la culla della Rivoluzione Americana, quindi non c’è tempo da perdere. Ah, nota bene: prima di partire per un’avventura come questa, devi minimo farti già un’idea precisa di cosa vuoi fare, vedere e visitare, altrimenti ti perdi.

E un’altra cosa importante da dire c’è: ci consideriamo genitori abbastanza new age, quindi siamo dotatissimi di una serie di accessori indispensabili (che altri non calcolano minimamente) che ci hanno salvato la vacanza: marsupio porta-bimba, passeggino ultraleggero pronto alla battaglia e una bambina che ha saltato a piè pari la fase delle pappe, che la pasta al sugo è più saporita!

Boston è bellissima.

Ricca di storia e sorprendente sotto ogni punto di vista, ma è anche incredibilmente piena di vita ed in continuo fermento; non aspettatevi quindi una città ingessata e ferma ai tempi del Tea Party.

Non puoi andare a Boston senza farti una passeggiata lungo il Freedom Trail, un percorso a mattoni rossi che si snoda tra i luoghi più importanti (e caratteristici) della città; e sì, per quanto sia semplice seguire una pista super evidente di mattoni rossi in mezzo all’asfalto, noi siamo riusciti a perderci comunque.

Sicuramente un quartiere che ci ha emozionato è North End (ci arrivi a piedi seguendo il Trail), dove una vivace comunità italo-americana è ancora prospera e non ha nulla da invidiare a Little Italy di NYC, anzi…

Uscendo dal centro storico si può fare due passi nei campus di Harvard e MIT (i campus sono perfetti per far sfogare i bimbi), oppure andare nel birrificio di Samuel Adams, dove alla fine ti fai pure una degustazione in puro stile americano: caraffe di birre e rutto libero!

Muoversi in città è semplicissimo, la tessera per i mezzi pubblici vale, manco a dirlo, per tutti i mezzi pubblici (treni urbani, metropolitana, autobus e ferry-boat), tutte le stazioni sono dotate di ascensori e dopo ore di cammino con un passeggino il ding dell’ascensore suonerà come le trombe del paradiso!

In tutto questo idillio, delle nostre valigie manco l’ombra.

Freedom Trail, Boston
Freedom Trail, Boston; una guida spirituale.

New York

Uber, treno ed eccoci nella città che non dorme mai!

C’è da dire che senza valigie muoversi è semplice, ma non è il massimo: ogni volta che passavamo davanti a Primark una maglietta da $3 o una combo 5 mutande + 5 paia di calze a $7 finiva nello zaino.

Ma eccoci qui, in quel dedalo di stazioni, linee colorate e persone bizzarre che è la metropolitana di Nuova York.

Una cosa è incredibile: la disponibilità ad aiutare della gente. Se in Italia due donne formato armadio (1.80m per almeno 100kg) vi chiedessero “Vi siete persi? Possiamo aiutarvi?”, come minimo rispondereste “no grazie, siamo a posto così”… ma qui siamo a NYC, la gente vuole aiutare, senza chiedere nulla in cambio, e questa disponibilità ci ha salvato moltissime volte!

Insomma, dopo aver trovato l’albergo, abbiamo deciso di perderci spensieratamente tra Streets e Avenues, senza una meta precisa e decisi ad assaporare al meglio l’aria che c’è solo a Manhattan. All’angolo di una boutique Scuderia Ferrari c’è un baracchino che vende più roba di un Carrefour ed Allyson, con un sonoro PAPPA!!! ci ricorda che è ora di cena… paradossalmente trovare del cibo sotto i $150 a Lower Manhattan è impossibile, così ci si arrangia come si può: tavola calda e bistecca, vista Radio City Music Hall. Onesto.

Sta di fatto che in 7 giorni abbiamo visto una scheggia di quello che New York offre: 9/11 Memorial, Empire State Building, China Town, Grand Central Station, Brooklyn, Flat Iron Building, Upper East Side, Central Park, Rockefeller Center, Freedom Tower, Highway, Brooklyn Childrend’s Museum; sono i posti che non si possono perdere assolutamente!

Zampa all'American Museum of Natural History, New York
American Museum of Natural History, New York; un posto magico per tutti!.

Nota a parte sui musei: a NY ce ne sono tantissimi, ma fondamentali sono il Brooklyn Children’s Musem e l’American Museum of Natural History. Entrambi sono ovviamente family friendly, ma sono eccezionali: se a Brooklyn il museo è per i bambini (da 0 a 100 anni), il museo di storia naturale è un paradiso ricco e coinvolgente come ce ne sono pochissimi; non fate i braccini, la versione base della visita è a offerta, ma le cose bellebelle sono quelle extra, e tranquilli che la visita vale 100 volte il prezzo del biglietto.

Il 9/11 Memorial invece è commozione pura: non conosciamo nessuna delle vittime, ma è impossibile non sentirsi svuotati e impotenti di fronte a quelle migliaia di nomi; inermi, camminando tra le fondamenta delle Twin Towers.

Non abbiamo avuto la forza di fare neppure una fotografia, per non trasformare quel dolore un fondale da selfie.

Oh, le valige sono arrivate; lasciamo perdere cosa sia successo. Dico solo che una certa compagnia di bandiera francese è finita sul libro nero.

Brooklyn Bridge, New York, al tramonto
Brooklyn Bridge, New York; lo spettacolo del tramonto.

Washington DC

Di nuovo treno, di nuovo Uber (sempre sia lodato), di nuovo persi per le incomprensibili strade della capitale. Se come noi arrivate dall’ordine geometrico di NYC, Washington DC sarà un dedalo incomprensibile e inaccessibile di strade con i nomi più fantasiosi. Il caldo soffocante di giugno non aiuterà, ma i passanti sì: God bless Americans.

Washington DC è una città museo: ce ne sono di splendidi (quello sull’Olocausto è da vivere in prima persona); i memoriali sono da vedere tutti, perché raccontano qualcosa di un orgoglio che è difficile da spiegare.

Se siete fortunati, non avrete problemi con i bambini: possono correre tranquilli nel Washington Mall, una lunga distesa di erba che ogni tanto affaccia su delle putride piscine, come la famosissima Reflecting Pool.

Ora, c’è da fare un appunto ai capitolini americani: io capisco tutto, ma se in 30cm di acqua non riesci a vedere il fondo, un problema c’è. Capisco anche che le oche del Campidoglio siano abbastanza importanti e famose, ma sapete quanta cacca fa uno stormo di oche? Ve lo diciamo noi: troppa!

Pupù di oca a parte, ci aspettavamo di visitare una versione tamarra di Uncle Sam, invece ci siamo ricreduti: il Mall, con tutti i suoi memoriali, è una riflessione composta e profonda sulla Storia Americana. Questo non vuol dire che sia sterile, anzi, trasuda orgoglio e riconoscenza, ma senza eccessi.

Sempre per restare nella Storia made in USA, una visita al National Air and Space Museum è necessaria; passeggiare tra aerei e razzi che hanno solcato migliaia di miglia è un po’ come un sorbetto dopo una bagna cauda: alleggerisce. Perché sì, fermarsi a osservare centinaia di migliaia di nomi di caduti (osservare, non guardare) è angosciante e merita rispetto.

World War II Memorial, Washington DC
World War II Memorial, Washington DC; il rispetto, prima di tutto.

Consigli pratici

Parlando per un momento della logistica del nostro viaggio, ci sono alcuni must che dovete sapere, per la nostra diretta esperienza:

  • Dotatevi di un marsupio portabimbi ergonomico, così che a fine giornata la vostra schiena ed i vostri figli non debbano chiedere pietà (sempre che i pargoli siano abituati a starci dentro).
  • Portate un passeggino super-ultra leggero! Le barriere architettoniche esistono e sono tra noi, quindi meglio essere pronti; fare decine di piani di scale con un pesante ed enorme passeggino vi farà passare la voglia di muovervi.
  • Almeno un bagaglio a mano deve essere uno zaino comodo e sufficientemente capiente, in modo da potervi garantire la sopravvivenza urbana per 12-15 ore in una città ignota (quando capirete l’importanza della merenda, potrebbe essere troppo tardi).
  • Su Amazon trovate dei simpaticissimi riduttori da bagno pieghevoli, ottimi se avete una bambina che prima di aver compiuto due anni vi dice che le scappa la pipì.
  • I giochi non sono importanti come l’acqua: tutti sappiamo quanto siano capaci di improvvisare i bambini, quindi portarsi in spalla 10kg di giocattoli ha poco senso. Un rametto diventa di colpo una bacchetta magica con cui far muovere le foglie, una cartina usa e getta diventa la mappa di un tesoro dimenticato da chissà chi. Ha molto più senso avere una buona scorta di bottiglie di plastica da riempire (le fontanelle da film esistono davvero!).
  • I ristoranti sono per la maggior parte baby-friendly, quindi hanno a disposizione seggioloni, posate e bicchieri a grandezza bimbi, più qualche simpatico gadget come album da pasticciare e pastelli.

I bambini sono una risorsa, non un peso: portarci nostra figlia durante il viaggio è stata un’esperienza bellissima, faticosa certo, ma bellissima. E poi, diciamocelo, gli americani sono simpatici, e se avete un erede che sa fare gli occhi dolci al momento giusto, avrete degli indubbi vantaggi (trovatemi una pasticceria di lusso in pieno centro aMilano che vi regali un cookie, solo perché i vostri bambini sono so cute!).

Date ai vostri bambini l’infanzia più bella possibile, più favolosa possibile.

L. Santucci
Libro da colorare dell'Hard Rock Cafè
L’accoglienza in un Hard Rock Cafè.

Questo articolo è stato scritto da Dario e Sofia. Segui il loro profilo Instagram @zampasfamily per scoprire quale sarà il loro prossimo viaggio!

Copyright: il testo e le foto di questo articolo sono proprietà di Dario e Sofia di @zampasfamily.

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